Europa

Londra impone limiti a rumeni e bulgari

Ue: Bulgaria e Romania dal gennaio 2007

Ue: Bulgaria e Romania dal gennaio 2007

Potranno lavorare soltanto nel settore agro-alimentare. Il governo britannico ha annunciato una serie di restrizioni per i bulgari e i rumeni che, dopo l’ingresso dei loro Paesi nell’Unione europea, vorranno entrare nel Regno Unito. Le limitazioni riguardano soprattutto i lavoratori meno qualificati. Il ministro dell’Interno, John Reid, ha precisato che queste misure saranno operative per un periodo transitorio. «Riconosciamo comunque tutti i benefici che derivano dall’immigrazione e dall’allargamento dell’Unione europea» ha precisato un portavoce del premier, Tony Blair.  In precedenza, fonti governative avevano confermato che «l’accesso al mercato dei lavoro da parte dei nuovi Stati membri sarà graduale». La misura decisa dall’esecutivo intende porre un freno al massiccio arrivo di immigrati, dopo che negli ultimi due anni sono entrati in Gran Bretagna 427 mila lavoratori solo dall’Europa dell’Est grazie alla politica dell’open-door.

Il giro di vite del Regno Unito sull’immigrazione non è stato apprezzato a Bruxelles. «Ci rammarichiamo del fatto che uno Stato membro che ha aperto le frontiere ai dieci Paesi dell’ultimo allargamento non sia intenzionato a fare lo stesso con Bulgaria e Romania», ha dichiarato la portavoce del commissario Ue all’Occupazione Vladimir Spidla. La portavoce ha poi sottolineato che la scelta di Londra e Dublino è «del tutto legittima», ma ha anche invitato i due Paesi a riflettere sull’ «oggettivo vantaggio economico» che l’apertura del mercato del lavoro ha portato. Dure le reazioni anche a Bucarest e Sofia. Il premier romeno Calin Tariceanu ha annunciato che «darà battaglia» affinchè le restrizioni siano eliminate.
Intanto, da Roma, fonti della Farnesina hanno sottolineato che quello del flusso di lavoratori provenienti da Romania e Bulgaria «è un tema molto complicato che non riguarda solo l’Italia, ma che viene trattato a livello comunitario». In questo contesto, riferiscono ancora alla Farnesina, «è in corso una riflessione interministeriale nell’ambito del coordinamento delle posizioni comunitarie» dei diversi dicasteri per trattare la questione a Bruxelles.

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