Umberto Bossi non è più il segretario nazionale della Lega Nord. Il senatur si è dimesso alle 16.30 di oggi nel corso del vertice nella sede storica del Carroccio in via Bellerio, a Milano. “Chi sbaglia paga qualunque sia il cognome che porti. Mi dimetto per il bene del movimento e dei militanti e per difendere la mia famiglia. La priorità è il bene della Lega e continuare la battaglia”: queste le parole usate dal Senatur al consiglio federale del partito. Lo ha riferito l’europarlamentare Matteo Salvini, al termine della riunione, su Radio Padania. Bossi è stato nominato presidente della Lega, ha riferito ancora Salvini, “da un consiglio federale commosso. Nessuno ha chiesto le dimissioni di Bossi, lui è arrivato già convinto, con una scelta decisa e sofferta”.
Poi, in serata, l’ormai ex segretario federale ha rincarato la dose, rilasciando un’intervista a la Padania: “Il fatto che io abbia dato le dimissioni non vuol dire che io scompaia. Se lo scordino – ha detto Bossi – Resto nella Lega, da ultimo sostenitore o da segretario io resto sempre a disposizione della causa”. E sul futuro prossimo il neo presidente del partito ha specificato che “da domani, afferma Bossi, “mi chiameranno militante. Anzi, no. Semplice simpatizzante”. Per quanto riguarda l’inchiesta che lo ha portato alle dimissioni, il Senatur ha sottolineato che si tratta di “una manovra chiara contro di me e il partito”. “Tutta la manovra è chiara: è contro di me e la Lega. Chi ha dei dubbi su questo?” ha detto il fondatore della Lega, che successivamente ha posto degli interrogativi per avvalorare la sua tesi. “Se un amministratore è in combutta da anni con una famiglia della ‘ndrangheta, perché si viene a sapere solo adesso? Prima no? Insomma, i tempi sono strani” si è chiesto Bossi.
“Scelta irrevocabile”, dunque, quella dell’ex leader, che ha reso nota la sua decisione in apertura di consiglio federale. Ora si tratta di capire se queste dimissioni possano essere rifiutate dallo stesso consiglio. Dall’interno di via Bellerio, tuttavia, hanno già deciso: al posto di Bossi ci sarà un triumvirato composto da Roberto Maroni, Manuela Dal Lago e Roberto Calderoli, che guideranno la Lega fino al prossimo congresso (la cui data si deciderà nelle prossime settimane, ma che presumibilmente si terrà in autunno). Questa ipotesi era circolata nel primo pomeriggio, ma non era stata ancora confermata per un semplice motivo: si temeva un coinvolgimento di Calderoli nell’inchiesta sui movimenti dell’ex tesoriere Belsito. Timori tutt’altro che ingiustificati, visto che secondo gli atti d’indagine risulta che anche l’ex ministro della Semplificazione ha ricevuto ‘elargizioni’ dalle casse del Carroccio. Contestualmente all’investitura della triade, il consiglio federale ha nominato nuovo tesoriere del partito il deputato Stefano Stefani. Per Umberto Bossi, quindi, quella di oggi con tutta probabilità è stata l’ultima giornata alla guida della Lega Nord: al momento ha vinto la tesi di chi, anche all’interno del partito, sostiene che il Senatur fosse a conoscenza di quanto accadeva con i soldi del Carroccio.
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