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Come spesso accade, sono le ricerche statunitensi a indagare le sfumature più sottili dell’esperienza LGBTQIA+. Non si tratta solo di macrodati, ma anche di piccoli, quasi impercettibili cambiamenti nel modo in cui le persone queer vivono la propria identità, in relazione a un mondo che, rispetto a pochi decenni fa, è ormai irriconoscibile, sia dal punto di vista delle sensibilità che delle dinamiche sociali e culturali.
Anche noi italiani possiamo quindi riconoscerci nei risultati di uno studio condotto dall’istituto di ricerca Gallup Panel: l’età del coming out si sta riducendo sempre di più, e i giovani americani LGBTQIA+ dichiarano di averlo fatto quasi un decennio prima rispetto alle controparti anziane.
Permane però ancora la finestra temporale – seppur meno estesa – tra l’accettazione della propria identità ed il coming out: l’età media in cui gli americani lbgt dichiarano essersi riconosciuti tali è di 14 anni, mentre il 71% afferma di essere uscito allo scoperto prima dei trent’anni – solo il 57% prima dei 22 anni. Bassissima la percentuale dei coming out “tardivi” – a 30 anni (7%), a 40 anni (2%) o a 50 anni o più (1%). – mentre il 18% degli intervistati lbgt afferma di non aver mai fatto coming out con nessuno.
Confrontando le medie per ogni fascia d’età del momento in cui hanno scoperto di essere lbgt e di quando lo hanno fatto, i giovani adulti hanno quindi un intervallo di tre anni tra la scoperta e il coming out, mentre gli anziani ne hanno uno di ben dieci anni.
A cosa si deve questa marcata differenza? Secondo il 70% degli intervistati, il cambiamento può essere attribuibile al miglioramento del trattamento sociale riservato alla comunità lbgt negli ultimi dieci anni. Una percezione condivisa trasversalmente da tutte le fasce d’età, anche se i gruppi più giovani tendono a riconoscere in misura leggermente superiore i progressi nella società.
Tale miglioramento ha generato una serie di sviluppi positivi a tutti i livelli, i quali ora rischiano però di essere compromessi dall’incremento dell’ostilità verso le minoranze, alimentata da movimenti ultraconservatori in crescita.
Riflettendo sulle proprie esperienze, circa un adulto lbgt su quattro negli Stati Uniti ha infatti segnalato di avere ricevuto trattamenti inadeguati o molestie “frequentemente” (5%) o “occasionalmente” (19%) nell’ultimo anno, a causa del proprio orientamento sessuale. Un fenomeno che ha interessato soprattutto gli americani gay o lesbiche, con il 36% di loro che riporta tali esperienze, rispetto al 20% degli adulti bisessuali.
I cambiamenti sociali, sebbene essenziali, non costituiscono dunque l’unica salvaguardia contro la discriminazione. I progressi recenti hanno sicuramente semplificato il processo di coming out e hanno aumentato l’accettazione delle persone lbgt, ma il cammino verso un’inclusione completa e una vera parità richiede un cambiamento sistemico e duraturo, indipendente dalle oscillazioni politiche, che troppo spesso utilizzano le identità non conformi come strumento per attrarre consensi.
Categorie:Lgbt











































