
Dall’Iran all’Ucraina il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, si esercita da settimane in profezie che quasi sempre si rivelano sballate. Vanta rapporti privilegiati che dovrebbero consentirgli l’accesso a informazioni riservatissime, ma al dunque si ritrova disorientato, fuori tempo, in perenne affanno sugli accidenti di un mondo che va a ramengo. Ma non è un caso.
Il punto è infatti che Tajani è in difficoltà sul piano interno, con sondaggi che sono diventati assai meno confortanti rispetto a qualche mese fa e un partito, Forza Italia, che lui ha avuto il merito di tenere in vita contro i pronostici di tutti, ma che ora ristagna. E di qui deriva anche la scelta, suggeritagli da qualche consulente, di rendersi più pop, meno ingessato: un’indicazione che però Tajani mette in pratica promuovendo convegni sul microbiota intestinale dei dipendenti della Farnesina o concorsi sulla musica folklorica finanziati dal PNRR, o lanciandosi in spericolate interpretazioni in chiave mariana della bandiera europea.
Martedì mattina il ministro degli Esteri Antonio Tajani è arrivato in ritardo a un convegno in programma alla Camera dei deputati. Per scusarsi, Tajani ha detto: «Sono il ministro degli Esteri più sfigato della storia. C’è sempre qualcosa che succede, due guerre e poi quella commerciale».
Il riferimento naturalmente è all’invasione russa dell’Ucraina, all’occupazione della Striscia di Gaza da parte di Israele e ai dazi minacciati a mezzo mondo dal presidente statunitense Donald Trump. Sono problemi in effetti enormi, ma è anche vero che è piuttosto normale che a un ministro degli Esteri capiti di doversi occupare di importanti e delicate questioni internazionali.
Pur essendo un’uscita un po’ maldestra – Tajani non è certo l’unico ministro degli Esteri, italiano o straniero, a trovarsi in una situazione complicata – è comunque più innocua di altre sue recenti. Poche ore prima del bombardamento di Israele contro l’Iran, il 13 giugno, mentre gli altri ministri degli Esteri europei si guardavano bene dal commentare, Tajani aveva detto: «Un attacco militare contro l’Iran non mi pare che sia così imminente». Per rimediare, aveva poi tentato di rassicurare i parlamentari dell’opposizione dicendo che poche ore dopo l’attacco aveva chiamato sia il ministro degli Esteri israeliano che quello iraniano, per rimbrottarli e dire loro: «Basta con le escalation». Gli attacchi invece erano continuati, e anzi poi sono intervenuti gli Stati Uniti bombardando i siti nucleari iraniani.
In parte queste uscite di Tajani si spiegano con il fatto che il ministro è in difficoltà sulla politica interna, e sta cercando di recuperare consensi e visibilità, un po’ mostrandosi attivo nel suo ambito, un po’ anche uscendo dalle questioni strettamente internazionali: per esempio promuovendo un convegno sul microbiota intestinale, oppure un «concorso per bande musicali e gruppi folclorici» finanziato anche coi fondi europei del PNRR.
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