Alla fine della vicenda Finanziaria dovremo tutti riflettere sul perché alcune critiche dell´opposizione siano state riprese, pari pari, da commentatori «indipendenti» o addirittura da ministri in carica. Si è discusso apertamente di Finanziaria tutta tasse, classista, contro il ceto medio produttivo, naturalmente scritta dalla Cgil e dalla sinistra estrema.
La cosa è due volte grave perché le accuse sono infondate e perché sentire da Mastella, Boselli o Rutelli critiche su «tasse, pressione fiscale, classismo, etc.» simili a quelle di Berlusconi, Tremonti e Brunetta non è bello.
Finanziaria tutte tasse. Balle! La verità è che gli unici cittadini a beneficiare sicuramente dalla Finanziaria sono gli imprenditori che ricevono 6 miliardi di euro da una manovra la cui missione primaria è quella di turare le falle del bilancio pubblico. Altro che attacco al ceto medio produttivo! Quanto al «classismo» per la rimodulazione dell´Irpef, bisognerà che ministri e segretari di governo, senza parlare del nugolo di economisti «indipendenti» che hanno obiettato, si rileggano bene il Programma dell´Unione solennemente sottoscritto all´Eliseo di Roma, laddove prometteva un riequilibrio dei redditi medio-bassi fortemente danneggiati nel quinquennio Berlusconi.
Dispiace che un politico di valore come il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Riccardo Illy, accusi Prodi (Sole 24 ore, 26 ottobre) di essere venuto meno alla promessa di «non aumentare le tasse». Illy dimentica che quella affermazione – fatta per respingere le accuse di Berlusconi il quale sosteneva che Prodi «avrebbe messo le mani nelle tasche degli italiani» – era stata fatta insieme alla promessa di una redistribuzione dei redditi per via fiscale come scritto, appunto, nel Programma dell´Unione.
Parlare di Finanziaria delle tasse è dunque fuori luogo, soprattutto quando a pagare qualche euro in più saranno solo il 5% dei contribuenti (quelli che guadagnano tra i 75mila euro e i 100mila) mentre i vantaggi riguarderanno la gran parte, soprattutto quelli che guadagnano meno di 40mila euro. È ridicolo tacciare di classismo una misura di leggero riequilibrio di una progressività fiscale sancita dalla Costituzione e lesa dal precedente governo. Alcuni nostri amici hanno anche parlato a sproposito di pressione fiscale, senza distinguere tra pressione fiscale nazionale ed individuale. La pressione fiscale è il rapporto tra «entrate correnti» e «prodotto interno lorodo» (Pil). Le entrate correnti sono la somma di 3 addendi: imposte dirette, imposte indirette e contributi sociali. Poiché le tasse su benzina e sigarette sono una posta consistente delle imposte indirette, se questi due prodotti subiscono un aumento significativo, la pressione fiscale nazionale passa facilmente dall´attuale 41% al 42% o più. Se Visco recupera un´altra piccola parte di evasione fiscale, la pressione fiscale potrà aumentare di 1 o 2 punti, passando al 42% o 43%.
Come si vede non necessariamente una pressione fiscale nazionale più alta significa che si pagano più tasse. La Germania, con un sistema di imposte dirette simili al nostro (aliquota massima Irpef ed addizionale comunale praticamente eguali, intorno al 44%) ha una pressione fiscale inferiore alla nostra, 35% contro il nostro 41%, semplicemente perché ha meno imposte indirette di noi. Lo stesso dicasi della Spagna, stessa aliquota massima e pressione fiscale del 36% perché ha meno imposte indirette di noi.
Se Visco riuscirà a recuperare il 20% delle imposte evase, la pressione fiscale potrebbe aumentare di 3-4 punti arrivando al 45% di Francia e Belgio. Che significa tutto questo? Semplicemente che l´aumento della pressione fiscale non vuole affatto dire che si pagano più imposte: anzi, l´aumento della pressione fiscale nazionale può essere la precondizione per ridurre veramente le tasse.
E, per finire, è ridicola e infondata l´accusa di Panebianco e tanti altri a proposito di una Finanziaria scritta dietro dettatura di Epifani, Giordano o Pecoraro Scanio. Chi conosce Prodi e Padoa Schioppa sa benissimo di che radicali si tratti, in economia e in politica. Il guaio non è che Tremonti o Panebianco abbiano accusato di estremismo la Finanziaria. Ma che l´abbiano fatto responsabili ministri in carica ed autorevoli segretari di partiti di maggioranza.
Io spero che ciò sia successo per «ignoranza», o meglio per scarsa o imperfetta conoscenza di un testo della Finanziaria oggettivamente «in progress» per troppo tempo. Guai se non fosse così.
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