Europa

Un semestre intenso nella storia greca

Un semestre intenso nella storia greca

Alexis Tsipras

Questi sei mesi sono stati terribili per la Grecia perchè è passata dalle trattative con la Troika, al referendum confermativo, le elezioni anticipate e altre trattative.

Nel referendum sugli accordi con la troika vinto il no (Oxi) con il 61,3%. Una vittoria del si (Nai) avrebbe provocato le dimissioni dell’intero governo in carica poichè Tsipras aveva già dichiarato che non si sarebbe sentito di accettare quella tesi economica; ma accettando la volontà del popolo greco sarebbe rimasto in campo per la normale amministrazione fino a nuove elezioni (visto che la sua è l’unica maggioranza possibile nell’attuale parlamento greco) e sarebbe andato a Bruxelles a riallacciarei i ponti. Il no, invece, ha voluto dire non solo la riconferma del governo e che il popolo è dalla sua parte; ma anche un grosso smacco per chi decide a Bruxelles; oltre al fatto che in Europa è ufficialmente nato un nuovo leader Alexis Tsipras e una nuova sinistra che archivia definitivamente l’esperienza dei comunisti dello scorso secolo e si sostituisce ad essa; scavalca i verdi e sopratutto è alternativa ai socialisti.

A seguito del referendumk c’è stato un nuovo accordo che ha stanziato più fondi, ma che non ha eliminato sacdrifici per il popolo greco. I vertici dell’Euro hanno trovato un’intesa sulle condizioni per poter negoziare con Atene l’erogazione di 82-86 miliardi di euro. Le prime delle quali, ma non le sole, sono l’approvazione a tempo di record delle riforme chieste dall’Ue: Iva, pensioni, Istituto nazionale di statistica, codice di procedura civile e recepimento della direttiva comunitaria sul nuovo sistema europeo di salvataggio delle banche in caso di fallimento. Seguono la garanzia con il conferimento di beni pubblici per 50 miliardi di euro in un fondo gestito dai greci sotto la supervisione dei creditori; il ritorno della Troika ad Atene e la subordinazione dell’attività legislativa “sensibile al placet delle “istituzioni” internazionali.

Il continuo aggravarsi della crisi dei migranti e dei rifugiati che arrivano sulle coste greche è una questione cruciale che riguarda l’intera Europa e non soltanto la Grecia. Lo ha ribadito oggi il premier greco Alexis Tsipras al termine di una riunione d’emergenza del governo. Secondo Tsipras – come riferisce l’edizione online di To Vima – è necessario un coordinamento con la Turchia, in quanto vi sono circa due milioni di rifugiati nel Paese confinante che aspettano di partire verso l’Europa passando per la Grecia. Colloqui analoghi devono essere avviati con le autorità di Siria e Libia. Il premier ha inoltre osservato che la Grecia sta vivendo “una crisi all’interno di una crisi”, con un massiccio afflusso di rifugiati che supera le capacità di accoglienza del Paese e ha chiesto l’immediato sostegno dell’Ue. La Guardia Costiera ellenica ha annunciato che nel mese di luglio sono stati arrestati in tutto 47 trafficanti di esseri umani mentre le imbarcazioni sequestrate sono state 158.

Il non poter continuare con le sue politiche per l’opposizione interna al suo partito ha convinto Tsipras ad indire nuove elezioni anticipate e a queste è seguita la scissione all’interno di Syriza con l’oppozione che ha tentato di farsi rieleggere. E infatti ha vinto le elezioni. Non è stato, però, tutto facile in queste elezioni perchè tutti i sondaggi davano un testa a testa tra Syriza e Nea Demokratia. Invece si è dimostrato la fotocopia di quello di inizio 2015. Syriza, lievemente favorita alla vigilia ma sulla quale pesava la disillusione di molti elettori e l’incertezza economica, si è aggiudicata uno straordinario 35,5% dei voti e 145 seggi. Alba dorata firma un nuovo exploit, conquistando 19 seggi confermandosi terza forza politica del Paese con il 7%. Il partito nazionalista Greci indipendenti (Anel) di Panos Kammenos ottiene 10 seggi con il 3,68% dei voti: Anel e Syriza daranno vita alla stessa coalizione di governo nata all’indomani della vittoria del 25 gennaio, con 149 deputati sui 300 da cui è composto il Parlamento. Gli altri partiti hanno avuto i seguenti risultati: Pasok 17 seggi (con il 6,42% dei voti), i comunisti del Kke 15 seggi (con il 5,48% dei voti), i social-liberali di To Potami 10 seggi (con il 3,93% dei voti). Entrano in Parlamento anche l’Unione dei centristi guidata da Vasilis Levendis, con 9 seggi e il 3,43% dei voti, mentre resta fuori dall’emiciclo la formazione dei fuoriusciti di Syriza, Unità popolare, guidata dall’ex ministro dell’Energia Panagiotis Lafazanis, che si ferma al 2,83% dei voti non superando dunque la soglia di sbarramento del 3%.

Il nuovo governo greco guidato da Alexis Tsipras, formato in coalizione con il partito nazionalista Greci indipendenti (Anel), ha prestato giuramento di fronte al presidente della Repubblica Prokopis Pavlopoulos. La cerimonia si è svolta due giorni dopo il giuramento prestato dal leader di Syriza, che ha vinto le elezioni del 20 settembre, e poche ore dopo l’annuncio della squadra che formerà l’esecutivo, che include 16 ministri, tre in più rispetto al precedente esecutivo. La maggior parte dei ministri ha mantenuto il proprio incarico, altri hanno cambiato il loro ruolo. Alcuni ministeri hanno nomi nuovi e altri sono stati divisi in vari dipartimenti, ma i cambiamenti sono stati in realtà minimi.

Ma l’anno in Grecia si è chiuso davvero bene. In Grecia è stata approvata una legge che introduce le unioni civili tra persone dello stesso sesso, nonostante l’opposizione di alcuni partiti politici e della chiesa ortodossa. Nel 2008 Atene ha introdotto le unioni civili, ma solo per le coppie eterosessuali: per questo nel 2013 la corte europea dei diritti dell’uomo ha giudicato la legge discriminatoria. Nella notte del 22 dicembre, 193 parlamentari su 300 hanno votato a favore della nuova norma che garantisce la possibilità di contrarre un’unione civile anche alle coppie omosessuali.

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