Centrosinistra

[Storia] Il movimento del Brancaccio

A fine del 2017, in concomitanza con le elezioni politiche della primavera successiva Anna Falcone e Tomaso Montanari presero l’impegno di cercare di riunire tutti i partiti di sinistra facendo in modo che alle successive elezioni si presentassero nella stessa coalizione. Sia quelli tutt’ora in parlamento; sia quelli diventati extraparlamentari dal 2008.

Il percorso iniziato con l’Assemblea del Brancaccio aveva, come compito primario, quello di colmare il fossato che ancora oggi esiste tra la politica istituzionale (cioè quella del sistema dei partiti e presente nelle istituzioni democratiche) e gli attori sociali che fanno politica nei contesti di vita e di lavoro delle persone. Le associazioni sindacali e culturali, quelle grandi e strutturate e quelle che si muovono su un obiettivo specifico – l’accoglienza dei migranti, il contrasto alla povertà, la cura del territorio – e su un contesto territoriale limitato, ma che sempre più spesso sono state capaci, partendo dalla concretezza dei problemi che affrontano, di produrre uno sguardo lungo, più lungo di quello della politica-istituzione, sui fenomeni del nostro tempo.

In un breve testo i due, promotori lo scorso anno dei comitati referendari del no al referendum costituzionale, danno la colpa ai partiti e, pur senza nominarli esplicitamente, alle “manovre politiciste” di Nicola Fratoianni, Roberto Speranza e Pippo Civati, leader rispettivamente di Sinistra italiana, Mdp e Possibile. E annunciano due distinti documenti, (uno di Falcone e l’altro di Montanari), in cui dicono di voler continuare a lavorare insieme ma in un percorso nuovo e autonomo. Di fatto, è la presa d’atto della divaricazione con gli altri soggetti politici della sinistra avvenuta dentro al percorso del Brancaccio, che rende impossibile presentarsi in una lista unica.

“Quella che doveva essere una bella assemblea civica e programmatica rischia di trasformarsi in uno scontro tra partiti – scrivono Falcone e Montanari –  In questo clima esasperato, l’organizzazione leggerissima su cui possiamo contare ci avrebbe impedito di garantire un andamento democratico e sicuro di questo incontro cruciale. D’altra parte, le scelte dei vertici dei partiti che avevano aderito al percorso (opposte nella direzione, ma simmetriche: e accomunate dal totale disinteresse per un processo trasparente, democratico e partecipato) rendono ormai comunque irraggiungibile l’obiettivo dichiarato e unico dell’appello di giugno, e di tutto il nostro impegno: la creazione di una lista unica a sinistra davvero innovativa e non solo partitica”.

“Tra poche ore pubblicheremo un documento di Tomaso, e in seguito uno di Anna. Non abbiamo alcuna intenzione di abbandonare il nostro impegno, e cercheremo di essere all’altezza della fiducia di tante e tanti, il cui lavoro sul programma è il vero risultato di questo percorso. È di questo che vi siamo infinitamente grati. Con le cittadine e i cittadini che vorranno, continueremo a lavorare insieme, in un modo completamente nuovo e del tutto autonomo”.

Ma il percorso per mettere d’accordo tutti i partiti della sinistra fallisce dopo pochissimo tempo e i due relatori non possono far altro che ammetterlo.

Non è andata così. Le elezioni si sono rivelate, una volta di più, il momento peggiore per progettare e realizzare il reinsediamento sociale della politica della sinistra. Nei partiti, in quale più e in quale meno, ha prevalso una logica di autoconservazione e di affermazione del proprio primato, e la società civile attiva ha faticato a mobilitarsi per imporre ai partiti, a livello nazionale, quel metodo trasparente e democratico che aveva dati buona prova di sé, con buoni risultati elettorali, in tante elezioni amministrative recenti.

Tuttavia, le più di cento assemblee che nei territori si sono sviluppate hanno dimostrato che questo incontro, quando avviene, produce una straordinaria ricchezza di idee e di proposte. È questa ricchezza che vogliamo restituire. Ci sono qui, in questo embrione di programma, elementi su cui invitiamo a riflettere: e che intendiamo discutere con tutti quelli che hanno partecipato alla sua elaborazione, e con le forze che si presenteranno alle elezioni.

Non è un programma, non è omogeneo, non è compiuto. È un abbozzo, un inizio. Una sorta di cartello indicatore: che segna la direzione da imboccare se davvero vogliamo cambiare questo Paese.

La speranza è che tutti coloro che hanno creduto nel percorso ‘per la democrazia e l’uguaglianza’ possano portare queste idee nelle liste che appoggiano in vista delle elezioni del prossimo 4 marzo. O anche semplicemente utilizzarle come pietra di paragone per giudicare i programmi elettorali. O come bussola per continuare a cercare la Sinistra che ancora non c’è. Quella Sinistra che, dal 5 marzo 2018, bisognerà ricominciare a costruire.

A questo tentativo hanno collaborato, in modi e misure diverse: Andrea Baranes, Luca Benci, Piero Bevilacqua, Ilaria Boniburini, Alberto Campailla, Vezio De Lucia, Giuseppe De Marzo, Anna Falcone, Maria Pia Guermandi, Federico Martelloni, Filippo Miraglia, Tomaso Montanari, Francesco Pallante, Livio Pepino, Gianni Principe, Christian Raimo, Andrea Ranieri, Edoardo Salzano, Francesco Sylos Labini.

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