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Monti e Fornero fanno dietrofront sull’articolo 18

Monti e Fornero fanno dietrofront sull'articolo 18

Elsa Fornero e Mario Monti

Una riforma “di rilievo storico per l’Italia”. Così il premier Monti e il ministro Fornero hanno aperto la conferenza stampa sul nuovo disegno di legge. Il testo, presentato oggi in Parlamento e forte dell’intesa raggiunta coi leader dei partiti di maggioranza Angelino Alfano (Pdl), Pier Luigi Bersani (Pd) e Pier Ferdinando Casini (Udc), vuole essere una “svolta per il mercato del lavoro”, e mira a portare una crescita della forza lavoro in quantità e qualità, con l’obiettivo di ridurre in via permanente il tasso di disoccupazione.

Monti sostiene che il problema principale della realtà italiana sia il suo dualismo, e a questo proposito, riprende una dichiarazione di Mario Draghi, fatta durante la conferenza della Banca Centrale Europea: l’Italia patisce “un mercato suddiviso tra un segmento che ha tutte le protezioni – afferma Draghi – e un altro formato soprattutto da giovani che vengono assunti su base molto temporanea senza alcuna protezione”.

L’opera del governo, continua Monti, vuole “contrastare il dualismo del mercato del lavoro italiano, favorendo l’instaurazione di contratti più stabili e limitando la precarizzazione per giovani e categorie più deboli”. Sempre in quest’ottica, l’esecutivo ha cercato di raggiungere con la riforma un assetto più equo nella gestione degli ammortizzatori sociali. Secondo il premier, la “flessibilità esce da questa riforma in modo molto equilibrato e sereno”, con maggiori tutele per i giovani. Prima di passare la parola a Elsa Fornero, l’ha ringraziata per una  riforma delle pensioni considerata “un punto di avanguardia dell’economia e della società italiana” dal panorama internazionale.

Il ministro del lavoro, consapevole di come “niente più del mercato del lavoro sia un tema che coinvolge tutti i cittadini”, individua negli spunti del ddl un “guadagno netto per la collettività” sul medio – lungo periodo, in particolar modo nel favorire l’occupazione e la maggior partecipazione delle donne alla vita lavorativa del Paese. Per Fornero si deve innanzitutto contrastare la recessione, dovuta anche alla crescita demografica negativa, con una produttività più elevata e la valorizzazione in termini qualitativi delle risorse umane, in contrapposizione alla tendenza odierna di “prendere delle persone, sfruttarle e mandarle a casa”.

A tale proposito, continua il ministro del Welfare, si cerca di dare una rilevanza particolare nel ddl all’istruzione e alla formazione dei lavoratori, in aula e in sede. Formazione che sarà debitamente certificata. La nuova riforma del lavoro punta molto sul ruolo degli apprendisti, che l’azienda potrà assumere se raggiungerà alcuni target (30% di apprendisti passati di ruolo nei primi tre anni dall’approvazione del ddl, 50% una volta a regime).

Fornero si sofferma poi sui punti cardine del disegno di legge: in primis l’ordinamento dei contratti, che favorirà il contratto a tempo indeterminato “come forma di contratto dominante”, mentre quello a tempo determinato sarà più costoso a livello di contributi, ma non richiederà più per i primi sei mesi una causale da parte del datore di lavoro. A favore dell’assunzione di categorie ‘svantaggiate’ (giovani e donne), giocheranno poi sgravi contributivi per la durata di un anno. Previsto inoltre un premio per la stabilizzazione dei rapporti di lavoro: se il datore di lavoro passa un contratto da tempo determinato a tempo indeterminato, gli verranno restituiti fino a sei mesi di contributi extra versati (su una durata massima di 36 mesi prevista per i contratti a tempo determinato).

Al secondo punto del ddl, le discipline introdotte in termini di flessibilità in uscita e le tutele per il lavoratore. Alias articolo 18, sul quale il governo ha fatto un passo indietro, demandando al giudice la decisione finale su indennizzo o reintegro nel caso di manifesta insussistenza del licenziamento per motivi economici. “Tutte le economie con un basso tasso di disoccupazione strutturale sono economie nelle quali i flussi in entrata e in uscita nel mercato del lavoro sono molto più rilevanti – dichiara Fornero –. L’articolo 18 è stato una grande conquista, ma il mondo è cambiato, e dobbiamo adeguarci ai cambiamenti”. La soluzione trovata dal governo è lo ‘spacchettamento dell’articolo 18’: puntare a una gestione dei licenziamenti individuali che non sfoci necessariamente in controversie legali, ma porti piuttosto a una transazione economica tra datore di lavoro e lavoratore, tramite procedure di conciliazione supervisionate dalle direzioni territoriali del lavoro.

L’articolo 18 resta invariato per quanto riguarda i ricorsi per licenziamenti discriminatori, ma nel caso di licenziamenti per motivazioni economiche o disciplinari, sarà il giudice che potrà decidere sul reintegro o sull’indennizzo (12-24 mensilità, a seconda dell’anzianità e di altri parametri), per il lavoratore ingiustamente sollevato dal suo incarico. In ogni caso, si istituirà una forma di processo che sarà dedicata esclusivamente alle cause in cui si contestino licenziamenti individuali. Nessun indennizzo per il lavoratore che si trovasse a far causa all’azienda, venendo poi giudicato passibile di licenziamento.

Sul tema degli ammortizzatori sociali, il ministro evidenzia come la riforma miri a raggiungere l’universalismo: mentre prima questi ammortizzatori erano generosi in durata, ma riservati a pochi, la nuova legge prevederà che essi coprano un periodo di tempo minore, ma siano accessibili per tutti i lavoratori che soddisferanno parametri contributivi e partecipativi ben definiti. Il tutto condizionato all’accettazione del lavoratore per le offerte di lavoro che gli verranno presentate dai centri di disoccupazione.

In risposta a quanti nel panorama politico, lamentino come eccessiva questa manovra, considerando gli sforzi fatti dagli italiani fino ad ora, la replica del ministro è netta: “È proprio nei momenti di difficoltà che un paese deve trovare la forza e la coesione per cambiare”. Fornero esprime poi disponibilità a recarsi in un dibattito al quale è stata invitata dalla Fiom, con lo scopo di “spiegare la riforma del lavoro”. C’è spazio anche per una risposta alla dichiarazione rilasciata nei giorni scorsi da Luigi Angeletti, leader dell’Uil, che provocatoriamente evocava il licenziamento ‘per giusta causa’ del ministro. Fornero è laconica: “Valuteranno gli italiani se questo ministro merita il licenziamento per giusta causa”.

La chiosa spetta a Monti e il premier la usa per ‘disinnescare’ con il tradizionale aplomb, l’accusa pesante lanciata ieri da Antonio Di Pietro, leader dell’Idv, secondo il quale il premier “ha sulla coscienza le persone che si uccidono perchè non ce la fanno”. Il capo dell’esecutivo pronuncia poche parole per dire che occorre “senso della misura da parte di chi ha responsabilità pubblica” per minimizzare i rischi di tensione sociale.

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