Centrosinistra

I Radicali sono implosi

I Radicali sono implosi

Emma Bonino e Rita Bernardini

Meno di un anno dopo la morte di Pannella, il suo partito è diviso in una contesa politica e personale cominciata molto prima della sua morte, ma che non è mai stata così aspra e in cui sono in gioco la sua eredità politica e materiale.

Una settimana fa Bernardini e altri dirigenti del Partito Radicale hanno chiesto alla minoranza uscita sconfitta dal congresso dello scorso settembre di abbandonare entro marzo i locali della sede del partito. Hanno anche annunciato che d’ora in poi Radio Radicale si dovrà concentrare molto più sul programma del partito e meno sulle attività di alcune associazioni che compongono l’affollata cosiddetta “galassia radicale”. Tra le persone coinvolte dall’esclusione c’è Emma Bonino, storica dirigente del partito ed ex ministro degli Esteri. «Ho una casa, ma cerco una sede», ha detto Bonino nel corso di un convegno organizzato a Milano da un altro dirigente radicale, Benedetto Della Vedova, pochi giorni dopo aver ricevuto la mail che comunicava lo “sfratto”.

Rita Bernardini ha deciso di non parlare con i giornalisti, se non sulla protesta per i diritti dei carcerati, ma al suo posto ha parlato Maurizio Turco, per molti anni tesoriere e oggi uno dei dirigenti del partito: «Non è stato uno sfratto, è stata una decisione politica». La minoranza del partito, spiega Turco, ha perso il congresso e oggi «ha una legittima agenda politica alternativa, ma non può pensare di portarla avanti utilizzando i mezzi del partito». Michele Capano, uno dei leader della minoranza, ha risposto dicendo che quella emersa al congresso «è una diversità enfatizzata per litigare. Quando uno cerca pretesti per attaccare briga li trova». Secondo Capano, Turco e gli altri vogliono liberarsi di una parte del partito in modo da poter gestire in autonomia la storica sede di via Torre Argentina, nel centro di Roma, e Radio Radicale, l’emittente radiofonica fondata nel 1976 che riceve ogni anno un finanziamento pubblico di dieci milioni di euro per la sua copertura dei lavori parlamentari e non solo.

La scissione tra i Radicali coinvolge anche numerose associazioni che con le loro campagne sono diventate molto note, come “Nessuno tocchi Caino”, che si occupa di difendere i diritti delle persone condannate, l’associazione “Luca Coscioni” che si occupa di eutanasia, “Certi Diritti” che si occupa dei diritti delle persone omosessuali e transessuali. Sono tutte associazioni nate per iniziativa o su impulso di Marco Pannella, che nel corso degli anni creò una vera e propria “galassia” di organizzazioni pensando che potessero essere complementari al partito – in certi casi anche più efficaci – per portare avanti le sue lotte politiche e civili. Queste associazioni in teoria sono indipendenti dal Partito Radicale, ma hanno uffici e spazi all’interno della sede di via Torre Argentina e contano su Radio Radicale per diffondere le loro campagne.

A lasciare la sede saranno probabilmente “Non c’è pace senza giustizia”, l’associazione con cui Emma Bonino svolge gran parte della sua attività internazionale, l’Associazione “Luca Coscioni” e i “Radicali Italiani”, che è diverso dal Partito Radicale ed è uno dei numerosi soggetti che Pannella creò per portare avanti battaglie politiche in Italia. Nei Radicali Italiani oggi militano alcuni dei principali leader della minoranza, come Marco Cappato, Michele Capano e Riccardo Magi, i cosiddetti “quarantenni” che lo scorso giugno hanno partecipato con alcune liste alle elezioni comunali di Milano e di Roma (nessun eletto). La presentazione delle liste, avvenuta quando Pannella era già nell’ultima fase della sua malattia, è stata vissuta come un tradimento dai dirigenti del Partito Radicale come Turco e Bernardini, un segno che la generazione più giovane intendeva fare politica senza consultarsi con la “vecchia guardia”. «Abbiamo appreso della presentazione delle liste quando abbiamo visto i giornalisti entrare a via Torre Argentina», racconta Turco.

Lo scontro tra i Radicali riguarda anche l’eredità politica di Marco Pannella, e ne è in qualche modo conseguenza. Nessuna delle due parti oggi tiene particolarmente a presentarsi come il “vero erede” di Pannella, anzi. La minoranza del partito chiama i vincitori le “vestali di Pannella”, un modo per dire che i vecchi dirigenti sono rimasti troppo legati a Pannella – la cui gestione del partito è stata in generale criticata per decenni – e hanno perso la capacità di rinnovarsi. È un’accusa che Turco non accetta, e ribalta: «Ci accusano di santificare Marco, ma sono loro a santificarlo».

Secondo la minoranza, la vecchia guardia vuole trasformare il partito in una fondazione, una sorta di mausoleo dedicato a celebrare la storia del Partito Radicale e quella di Marco Pannella. «Se qualcuno vuol fare vivere il Partito Radicale può venire a iscriversi. Ci servono tremila tesserati entro il 2017», risponde Turco a queste critiche. A chi gli chiede perché fissare un numero di tessere così alto e difficile da raggiungere, in un periodo di crisi in cui il partito ha perso il leader e una parte della minoranza, Turco risponde che per sopravvivere i Radicali hanno bisogno di rinnovarsi con nuove energie. Se non ci riescono, allora non ha senso continuare l’attività politica.

Un mese dopo il Partito Radicale, anche i Radicali Italiani hanno tenuto il loro congresso. L’obiettivo dei “quarantenni” come Capano e Cappato è quello di continuare a fare politica attiva, partecipando alle elezioni e cercando ancora quello sfondamento che non riuscì mai a Pannella, senza limitare la loro azione alle campagne del vecchio leader. Capano non vede un contrasto tra i loro obiettivi e quelli del Partito Radicale Transnazionale: come è avvenuto in passato, dice, una parte del partito può continuare a portare avanti battaglie civili, mentre l’altra si occupa di correre alle elezioni. Anche i Radicali Italiani si sono dati l’obiettivo di raggiungere i 3.000 iscritti, come il Partito Radicale, un gesto che per la “vecchia guardia” rappresenta una sfida diretta. «Questa divisione e questo scontro, perfino per me che non ho partecipato da insider alle dinamiche degli ultimi anni, sono incomprensibili da un punto di vista politico», dice Della Vedova, che pur restando membro della “galassia radicale” ha condotto gran parte della sua attività politica degli ultimi anni fuori dal partito (è stato eletto al Senato nel 2013 con Scelta Civica di Mario Monti, oggi fa parte del gruppo misto).

Con due campagne di tesseramento che concorrono per accaparrarsi una base che non è mai stata particolarmente numerosa, sarà difficile che qualcuno riesca a raggiungere gli obiettivi che si è dato: quindi è difficile dire cosa resterà del partito di Pannella quando questo scontro sarà finito. I Radicali Italiani avranno grosse difficoltà a proseguire la loro attività politica senza fondi e senza le risorse che il partito e la radio hanno messo a disposizione fino a oggi; ma anche il Partito Radicale della vecchia guardia rischia di scomparire se si limiterà a portare avanti i temi nobili ma confusi che Pannella aveva fatto suoi nell’ultima parte della sua vita.

5 risposte »

  1. Il testo della lettera.

    Alla luce di quanto abbiamo solo sommariamente cercato di spiegarti, come già annunciato nell’ultima riunione della Presidenza del Partito Radicale, disponibile sul sito di “Radio Radicale”, al fine di scongiurare che questo stato di cose possa continuare e concorrere con la morte del Partito Radicale, ti informiamo che la sede sarà nella disponibilità del Partito Radicale fino alla fine del mese di febbraio. Dal 1° marzo passerà alla Lista Pannella e questo comporterà una redistribuzione degli “spazi” disponibili, tra la stessa Lista, il Partito, e le sole associazioni impegnate nella realizzazione degli obiettivi congressuali stabiliti nella mozione generale del Partito Radicale. Al tempo stesso cercheremo di affittare a prezzi di mercato parte del secondo piano, per reperire risorse utili all’attività politica, oggi affidata alla militanza, al volontariato e a mezzi di fortuna. Inoltre, verrà a breve ridiscusso il palinsesto di “Radio Radicale”, unico media praticato dai Radicali “scostumati” con l’obiettivo di potenziare la presenza del Partito Radicale, per il raggiungimento dell’obiettivo vitale dei 3000 iscritti, e degli altri punti approvati con la mozione di Rebibbia. Per far vivere il Partito Radicale abbiamo urgente bisogno del tuo aiuto, della tua iscrizione, del tuo contributo. Non è la prima volta che accade. La nostra è una onorevole “mendicità”, come diceva spesso Pannella, che per il Partito si è spogliato di ogni suo avere; una “mendicità” di cui si può essere orgogliosi e fieri, ma che al tempo stesso può essere motivo e causa della nostra morte, e soprattutto della morte delle cause e degli obiettivi che ci siamo posti.
    Se non corriamo il rischio di farcela, avremo la certezza che tutto sarà perduto. Era prevedibile? Era previsto!Pannella nel 1978, rivolgendosi all’allora gruppo dirigente ebbe a dire: “non possiamo non prevedere fin d’ora – pena la morte politica di tutti noi – che si tenterà di separare, di annettere, di integrare qualsiasi radicale che proponga in modo non scostumato, cioè secondo il costume di classe del potere, e quindi con costumi omogenei a quelli del potere, quello che insieme abbiamo imparato e a cui stiamo dando corpo”.Per parte nostra, possiamo promettere e assicurare che continueremo ad essere, in questo senso, “scostumati”; per questa “scostumatezza”, come in passato, si verrà colpiti e attaccati e cercheranno di annichilirci in ogni modo. Con una differenza, rispetto ad altre volte: i “colpi” verranno non solo dal Regime, ma anche, e con maggiore determinazione e violenza, da chi anela ad accostarsi al Regime “con educazione”, fino ad esserne ammesso a farne parte. A ciascuno il suo.

    Matteo Angioli, Angiolo Bandinelli, Marco Beltrandi, Rita Bernardini, Maurizio Bolognetti, Antonella Casu, Antonio Cerrone, Deborah Cianfanelli, Sergio D’Elia, Maria Antonietta Farina Coscioni, Mariano Giustino, Giuseppe Rossodivita, Irene Testa, Maurizio Turco, Valter Vecellio, Elisabetta Zamparutti.

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