I torrenti della città di Genova sono nuovamente al centro dell’attenzione nazionale. Questa volta non sono il dissesto idrogeologico e l’ennesima alluvione a ferire la città ma il petrolio che si è riversato nel piccolo rio Penego, sotto il quale passa l’intricata rete dell’oleodotto di collegamento tra il Porto petroli della città, lo stabilimento di stoccaggio e trasferimento di oli minerali di Fegino e la raffineria Iplom di Busalla, comune alle spalle di Genova.
Da questo rio, la discesa del petrolio attraverso il Fegino per confluire nel più grande torrente Polcevera, in una valle ricca di pesanti servitù industriali e in cui i cittadini si sentono in ginocchio e sono esasperati dopo l’ennesimo incidente.
Dalle finestre delle case hanno potuto vedere il petrolio gonfiare l’alveo del rio e sentire l’aria diventare irrespirabile. Per quanto confortanti i dati rilevati e annunciati dall’Azienda sanitaria locale e dall’Agenzia di protezione per l’ambiente ligure, per cui i composti volatili ricchi di idrocarburi presenti in atmosfera si trovano sotto il limite di legge, a preoccupare è la prolungata esposizione dei cittadini, considerato che le operazioni di pulizia sono cominciate ma sembrano proseguire lentamente. Per il prossimo fine settimana sono previste piogge che potrebbero rendere ancora più complesse e difficili le operazioni di raccolta e pulizia in una situazione ambientale in cui lo stato ecologico è già fortemente compromesso.
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