Centrosinistra

Tra il Pd 1.0 e il Pd 2.0 (e 2.1)

Tra il Pd 1.0 e il Pd 2.0 (e 2.1)

Tra il Pd 1.0 e il Pd 2.0 (e 2.1)

I casi Mose ed Expo hanno fatto riesplodere dentro il Pd il conflitto interno che il 40,8% delle elezioni europee aveva fatto sopire. E i ballottaggi hanno dato il colpo di grazia finale. Questa situazione è derivata da diversi comportamenti delle personalità più vicine a Renzi che hanno addossato alla vecchia guardia sia le colpe delle sconfitte elettorali (sostenendo che dove si è perso si erano presentati candidati non aperti al nuovo corso renziano), sia le responsabilità nelle vicende legali (arrivando a sostenere che i personaggi inclusi erano tutti della vecchia guardia).

Il Pd ormai è un partito logorato, che nonostante l’eclatante vittoria di non molti giorni fa; non riesce nemmeno a fingere di essere unito. Il Pd 1.0 sarebbe la vecchia guardia contituita da Anna Finocchiaro, Pierluigi Bersani, Massimo D’Alema, Enrico Letta, Rosy Bindi e tutti quei personaggi che non si rassegnano al nuovo corso e che prima che questo iniziasse credevano che il centrosinistra poteva fare politica restando solo nei confini del proprio elettorato e demonizzando Berlusconi; ma senza avere un concetto proprio di Italia. Lo scopo (e non il mezzo) era quello di andare al governo; poi si vedeva come giustificare il passaggio dei giorni. Ovviamente con il passaggio degli anni si è formata anche una nuova generazione di questo vecchio Pd formata da Stefano Fassina, Matteo Orfini, Andrea Orlando, Francesco Boccia, Alfredo D’Attorre, Nico Stumpo e altri, che però non differisce in niente dalla visione dei loro predecessori; anche se cerca di collaborare con Renzi obbligati dalla forza di quest’ultimo; ma pronti in ogni momento a fargli sgambetti.

Poi c’è il Pd 2.0, il nuovo Pd, che è quello che tramite persone come Matteo Renzi, Lorenzo Guerini, Debora Serracchiani, Graziano Delrio, Maria Elena Boschi, Marianna Madia, Simona Bonafè, Alessia Morani ecc., pur avendo la maggior parte dei valori della vecchia generazione e lo stesso patrimonio immunitario hanno deciso di fare una politica per qualcosa e non contro qualcuno. In particolare, visto la situazione economica e politica italiana questo gruppo ritiene indispensabile fare le riforme che servono al paese e farle a tutti i costi. Ma c’è anche un gruuppo di persone che proviene dalla vecchia guardia e che si è subito alleata con il nuovo Pd, per convenienza, per aver riconosciuto la giustezza del nuovo corso non si sa. Di sicuro gli ha spianato la strada: tra i tanti Walter Veltroni, Piero Fassino, Dario Franceschini, Sergio Chiamparino.

Ma in questo complesso partito che è il Pd, c’è una variante del Pd 2.0; cioè il Pd 2.1 (Giuseppe Civati, Laura Puppato, Corradino Mineo ecc): cioè quel Pd che partendo assieme agli altri per rinnovare il partito non è quasi subito stato d’accordo nei modi, ma che allo stesso tempo non è stato pronto nella competizione nel cambiare il partito o comnunque non è riuscito a spiegare all’elettorato democratico il proprio punto di vista. In poche parole un gruppo destinato a non avere ne la gloria del passato, ne i fasti del futuro. Ma che sarà l’unica risorsa del Pd in caso di altrui fallimento. Semplicemente perchè gli altri si saranno delegittimati da soli e non saranno più credibili.

E infatti le due varianti del nuovo corso sono più distanti che mai. L’ultimo caso è costituito dal siluramento di Corradino Mineo dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato perchè si ostina a non votare il testo della maggioranza in commissione. Le riforme vanno votate e questo a lungo andare ha provocato la sostituzione. La risposta del gruppo civatiano è stata l’autosopensione dei 13 senatori che lo compongono (tra cui Mineo stesso). Adesso sembra sempre più provabile la costituzione di ubn nuovo gruppo parlamentare formato dai civatiani (che si scinderebbero dal Pd), da Sel (che abbandonerebbe l’esperienza della Lista Tsipras, di cui comunque è l’unica rappresentante in Parlamento) e dagli esplulsi del M5S. Anche se mi auguro che questo non avvenga.

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