Il Pd progettato e il Pd realizzato

Pd-destrutturato
Il Partito Democratico pre 2007 si chiamava Uniti nell’Ulivo ed era una coalizione tra Margherita e Democratici di sinistra (in realtà c’era anche lo Sdi poi defilatosi). Nelle speranze avrebbe dovuto rappresentare il punto d’arrivo e di sintesi si tutte quelle forze a sinistra del parlamento. Avrebbe dovuto formare la sintesi di quel che rimaneva della Democrazia Cristiana e del Partito Comunista Italiano. Una sorta di meglio di. Una fusione di gente, che pur provenendo da esperienze diverse aveva interessi comuni e sopratutto prospettive identiche. Poi, dopo la formazione del partito, hanno da subito fatto i conti con la realtà.

Il problema non è stato tanto la divisione interna tra ex (perchè si sa il potere unisce); ma da come si è deciso di contrastare il berlusconismo. Lo sbaglio è stato quello di non aver avuto una propria proposta politica, ma di contrastare quella del centrodestra; facendo essere così sempre Berlusconi al centro dell’azione politica, che fosse al governo o all’opposizione. Nel 2006-2007, addirittura, non si è riuscito a capitalizzare il buon governo dell’Ulivo  e pur riproponendo come capo di governo la stessa persona che aveva presieduto quello di dieci anni prima, Romano Prodi, non gli si è data libertà d’azione. Il centrodestra poneva la questione sulla fragilità della maggioranza di governo e Pd e alleati invece di dare un’impressione diversa litigavano in pubblico.

Quando Walter Veltroni a fine 2007 ha preso in mano la gestione del Pd, pur ponendo la questione del Pd autosufficente eliminato tutti gli alleati di sinistra che erano accusati di aver fatto cadere il governo Prodi, ha continuato a incamerare nel partito tutta una serie di personaggi che la pensavano diversamente tra loro. Il problema è stato proprio questo: col Pd al massimo un solo alleato (Idv), ma all’interno chiunque, come se fosse una nuova Dc con tante correnti al suo interno. Ma facendo così non ci si è accorti che nel corso degli anni si è paralizzato il partito. Non c’era più un solo argomento in cui tutti erano d’accordo. Riforma del lavoro, procreazione assistita, coppie di fatto ecc: in nome dell’anti-berlusconismo si è fatto entrare nel partito di tutto e si è diventati incapaci (in caso di governo) di mettersi d’accordo su qualsiasi ipotesi di riforma su qualunque argomento.

Dario Franceschini segretario è stato un fulmine che non ha cambianto la struttura del partito e francamente non so nemmeno se ne avesse avuto la volontà o la capacità nel caso avesse potuto. Pierluigi Bersani, invece,  ha fatto delle primarie promettendo di aver compreso i problemi del Pd e insieme a Enrico Letta e Rosi Bindi (che avevano partecipato alle precedenti primarie e ora si erano alleati con lui) ha dichiarato di voler dare una ventata di aria fresca al partito. Non è successo questo. Il Pd è cresciuto grazie ai “casini” di Berlusconi ed è arrivato fino alla scorsa campagna elettorale col vento in poppa senza parlare di un solo progetto concreto di riforma. Ormai nelle campagne elettorali italiane non si parla da svariati anni più di programmi, ma solo di chi si allea con chi. Bersani ha pensati che le sole primarie con Matteo Renzi gli avrebbero tirato la volata e sarebbe diventato primo ministro. Poi, avrebbe pensato a quello che era possibile fare. Eh no, caro Bersani, in una democrazia si fa esattamente il contrario!

Adesso ci si trova un partito spappolato, in crisi d’identità (perchè non ne ha più una, ma mille) e che non sa cosa vuole fare da grande. Con Romano Prodi che ha straciato la tessera e non vuole più sentir parlare dei democrat; Matteo Renzi che vorrebbe candidarsi a capo del governo, ma senza impegolarsi nella gestione del partito; Massimo D’Alema che non si rassegna all’andare in pensione, ma cerca di contare ancora nelle decisioni del partito; Enrico Letta chiamato a presiedere un governo di unità nazionale col nemico che si è sempre combattuto (ed è difficile quando è stato l’unico filo che univa tutti); Giuseppe Civati e Laura Puppato che si mettono a capo della fronda anti-compromesso e minacciano scissione. Almeno fino al congresso di ottobre è tutto congelato. Ma poi? Il circo continua …

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