Centrodestra

Udc, Cesa nuovo segretario

Cesa: «La Cdl non esiste più»

Lorenzo Cesa

Come in un set cinematografico, al Consiglio nazionale dell’ Udc tutto era pronto per una votazione che solo alcuni sapevano non ci sarebbe mai stata. Tre grandi urne bianche e due cabine elettorali erano state portate il giorno prima alla Domus Mariae per scegliere il segretario dell’ Udc tra Mario Tassone, appoggiato da Marco Follini, ed Erminia Mazzoni, proposta da Pier Ferdinando Casini e sostenuta con forza dai ministri Baccini, Giovanardi e Buttiglione. Ma la notte ha portato consiglio e nella notte della vigilia è stato siglato l’ accordo fra Casini e Follini per sparigliare le carte e tornare all’ ipotesi di partenza, quel Lorenzo Cesa che proprio il presidente della Camera aveva fatto scendere in pista tre giorni fa per impedire che si scivolasse verso una segreteria di Baccini. Un triplo salto mortale, che al termine di un’ accesa mattinata di colpi di scena, qualche insulto e molto nervosismo, ha lasciato con il cerino in mano la delegazione ministeriale del partito, uscita sconfitta dalla prova di forza. Che l’ intesa sia stata raggiunta sopra le teste dei ministri centristi è del resto provato dalle dichiarazioni fatte dai protagonisti all’ arrivo alle 10 al Cn. Marco Follini è sicuro del fatto suo: «Credo che eleggeremo un buon segretario». Anche Lorenzo Cesa appare tranquillo, nonostante le occhiaie per la notte in bianco: «Sono sicuro che troveremo una soluzione unitaria». Il siciliano Totò Cuffaro, a cui Casini ha «suggerito» di chiedere ai due candidati ufficiali di fare un passo indietro, gigioneggia contento: «I veri Dc iniziano a mediare quando gli altri hanno già perso la speranza». Pochi metri più in là Mario Baccini dimostra invece di essere rimasto un passo indietro e allarga le braccia: «La mediazione non è stata possibile. A questo punto spero che Erminia Mazzoni sia il nuovo segretario». La rappresentazione che andrà in scena sarà però un’ altra. Come da copione, dopo un accorato invito di Follini all’ unità, Cuffaro prende la parola e sparge miele. Insieme alla richiesta di «un supplemento d’ affetto per il partito», il governatore siciliano cala l’ asso segreto: «Credo di aver capito che c’ è una candidatura, quella di Lorenzo Cesa, che possa mettere tutti insieme, ma prima voglio chiedere a Tassone e Mazzoni uno sforzo per tenere unito il partito: ritirate vi prego le vostre candidature». La platea non sa ma applaude lo stesso il colpo di scena di Totò, del resto l’ umore è decisamente anti-berlusconiano e la candidatura di Cesa sembra dare in questo senso maggiori garanzie. Giovanardi prende la parola per tentare di bloccare Cesa, ma ormai è tardi: «L’ indicazione di Casini è stata quella di Erminia… Ora francamente ho qualche serio imbarazzo a chiedere il ritiro della sua candidata. Questo vuol dire spaccare il partito». Anche Baccini prende rabbioso il microfono e protesta: «Basta con questo valzer delle candidature per spiazzare i nostri consiglieri. Si convochi il congresso». Rocco Buttiglione prova a prendere tempo ma viene coperto di fischi e Follini gli grida: «Imbroglione! Si deve votare ora». Cesa chiede un quarto d’ ora di sospensione: consentirà a Casini di convincere al telefono Baccini. Si rientra tutti in sala e, per alzata di mano, Cesa è eletto segretario all’ unanimità. Nel suo intervento promette che l’ Udc dirà no alla riforma della par condicio «senza se e senza ma» e ammette onestamente che «Casini è il vero leader di questo partito». Più tardi, con i suoi, Follini darà un’ altra lettura della giornata: «Il partito non accettato di diventare una dependance della Camera».

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