
L’11 dicembre si sono tenute in Transnistria le elezioni presidenziali, la cui campagna elettorale ha visto i principali candidati fronteggiarsi aspramente anche con pesanti accuse reciproche. Come prevedibile, l’attuale presidente del Soviet Supremo Vadim Krasnoselsky vince al primo turno con il 62% dei voti, surclassando il presidente uscente Yevgeny Shevchuk (28%). La Transnistria è una repubblica presidenziale che assegna al capo dello Stato larghissimi poteri.
Vadim Krasnosselski, già Presidente del Parlamento, militare di formazione ed ex-Ministro dell’Interno, ha vinto con un semi-plebiscito le presidenziali della Transnistria, Repubblica separatista della Moldova. Il 70% degli elettori si è espresso in suo favore rispetto al 19% ottenuto dal Capo dello Stato uscente Evguéni Chevtchouk. La Transnistria è una lingua di terra abitata da mezzo milione di persone, territorio russofono e filo-russo nell’Est della Moldova indipendente de facto dal 1991 ma che nessun Paese ha mai riconosciuto ufficialmente.
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Lo stato “fantasma” della Pridnestrovskaya Moldavskaya Respublika (PMR) o Transnistria, ha un nuovo presidente. Nelle elezioni che si sono tenute domenica 11 dicembre nella parte filorussa della Moldavia che si trova oltre il fiume Nistro, è stato eletto l’ex portavoce del Soviet Supremo Vadim Krasnoselsky. Quest’ultimo ha ottenuto il 62,3% dei voti, contro l’uscente Yevgeny Shevchuk, cui è andato solo il 28% dei consensi. I dati sono stati confermati dalla Commissione elettorale centrale. L’affluenza al voto è stata del 60%.
La Transnistria continuerà a seguire una direzione filorussa, in linea con la politica estera di questa entità territoriale non riconosciuta da alcun Governo occidentale, ma soltanto da pochi altri Stati secessionisti dell’Est Europa: il Nagorno Karaback, l’Abcasia, e l’Ossezia del Sud.
Molti cittadini transnistriani, che hanno doppio passaporto (il secondo è moldavo, cioè quello ufficiale), si chiedono ora che linea seguirà il nuovo timoniere del Paese, dopo la nomina, una manciata di settimane fa, del nuovo presidente della Moldavia Igor Dodon, anch’egli da sempre fedele alleato di Mosca (VD SUGGERITI). La Transnistria sta attraversando una profonda crisi economica e sociale. Vorrebbe, anche per questo, essere assoggettata alla Russia (che tiene molto a Tiraspol), ma nonostante un referendum plebiscitato a furor di popolo nel recente passato che lo chiedeva esplicitamente, non fa tutt’oggi parte della Federazione, forse per opportunità politica da parte della stessa Russia.
Una posizione ambigua che, neanche a dirlo, la popolazione locale confida si possa presto sbloccare. Non foss’altro per il fatto che la Transnistria confina a Est con l’Ucraina: che oggi, come mai prima negli anni passati, ha tutto l’interesse ad isolare Tiraspol, che continua a permettere le esercitazioni delle milizie russe sul proprio territorio e che finora non ha mai rinnegato l’amicizia con Mosca, scontentando in questo modo le ripetute richieste di Chisinau e di Kiev – ritenute vere e proprie provocazioni – per allontanare questi soldati dal territorio “nazionale”.
Toccherà ora a Vadim Kransnoselsky risolvere tutte queste delicate questioni, in un’area geografica che per la sola vicinanza all’Ucraina, in guerra nel Donbass contro i secessionisti filorussi, può essere considerata una delle più ad alta tensione in Europa. Per la Moldavia la nomina del nuovo presidente resta illegale.
Nel suo primo intervento da presidente Krasnoselsky ha rimarcato davanti al Parlamento l’importanza della massiccia risposta popolare al voto: “Deve essere la gente della Pridnestrovie il nostro vero punto di riferimento”, ha osservato tra gli applausi.
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