Col 2016 40 nuove città in Italia: 23 ne nascono, 63 ne spariscono …

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Col 2016 40 nuove città in Italia: 23 ne nascono, 63 ne spariscono …

Settantamila italiani il giorno di Capodanno si sono svegliati in un altro paese pur non essendosi mai mossi da casa. Pronti a sbianchettare la propria carta d’identità al rigo «residente a…». Perché dal 1° gennaio 2016 l’Italia ha detto addio a 40 Comuni, passati da 8.046 a 8.006. Sono 23, in compenso, quelli con una denominazione nuova di zecca da stampare sui cartelli di benvenuto, in virtù della fusione di 63 municipi al di sotto dei Smila abitanti. Lungo lo Stivale, dove il campanilismo serpeggia sul filo del chilometro, vuoi dire rivoluzione. Razionalizzazione amministrativa la chiamano i burocrati, declinazione sul territorio di quella spending review che dovrebbe far ottimizzare i costi e garantire servizi più efficenti ai cittadini. Ma non è solo questione di geografia o di toponomastica, quando una legge finisce per stravolgere l’immaginario collettivo o i luoghi simbolo. D’ora in poi, per esempio, Iva Zanicchi dovrà essere ribattezzata “l’Aquila di Vetasso” in cui è confluita la sua Ligonchio insieme a Busana, Collagna e Ramiseto, in provincia di Reggio Emilia. E restando in Emilia Romagna (4 nuovi Comuni nati a fronte di 10 soppressi), commetterete uno strafalcione annunciando in tavola del «culatello di Zibello»: la dizione corretta, dopo la fusione con Polesine Parmense, è « Polesine Zibello». E che fine farà il Porretta Soul Festival di Porretta Terme, in provincia di Bologna? Forse sarà meglio dire festival di «Alto Reno Terme», visto il matrimonio amministrativo appena celebrato con Granaglione. L’unione fa la forza, insomma, i borghi diventano più grandi per risparmiare ma anche per contare di più. Purché non si finisca per litigare sul nome. Se in Piemonte, dove il bilancio tra nuovi Comuni e quelli soppressi è di 2 contro 4, le 350 anime di Crosa, nel Biellese, hanno accettato con buona pace di unirsi ai vicini sotto l’insegna di Lessona (2.500 abitanti), in provincia di Rimini la partita tra Monte Colombo e Montescudo è finita in «parità»: benvenuti dunque salomonicamente a Montescudo-Monte Colombo. Come è successo del resto in provincia di Trento con Amblar-Don (meno di 500 abitanti in due) oppure a Cembra Lisignago. Ma è proprio in Trentino Alto Adige che le mappe (o i navigatori satellitari, se preferite) andranno riviste  con attenzione. Qui sono diciassette le realtà appena costituite, 49 quelle «cancellate», per un saldo negativo di 32. Provate adesso a districarvi tra creazioni linguistiche come Ville d’Anaunia, Sella Giudicane e Gastel Ivano. Il diritto all’autodeterminazione delle comunità locali, garantito dalla Costituzione, vale un bel ripasso di geografia. Altre novità arriveranno nel corso del 2016. In Lombardia e in Abruzzo i cittadini hanno già risposto sì ai referendum consultivi. Così le norme regionali sanciranno la nascita di Bienno (provincia di Brescia), Corteolona e Genzone (Pavia), e soprattutto della Nuova Pescara, che ingloberà i comuni di Montesilvano e Spoltore per un totale di oltre 186mila abitanti. E chissà se il nome dal sapore vagamente futurista sarebbe piaciuto a Gabriele D’Annunzio…

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