Ambiente

Sei mesi in Europa – 2ndo semestre 2023

Olanda, netta vittoria di Rutte
Mark Rutte

Paesi Bassi. Elezioni. Il governo di Mark Rutte è crollato e i Paesi Bassi torneranno alle urne in autunno per cercare una nuova maggioranza parlamentare che dia risposta alla questione che ha portato alle dimissioni della coalizione in carica da gennaio dello scorso anno: la politica migratoria. Ma la vera notizia è che l’era del secondo capo di governo più longevo di tutta l’Ue (dopo l’ungherese Viktor Orbán) tramonterà fra pochi mesi: “Quando ci sarà un nuovo governo, lascerò la politica“, ha reso noto Rutte questa mattina (10 luglio), mettendo in chiaro che non proverà più a formare una coalizione di governo, dopo 13 anni di guida ininterrotta. Frans Timmermans lascia Bruxelles e la guida del Green Deal per correre alle elezioni nei Paesi Bassi che si terranno in autunno. Secondo i media olandesi, il  vicepresidente della Commissione europea responsabile per il ‘Patto Verde per l’Europa’ sarebbe in procinto di lasciare la vicepresidenza della Commissione europea – al suo ultimo anno di legislatura – per mettersi alla guida della coalizione del partito di centrosinistra Pvda (di cui fa parte Timmermans) e della Sinistra Verde GroenLinks.  Gli ultrasovranisti di Geert Wilders sono il primo partito, con 37 seggi su 150; più del doppio dei 17 conquistati nel 2021, e parecchi di più dei 24 dei Liberali, favoriti nei sondaggi. «Siamo delusi», ha detto la leader liberale Dilan Yesilgoz-Zegerius, nota finora per il suo aplomb, congratulandosi seccamente con «i vincitori: Wilders, e Timmermans». Ha fatto un po’ meglio del previsto l’animale a due teste formato da laburisti e verdi, che hanno proposto come premier l’ex commissario europeo Pieter Omtzigt e convinto gli elettori ad assegnare loro 25 seggi; e se ora sono il secondo partito è anche per il consueto «effetto Wilders», che da almeno tre elezioni sbalza a sinistra più di qualche voto degli indecisi, per arginare il sovranista. Solo quarto, con venti seggi, il Nuovo Contratto Sociale fondato dall’economista Pieter Omtzigt, che per settimane ha guidato i sondaggi ma ha perso sprint a fine campagna, anche per le dichiarazioni del leader che sosteneva di non essere certo di voler fare il premier. Il suo era un partito fondato tre mesi fa; e certo il «nuovo che avanza», seppure con il volto dell’eterno spauracchio di ultradestra Geert Wilders, ha travolto l’establishment degli ultimi 13 anni. Via Mark Rutte, via la leader dei Laburisti Attje Kuiken, via più di metà dei parlamentari, che non si sono ricandidati.

Polonia. Elezioni. Il partito guidato da Jaroslaw Kaczynski arriva al primo posto ma è isolato: di fatto vincitore è l’europeista Coalizione civica in alleanza con due partiti minori. Il partito nazionalista Diritto e Giustizia (Pis) è il primo nelle elezioni parlamentari in Polonia con il 35,38% dei voti. La coalizione dell’opposizione guidata dall’ex premier Donald Tusk sfiora però il 54%. Sono questi i risultati definitivi del voto della scorsa domenica. Il Pis guidato da Jaroslaw Kaczynski batte quindi l’europeista Coalizione Civica (Ko) di Tusk, che ha ottenuto il 30,70%. L’ex premier però, al contrario di Kaczynski che è isolato, ha intenzione di coalizzarsi con due formazioni minori aggregando il 53,71% e diventando di fatto il reale vincitore. I dati sono riportati sul sito internet della Commissione elettorale nazionale polacca. L’alleanza di centro-destra Terza Via, che ha dichiarato di volersi coalizzare con la Ko, ha ottenuto il 14,40% e quella social-democratica La Sinistra, altro partner di Tusk, l’8,61%. Il partito di estrema destra Confederazione, che non intende allearsi con il Pis, con il 7,16% è l’ultima delle cinque formazioni che hanno superato le soglie di sbarramento ed entrano nel Sejm, la decisiva Camera bassa del parlamento polacco. I risultati finali hanno uno scostamento massimo di meno di due punti rispetto all’exit poll. Era destinato a fallire e ha fallito. Sotto gli occhi dell’ex-presidente e fondatore della Polonia post-comunista, Lech Wałęsa, l’ormai ex-premier Mateusz Morawiecki è stato bocciato dal Sejm (la Camera bassa del Parlamento) nella sua ricerca di una disperata maggioranza dopo il crollo alle elezioni del 15 ottobre. E ora la palla passa immediatamente allo sfidante e vero vincitore della tornata elettorale di due mesi fa, il leader del centro-destra popolare, Donald Tusk, che è pronto a sedersi nuovamente al tavolo dei 27 leader Ue al Consiglio Europeo in programma giovedì e venerdì (14-15 dicembre). Il governo è entrato ufficialmente in carica due giorni dopo la caduta del governo Morawiecki III, nato dal tentativo del presidente Andrzej Duda di ritardare il cambio di governo derivante dalla vittoria delle opposizioni alle elezioni parlamentari del 2023. Esso, dunque, è frutto di un accordo tra le forze vincitrici della suddetta tornata elettorale, giunte ad un accordo di compromesso il 10 novembre dopo una serie di negoziazioni. Tale accordo non ha però potuto essere applicato fino all’espletamento del procedimento istituzionale del governo precedente dinnanzi al Sejm, in base a quanto prescritto dalla Costituzione (Art. 154, §3).

Spagna. Elezioni. Le elezioni politiche in Spagna di domenica non hanno espresso una chiara maggioranza che permetta a una forza politica di formare facilmente un governo. Il Partito Popolare, di centrodestra e largamente favorito nei sondaggi, è stato il più votato, ma non ha i numeri per ottenere la maggioranza al Congresso nemmeno in coalizione con l’estrema destra di Vox. Proprio il risultato deludente di Vox, che ha perso oltre 600mila voti e 19 deputati rispetto alle politiche del 2019, è il dato più evidente delle prime elezioni estive nella storia della Spagna. Vox era stato al centro della campagna elettorale e le discussioni sulla possibile alleanza con il Partito Popolare per formare un governo avevano attirato molte attenzioni. La realizzazione di quello scenario, indicato come probabile anche dai sondaggi, avrebbe potuto rendere il partito di estrema destra decisivo per la prima volta in un governo nazionale: nazionale perché Vox e Partito Popolare avevano già formato coalizioni simili in alcuni governi locali. Le cose però sono andate diversamente e i risultati del voto di domenica, molto sotto le aspettative, hanno reso Vox praticamente irrilevante. Le condizioni erano ormai chiare da tempo, ma da oggi (5 settembre) sono a tutti gli effetti sul tavolo dei negoziati. Perché un nuovo governo guidato da Pedro Sánchez possa vedere la luce, si dovrà passare inevitabilmente da concessioni importanti agli indipendentisti catalani di Carles Puigdemont. A metterlo nero su bianco è stato proprio il leader di Junts per Catalunya, nel corso di una conferenza stampa che – senza troppe sorprese – non ha lasciato quasi nulla al caso per quanto riguarda le richieste per concedere il benestare all’appoggio esterno alla coalizione di sinistra formata dal Partito Socialista Operaio Spagnolo (Psoe) e dalla sinistra di Sumar. Ciononostante, il leader socialista e Presidente del Governo uscente Pedro Sánchez, ottenuto dal Re il mandato esplorativo ufficiale in data 3 ottobre, ha continuato a siglare accordi per consolidare ufficialmente la sua posizione, giungendo infine a siglare, in data 9 novembre 2023, anche l’accordo con Junts per Catalunya, sebbene non senza dissapori.

Lussemburgo. Elezioni. Il Lussemburgo si risveglia nel pieno di un’incertezza politica ancora maggiore rispetto a quella della vigilia del voto. Come previsto dai sondaggi, il Partito Popolare Cristiano Sociale si è confermato come prima forza politica, ma le alleanze per tornare al potere dopo 10 anni di opposizione sono tutte da costruire. E nel frattempo la coalizione di governo guidata dal liberale Xavier Bettel ha subito una dura battuta d’arresto che impedirà di proseguire l’esperienza di maggioranza parlamentare per come è stata impostata nell’ultimo decennio. I risultati delle elezioni nazionali svoltesi ieri (8 ottobre) in Lussemburgo lasciano il premier in carica con l’amaro in bocca per non poter (ma il gioco delle allenze deve ancora partire) inseguire il terzo mandato di governo nonostante il suo Partito Democratico (affiliato ai liberali di Renew Europe) abbia superato le attese pre-voto, confermandosi seconda forza alla Camera dei deputati con due seggi guadagnati rispetto alle tornata del 2018 (14). Anche gli alleati di coalizione del Partito Operaio Socialista Lussemburghese hanno visto un incremento di un seggio (11), ma a far crollare il sogno di Bettel di un quindicennio al potere – come solo Pierre Werner (1959-1974) e Jean-Claude Juncker (1995-2013) sono riusciti nella storia del Paese – è stato il tracollo dei Verdi, che dopo l’exploit di cinque anni fa hanno perso più della metà dei seggi, passando da 9 a 4 e facendosi superare anche dai conservatori del Partito Riformista di Alternativa Democratica (in aumento a 5). È l’inizio di una nuova era in Lussemburgo. Dopo 10 anni di governo liberali-Verdi-socialdemocratici, il Partito Popolare Cristiano Sociale torna alla guida del Paese, ma questa volta non con gli alleati tradizionali del Partito Operaio Socialista Lussemburghese (con cui aveva governato nei 24 anni precedenti). Dopo le elezioni dell’8 ottobre i popolari hanno siglato l’intesa con il Partito Democratico dell’ormai ex-premier, Xavier Bettel, che ha permesso questa mattina (16 novembre) al loro leader, Luc Frieden, di assumere la guida dell’esecutivo. Mentre il precedente capo di governo – dopo aver salutato con calore gli altri leader europei all’ultimo Consiglio Ue di fine ottobre – non darà l’addio definitivo a Bruxelles: ci tornerà il prossimo 11 dicembre con la nuova carica di ministro degli Esteri.

Slovacchia. Elezioni. Bratislava è tappezzata di manifesti di ogni colore che promettono il “ritorno alla normalità” e “la fine della follia” dopo cinque anni di governi variopinti, rissosi e poco longevi. Ma è molto difficile che il risultato di ieri consenta alla Slovacchia il ritorno a una politica stabile. Il vincitore delle elezioni è il favorito dei pronostici: l’ex premier filorusso Robert Fico. Il suo partito socialdemocratico Smer vince con il 24% dei voti. Il suo rivale Michel Simecka, leader dei Progressisti slovacchi (Ps), si ferma al 18%. Il terzo è Hlas, la forza politica dell’ex compagno di partito di Fico, Peter Pellegrini, che incassa il 15% e sarà cruciale per la formazione del nuovo governo. La presidenza del Partito Socialista Europeo (Pse) ha sospeso l’adesione dei partiti slovacchi Smer-Sd e Hlas-Sd. Alla guida di Smer c’è Robert Fico, fresco vincitore delle elezioni in Slovacchia, mentre il leader di Hlas è Peter Pellegrini. «Questo passo è stato compiuto a seguito della chiara divergenza dai valori della famiglia del Pse dimostrata da Fico – ha dichiarato il Pse – e dopo l’annuncio di una coalizione di governo tra entrambi i partiti e un partito di destra radicale». Nelle scorse ore, infatti, Fico ha trovato un accordo per governare con Hlas e il Partito Nazionale Slovacco (Sns).

Edgars Rinkevics

Lettonia. Presidenziali. Edgars Rinkevics ha prestato giuramento come presidente della Lettonia, è il primo capo di Stato apertamente gay di una nazione dell’Unione europea. Lo riporta la Bbc. Rinkevics, che dal 2011 è stato ministro degli Esteri, ha prestato giuramento oggi a Riga. Il presidente della Repubblica in Lettonia ricopre soprattutto ruoli cerimoniali, ma può porre il veto alle leggi e indire referendum. L’Ue ha già avuto capi di governo dichiaratamente gay, ma mai un capo di Stato. Rinkevics, 49 anni, ha fatto coming out nel 2014 e da allora è stato un fermo sostenitore dei diritti lgbt.

Spagna. Giuramento erede al trono. “Mi impegno da oggi con tutti gli spagnoli, che servirò in ogni momento con rispetto e lealtà. Non c’è orgoglio maggiore di questo”. Con queste parole la principessa delle Asturie Leonor di Borbone, ha giurato fedeltà alla Costituzione spagnola, il giorno del suo diciottesimo compleanno. La cerimonia si è svolta alle 11 di oggi (31 ottobre), davanti alle Corti spagnole. Dopo il suo discorso e il giuramento sulla Costituzione a Palazzo Reale, la principessa delle Asturie ha ricevuto il collare dell’Ordine di Carlo III, la massima distinzione civile della nazione, dalle mani del padre, il re Felipe VI. Quello del giuramento è un atto solenne, che però ha anche un importante valore politico: la principessa di fatto acquisisce il potere di assumere legittimamente le funzioni di regina quando sarà necessaria la successione al trono. La primogenita del re Felipe VI e della Regina Letizia, garantirà quindi la continuità della monarchia spagnola in caso di abdicazione, incapacità o morte del padre.

Evika Siliņa

Lettonia. Nuovo governo. Il ribaltone di Ferragosto questa volta è andato in scena nel Baltico. Dopo aver annunciato la volontà di fare un passo indietro lunedì (14 agosto), il primo ministro della Lettonia, Arturs Krišjānis Kariņš, ha rassegnato oggi (17 agosto) le dimissioni nelle mani del presidente della Repubblica, Edgars Rinkēvičs, a causa di una serie di dissidi all’interno della coalizione di governo di centro-destra a tre legati al rimpasto di governo per far entrare in maggioranza anche il partito verde e quello progressista. Fatale per il leader del partito liberal-conservatore Nuova Unità (Jv) e premier riconfermato alla prova del voto dell’ottobre dello scorso anno è stato il tentativo di allargare la maggioranza di governo ad altri due partiti in ascesa alle elezioni del 2022 in Lettonia: l’Unione dei Verdi e degli Agricoltori (Zzs) e i Progressisti (P). Kariņš non è riuscito a convincere i due partner di governo di centro-destra – i nazional-conservatori di Alleanza Nazionale (Na) e i centristi regionalisti di Lista Unita (As) – a procedere con un rimpasto della squadra di ministri rimanendo lui stesso primo ministro. “Stanno bloccando il lavoro per la prosperità e la crescita economica”, ha attaccato il premier dimissionario i due partiti che avevano sollevato rimostranze costituzionali sulla permanenza di Kariņš a capo del governo della Lettonia dopo il rimpasto. Guidato dalla Ministra presidente conservatrice Evika Siliņa, il governo è costituito e appoggiato da una coalizione tripartitica tra Nuova Unità (JV), di centro-destra e detentore di 8 ministeri (compresa la Presidenza), Lista Unita (ZZS), di centro e detentore di 4 ministeri, e Progressisti (PRO), di centro-sinistra e detentori di 3 ministeri; insieme, questi dispongono di 52 deputati su 100, ovvero il 52% dei seggi alla Saeima.

Portogallo. Crisi di governo. Un fulmine a ciel sereno a Lisbona: António Costa, primo ministro in carica dal 2015, ha consegnato questo pomeriggio (7 novembre) le proprie dimissioni al presidente della Repubblica portoghese. Il leader socialista è indagato nell’ambito di un’inchiesta di presunta corruzione legata ad alcuni progetti per la transizione verde nel Paese. Nelle scorse ore, la Procura generale ha ordinato una serie di perquisizioni – tra cui nella residenza ufficiale del premier – e disposto l’arresto del capo di gabinetto di Costa, Vítor Escária, e di un suo consigliere, Diogo Lacerda. In un comunicato stampa, la Procura ha dichiarato che “sono in gioco fatti che potrebbero costituire reati di malaffare, corruzione attiva e passiva di un titolare di carica politica e traffico di influenze”. La giustizia portoghese sospetta che il primo ministro possa aver fatto pressione indebita per sbloccare alcuni progetti legati al settore del litio e dell’idrogeno verde: si tratterebbe in particolare delle concessioni per due miniere di litio nel nord del Paese e per una centrale a idrogeno nella città di Sines, a 70 chilometri a sud di Lisbona.

Ue. Tutti i rimpasti della Commissione. Sette commissari diversi, perché non approvati all’inizio del percorso o per abbandono legati a problemi e ragioni personali. Un quarto della squadra dei commissari originari, concepita dalla presidente Ursula von der Leyen per la legislatura europea, ha visto l’uscita di scena dall’esecutivo comunitario. Un ricambio eccezionale, e che allo stato vede la squadra di von der Leyen addirittura ‘menomata’ per via di un congedo temporaneo non retribuito che fa scendere provvisoriamente a 26 il numero dei commissari Ue. Una sistemazione ufficiale è attesa questa settimana, con le audizioni dei commissari designati per Azione climatica (Woepke Hoekstra) e il Green Deal (Maros Sefcovic, domani, 3 ottobre), dopo le dimissioni di Frans Timmermans e la divisione di quello che è stato il suo portafoglio fino al 22 agosto scorso.

Troels Lund Poulsen

Danimarca. Nuovo leader partito. Troels Lund Poulsen è stato descritto come un cinico uomo di potere che muove i fili dietro le quinte del potere . Ma sabato è finalmente uscito dall’ombra ed è salito alla ribalta, quando è stato eletto presidente del Partito Liberale sul palco dell’incontro nazionale del Partito Liberale (Venstre) a Herning.

Slovacchia. Cambio nome partito. Il partito slovacco Olano, Obyčajní Ľudia a Nezávislé Osobnosti, traduzione di Gente Comune e Personalità Indipendenti cambia ufficialmente nome e prende quello di Slovacchia.

Grecia. Scissione. Le “pratiche trumpiane” non piaccono alla sinistra greca. Soprattutto se vengono da Syriza, il principale partito socialista all’opposizione da cui ieri (12 novembre) sono usciti 45 membri, accusando il neo-presidente, Stefanos Kasselakis, anche di “populismo di destra”. L’elezione dell’ex-banchiere della Goldman Sachs a leader di Syriza, avvenuta lo scorso settembre, era già stata motivo di tensione all’interno del partito, dove molti esponenti del partito lo vedono fuori contatto con la Grecia e la sua sinistra: oltre ad aver studiato negli Stati Uniti fin dai 14 anni, Kasselakis è alla sua prima esperienza politica. Questo ha generato non poca irritazione nel suo partito, abituato a una guida carismatica come quella di Alexis Tsipras, costretto però a dimettersi dopo la sconfitta elettorale di giugno contro l’attuale primo ministro conservatore, Kyriakos Mitsotakis. ‘Umbrella’, la fazione guidata dall’ex-ministro delle Finanze del governo Tsipras (dal 2015 al 2019), Euclidis Tsakalotos, ha dato l’annuncio della sua scissione accusando il neoleader di Syriza di voler abbandonare l’ideologia di sinistra anti-capitalista alla base del partito. Al motivo ideologico se n’è aggiunto uno ben più pratico: la separazione di ‘Umbrella’ da Syriza è diventata inevitabile quando Kasselakis ha annunciato di voler espellere tre membri di spicco ed ex-ministri del governo Tsipras: Nikos FilisAndreas Xanthos e Theodoros Dritsas.

Parlamento Ue ratifica elezione von der Leyen a nuova presidente della Commissione europea
Ursula von der Leyen

Ue. Variazione numero seggi Parlamento Ue. Un emiciclo di 720 seggi parlamentari, invece degli attuali 705. Fumata bianca alla riunione degli ambasciatori dei 27 Stati membri dell’Ue al Coreper che hanno approvato, senza dibattito, la proposta di compromesso della presidenza del Consiglio Ue spagnola sulla nuova composizione del Parlamento europeo di Strasburgo, in vista delle prossime elezioni europee e della futura legislatura 2024-2029. Sulla base della proposta iniziale del Parlamento europeo di una camera da 716 seggi, la proposta spagnola ha suggerito di dare due seggi in più alla Francia (81 invece di 79), Spagna (61 invece di 59) e Paesi Bassi (31 invece di 29), uno a testa per Polonia (53, da 52), Belgio (22, da 21), Lettonia (9, invece 8), Austria (20, da 19), Danimarca (15, da 14), Finlandia (15, da 14), Irlanda (14 da 13), Slovacchia (15 da 14) e Slovenia (9 da 8). A beneficiarne, dunque, saranno 12 Stati membri su 27, e l’Italia non sarà tra questi. Resterà comunque il terzo Paese per numero di seggi (che vengono assegnati con il criterio della grandezza della popolazione) con 76 seggi, dopo la Germania (96 eurodeputati) e la Francia (che salirà a quota 81 seggi con le attuali modifiche).

Ue. Stato dell’Unione. Un’occasione per fare un punto sui dodici mesi appena trascorsi e delineare le iniziative faro che la Commissione intende attuare nel prossimo anno, l’ultima della legislatura, non dimenticando di sottolinearle “l’eredità” che questo esecutivo lascia al prossimo. Che per molti potrebbe avere la stessa guida. Tra otto giorni, mercoledì 13 settembre, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, pronuncerà a Strasburgo, di fronte alla plenaria del Parlamento europeo, l’annuale discorso sullo stato dell’Unione. L’appuntamento ormai diventato tradizione nella politica comunitaria in cui il capo della Commissione si confronta con gli eurodeputati, facendo il punto sulle cose realizzate negli ultimi mesi e le priorità da attuare in quelli successivi. Un lungo elenco di tutte le vittorie ottenute in questi quattro anni di mandato, “il 90 per cento degli obiettivi politici presentati nel 2019, grazie a questo Parlamento, agli Stati membri e alla squadra di Commissari”. La presidente dell’esecutivo Ue, Ursula von der Leyen, nel discorso sullo Stato dell’Unione pronunciato questa mattina (13 settembre), ha celebrato l’alleanza che è stata la colonna vertebrale della legislatura, quella tra i tre maggiori gruppi politici, il Partito Popolare europeo, i Socialisti e democratici e i liberali di Renew Europe. Un’alleanza messa in crisi recentemente dal leader del Ppe, Manfred Weber, che ha esplorato la possibilità di virare a destra in vista delle prossime elezioni europee. Un tentativo fallimentare, che ha spinto lo stesso Weber a tornare sui suoi passi. “Ringrazio Stéphane e Iratxe (i presidenti di Renew e S&d, ndr) per la nostra proficua cooperazione durante questo periodo cruciale. Il motore politico dell’Europa funziona, la maggioranza Ursula ce l’ha fatta“, ha dichiarato il capogruppo dei popolari nel suo intervento in aula subito dopo le parole di von der Leyen. Rivendicando, in totale rottura rispetto alla retorica utilizzata negli ultimi mesi, il contributo fondamentale del Ppe alla realizzazione del Green Deal, con il “supporto a 32 file su 34”. Insomma, il boicottaggio delle leggi sul ripristino della natura e sullo stop ai motori endotermici sembra acqua passata.

Ue, Italia. Affossamento Mes. La Camera dei deputati ha votato contro la ratifica della riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità, conosciuto soprattutto con l’acronimo MES: un’istituzione che esiste da una decina di anni e che serve per aiutare i paesi dell’Eurozona in grave crisi economica. Hanno votato contro Fratelli d’Italia, Lega e Movimento 5 Stelle. Forza Italia si è astenuta, così come l’Alleanza Verdi e Sinistra. Partito Democratico, Italia Viva e Azione hanno votato a favore. È un esito notevole, che ha un importante valore sia sostanziale che politico. Sostanziale perché di fatto blocca per tutti i 20 paesi che fanno parte del MES l’entrata in vigore di una riforma importante, che avrebbe introdotto tra le varie cose un meccanismo di aiuti in caso di diffuse crisi bancarie. La riforma era già stata approvata da tempo, anche dall’Italia, e doveva solo essere ratificata dai vari parlamenti nazionali entro il 31 dicembre. A parte l’Italia, tutti i paesi interessati avevano già concluso il procedimento di ratifica. Da quando è entrato in carica il governo di Giorgia Meloni aveva rinviato più volte il voto.

Ue. Meccanismo cooperazione e verifica sulle riforme e la corruzione in Bulgaria e Romania. Sedici anni dopo l’ingresso di Bulgaria e Romania nell’Unione Europea, l’adesione dei due Paesi dell’Europa orientale può dirsi conclusa grazie alla chiusura formale del Meccanismo di cooperazione e verifica introdotto nel 2007. A renderlo ufficiale è la Commissione Europea che, attraverso l’annuncio della sua presidente Ursula von der Leyen, ha abrogato oggi (15 settembre) le due decisioni che avevano istituito la misura transitoria per facilitare i progressi nei settori della riforma giudiziaria, della lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata. “Vorrei congratularmi con la Bulgaria e la Romania per i significativi progressi compiuti dopo la loro adesione all’Ue”, è stato il commento della numero uno dell’esecutivo comunitario: “Lo Stato di diritto è uno dei nostri valori comuni fondamentali come Unione ed entrambi gli Stati membri hanno realizzato importanti riforme negli ultimi anni”. Da parte del Berlaymont la chiusura del Meccanismo transitorio è un “riconoscimento di questi sforzi” e ora i lavori possono continuare – come per gli altri 25 Paesi membri – nell’ambito del ciclo annuale sullo Stato di diritto. La decisione da parte dell’esecutivo comunitario è stata presa lo scorso 5 luglio, quando i co-legislatori del Parlamento e del Consiglio dell’Ue sono stati informati sul fatto che Sofia e Bucarest hanno attuato “tutti gli impegni specifici” nel contesto delle conclusioni del Meccanismo che “termina quando tutti i parametri di riferimento sono stati soddisfatti“, specifica in una nota la Commissione.

Ue. Stato di diritto in Europa. In alcuni Stati membri “permangono preoccupazioni sistemiche” relative al rispetto dello Stato di diritto. Due su tutti: Polonia e Ungheria. Se il 65 per cento delle raccomandazioni suggerite dalla Commissione Europea l’anno scorso è stato accolto, Varsavia e Budapest rimangono le osservate speciali soprattutto per quanto riguarda l’indipendenza del sistema giudiziario e la libertà dei media. Nella quarta relazione annuale pubblicata oggi (5 luglio) dalla Commissione Ue, i quattro pilastri presi in considerazione per valutare  progressi e arretramenti compiuti dai Paesi membri sono, oltre all’indipendenza giudiziaria e il pluralismo dei media, i quadri nazionali anticorruzione e altri pesi e contrappesi istituzionali. Quattro indicatori costruiti sulla base di “530 incontri e consultazioni con circa 750 autorità nazionali, stakeholders e rappresentanti della società civile negli Stati membri”, ha evidenziato la vicepresidente dell’esecutivo Ue responsabile per le politiche sui valori e la trasparenza, Věra Jourová.

Spagna. Catalano, gallego e basco come ufficiali in Ue. Per ora le lingue ufficiali dell’Unione europea rimangono 24. Perché nella lista entrino anche il catalano, il gallego e il basco ci sarà da aspettare ancora, i tempi e i modi restano incerti, ma se ne può parlare. Madrid, dove tra l’altro il partito indipendentista catalano di Junts è al momento l’ago della bilancia nella formazione di qualsiasi ipotetico nuovo governo, ha presentato la sua proposta ai ministri per gli Affari Europei dei 27, che si sono detti “pronti per continuare a lavorare sulla questione”, rimandando il dialogo alle future riunioni. “C’è stato un dibattito costruttivo, abbiamo inoltrato la proposta ai gruppi di lavoro del Consiglio e del Coreper (Comitato dei rappresentanti permanenti, ndr) per portare avanti le discussioni”, ha dichiarato Pascual Ignacio Navarro Rios, il segretario di Stato spagnolo per l’Ue, che ha presieduto il vertice di oggi (19 settembre) a Bruxelles. Niente di più, ma l’eventuale approvazione dello status ufficiale delle tre lingue ha sollevato dubbi, soprattutto di natura giuridica e finanziaria, presso diversi Paesi. E la decisione andrebbe presa all’unanimità.

Mark Rutte, Ursula Von der Leyen e Giorgia Meloni

Ue. Memorandum Tunisia. Nella giornata di domenica è previsto un viaggio istituzionale in Tunisia della presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni, insieme alla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen e al primo ministro olandese Mark Rutte. Per Meloni è la terza visita in Tunisia in poco più di un mese: era andata da sola una prima volta il 6 giugno, e poi già insieme a von der Leyen e Rutte l’11 giugno. Il motivo delle visite è stata una serie di colloqui con il presidente tunisino, l’autoritario Kais Saied, per firmare un “memorandum d’intesa” tra Unione Europea e Tunisia che ha l’obiettivo di fornire un aiuto finanziario al governo tunisino da circa un miliardo di euro. Questi soldi si aggiungerebbero al prestito del Fondo Monetario Internazionale (FMI) da 1,7 miliardi di euro di cui si parla da tempo e che era stato chiesto dalla Tunisia per provare a risolvere la sua complicata situazione economica e sociale. Il memorandum, di cui non sono stati comunicati i dettagli, secondo fonti a conoscenza dei fatti impegnerebbe la Tunisia ad applicare alcune riforme chieste dall’FMI, e a collaborare maggiormente nel bloccare le partenze di migranti e richiedenti asilo che cercano di raggiungere l’Italia via mare.

Polonia. Immigrazione. Una mossa in stile Viktor Orbán. Istigare gli elettori a esprimersi contro le politiche comunitarie attraverso un referendum organizzato in occasione delle elezioni nazionali, sfruttando una fake news ritagliata su misura. Se per l’Ungheria nel 2022 era accaduto con i diritti della comunità Lgbt, quest’anno potrebbe accadere lo stesso in Polonia con il futuro sistema Ue per la gestione delle persone migranti in arrivo nell’Unione, il Patto migrazione e asilo. “Siete favorevoli all’ammissione di migliaia di immigrati clandestini dal Medio Oriente e dall’Africa nell’ambito del meccanismo di ricollocazione forzata imposto dalla burocrazia europea?” È questo il quesito proposto dal primo ministro della Polonia, Mateusz Morawiecki, per il possibile referendum popolare da sottoporre agli elettori il 15 ottobre, in concomitanza con le elezioni per il rinnovo del Parlamento nazionale. La fake news è chiara: non esiste alcun “meccanismo di ricollocazione forzata” nei negoziati in corso tra il Parlamento Europeo e il Consiglio dell’Ue, nemmeno nella posizione negoziale concordata dai Ventisette durante la riunione ministeriale dello scorso 8 giugno sul Regolamento per la gestione dell’asilo e della migrazione (Ramm) e il Regolamento modificato sulle procedure di asilo (Apr). Sul tavolo dei negoziati inter-istituzionali c’è solo la solidarietà obbligatoria (che prevede la scelta tra l’accoglienza di una quota di persone migranti o un contributo finanziario), eppure lo spauracchio di un meccanismo di redistribuzione obbligatoria è vitale per Morawiecki come strumento di propaganda elettorale.

Italia. Immigrazione. Sempre più persone migranti scelgono la rotta del Mediterraneo centrale per cercare di entrare in Europa. Nei primi sette mesi del 2023, su 176.100 rilevamenti di attraversamenti irregolari alle frontiere esterne dell’Ue, 89 mila sono stati segnalati dalle autorità nazionali sulla rotta considerata anche dalle Nazioni Unite come “la più pericolosa al mondo”. Secondo i calcoli preliminari pubblicati nell’ultimo rapporto dell’Agenzia europea della Guardia di Frontiera e Costiera (Frontex), il numero di attraversamenti irregolari a tutte le frontiere esterne è aumentato del 13 per cento nei primi sette mesi dell’anno, raggiungendo il totale più alto per il periodo gennaio-luglio dal 2016. Un aumento interamente determinato dal numero di arrivi attraverso il Mediterraneo centrale, che rimane la principale rotta migratoria verso l’Ue e rappresenta oltre la metà di tutti i rilevamenti. Mentre gli ingressi da tutte le altre rotte migratorie sono diminuiti, il numero di attraversamenti irregolari dal Mediterraneo centrale è più che raddoppiato rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (+115 per cento), segnando il record dal 2017. Lo storico cavallo di battaglia di Giorgia Meloni rischia di trasformarsi in un cavallo di Troia: dopo anni di slogan all’opposizione e promesse di pugno duro da campagna elettorale, nella prima estate a Palazzo Chigi, il fallimento più rumoroso si sta delineando proprio lì, sui migranti. Ursula Von der Leyen in contatto con Giorgia Meloni, la commissaria Ue Ylva Johansson con Matteo Piantedosi. L’esecutivo comunitario cerca di far sentire il proprio supporto all’Italia e all’isola di Lampedusa, messa a dura prova da un nuovo picco di sbarchi di persone migranti dal Mediterraneo centrale. Il 20 settembre la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta per la prima volta all’Assemblea generale dell’ONU che si tiene ogni anno nella sede centrale dell’organizzazione, a New York. Meloni ha parlato per circa 15 minuti, concentrandosi soprattutto sull’immigrazione e sulla necessità per l’Italia e la comunità internazionale di fermare le attività dei trafficanti di esseri umani, riducendo così le partenze dal Nord Africa e quindi gli arrivi in Europa. Meloni ha detto che oggi molti paesi africani sono in difficoltà a causa della siccità, del cambiamento climatico e dei blocchi imposti dalla Russia alle esportazioni di cereali ucraini, da cui alcuni paesi africani dipendevano. Questa situazione di instabilità favorirebbe il lavoro dei trafficanti di esseri umani, ossia i gruppi criminali che organizzano i viaggi dei migranti, senza però prendervi parte. Il governo italiano ha annunciato di voler ristabilire dei controlli alla frontiera tra Friuli Venezia Giulia e Slovenia: la misura entrerà in vigore dal 21 ottobre prossimo, avrà una durata iniziale di 10 giorni e potrà eventualmente essere prorogata. La notizia è stata data dalla presidenza del Consiglio, dopo che era stata comunicata alle istituzioni europee da Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno e titolare delle procedure di controllo alle frontiere. «L’intensificarsi dei focolai di crisi ai confini dell’Europa, in particolare dopo l’attacco condotto nei confronti di Israele, ha infatti aumentato il livello di minaccia di azioni violente anche all’interno dell’Unione» ha detto in un comunicato il governo, che dunque giustifica questa decisione con le tensioni generate dal conflitto israelo-palestinese.

Lettonia approva unioni civili

Lettonia. Unioni civili. Nella giornata di ieri il parlamento della Lettonia ha votato a favore delle unioni civili, garantendo il riconoscimento legale alle coppie dello stesso sesso ma minori diritti rispetto alle coppie sposate. Una prima attesa svolta nei confronti dei diritti LGBTQIA+ per la Lettonia, 18 anni dopo la modifica della  costituzione per definire il matrimonio “tra un uomo e una donna”, in modo da cancellare qualsiasi ipotesi di nozze same-sex. La nuova legge, che entrerà in vigore a metà del prossimo anno, consentirà alle coppie dello stesso sesso di registrare la propria unione presso un notaio. Permetterà inoltre il diritto di farsi visita in ospedale, nonché  benefici fiscali e di previdenza sociale.

Bulgaria. Legge anti-omofobia. Il parlamento bulgaro ha definitivamente approvato diversi emendamenti al codice penale, comprese nuove disposizioni contro i crimini ispirati dall’odio, tra cui pene più severe per omicidio, aggressione, rapimento e negazione del diritto al lavoro se il movente è l’orientamento sessuale della vittima. Fino alla scorsa settimana, se qualcuno commetteva un crimine basato sull’orientamento sessuale della vittima, non veniva punito come “crimine d’odio”, rendendo molto difficile proteggere le vittime LGB dai crimini d’odio del Paese. Questi emendamenti, presentati dalla coalizione We Continue the Change-Democratic Bulgaria, prevedono che se l’omicidio premeditato verrà ora commesso sulla base di motivi omofobici o razzisti, la pena potrà essere la reclusione dai 15 ai 20 anni, l’ergastolo o l’ergastolo senza condizionale. Gli emendamenti aumentano anche le pene quando le persone omosessuali sono vittime di lesioni personali, rapimento o detenzione illegale.

Germania. Self-Determination Act. Anche la Germania guarda avanti. In un periodo storico in cui il riconoscimento e l’accettazione delle identità non conformi è al centro di molti dibattiti sociali, anche il governo tedesco sceglie di stare dalla parte giusta della storia, con il Self-Determination Act. Si tratta di una legge proposta dal governo di centro sinistra  e che – se approvata anche in parlamento – semplificherà e umanizzerà il processo attraverso il quale le persone trans e non binarie possono cambiare legalmente il proprio nome e genere sui documenti ufficiali.

Portogallo. Divieto terapie di conversione. Alla vigilia di Natale il parlamento portoghese ha ufficialmente vietato le cosiddette pratiche di “conversione sessuale” contro le persone lgbt, criminalizzando gli atti volti ad alterare, limitare o reprimere l’orientamento, l’identità o l’espressione sessuale. La legge è stata approvata con i voti favorevoli di PS, BE, PCP, PAN, L, IL, mentre PSD e CH hanno votato contro. Nel 2010 il Portogallo è diventato l’ottavo Paese del mondo a riconoscere il matrimonio egualitario. Dal 2016 il diritto portoghese prevede l’adozione anche per le coppie formate da persone dello stesso sesso. 20 anni fa sono entrate in vigore le prime leggi contro la discriminazione basata sull’orientamento sessuale nell’occupazione, mentre nel 2004 il Portogallo è diventato uno dei pochi Paesi al mondo ad inserire in Costituzione il divieto di discriminazione basata sull’orientamento sessuale. Nel 2013 è stata aggiunta «l’identità di genere» ai crimini d’odio nel codice penale. Nel 2018 il governo ha approvato una nuova legge che ha ampliato i diritti delle persone transgender. Due mesi fa Marina Machete è diventata la prima donna trans a vincere Miss Portogallo, volando così a Miss Universo.

Italia. Gpa reato universale. Tra gli emendamenti presentati a far rumore e a spaccare l’opposizione è stato quello firmato Riccardo Magi su una gestazione regolamentata, con un Registro nazionale delle gestanti. Solo 9 i voti a favore, con 191 contrari e 44 astenuti. I voti a favore sono arrivati dai due deputati di +Europa, da Fabrizio Benzoni di Azione e da tutti i presenti di AVS tranne Luana Zanella. Il Pd non ha partecipato al voto, il M5S si è astenuto, mentre Alleanza Verdi e Sinistra si è spaccata: Sinistra italiana a favore, Verdi contrari. La capogruppo dei Verdi Zanella, applauditissima dalla destra, ha definito l’emendamento “una grande mistificazione, perché attorno alla cosiddetta generosità di una donna che presta se stessa per una gravidanza, c’è profitto da parte di tutti i soggetti coinvolti, in particolare le agenzie che anche a livello europeo agiscono in un vero e proprio settore produttivo, in cui la donna viene sfruttata per la sua capacità produttiva“. Ad elogiare Zanella sui social Pro Vita e Famiglia. La direttiva stabilita dalla circolare Piantedosi è l’atto esecutivo di un governo che ha deciso di sfruttare a fini propagandistici il vuoto legislativo in materia di diritto familiare e parentale per le coppie omosessuali. Un vuoto legislativo le cui responsabilità sono storicamente in capo a tutto l’arco parlamentare, da sinistra a destra. Quel che sta compiendo il Governo Meloni è modellare l’attuale fragilità giuridica delle coppie omosessuali italiane e dei loro figli, ai propri tornaconti di sopravvivenza politica, e stritolarne la possibilità di essere “famiglia”, per conficcare nella pancia degli Italiani il terrore verso ciò che non sia conforme all’idea di famiglia basata su una coppia di genitori eterosessuali.

Comincia il lavoro dell’Icpa, la piattaforma per le indagini sul crimine d’aggressione della Russia in Ucraina

Ue. Convenzione dell’Aia sul riconoscimento delle sentenze straniere. Un altro passo nell’avvicinamento tra i 27 Paesi dell’Unione europea e l’Ucraina. Entra in vigore oggi (1 settembre) la Convenzione dell’Aia sul riconoscimento e l’esecuzione delle sentenze straniere in materia civile e commerciale, a cui sia Kiev che Bruxelles hanno aderito. Da ora in avanti gli Stati membri dell’Ue riconosceranno le sentenze emesse da giudici ucraini e l’Ucraina riconoscerà quelle emesse dai Paesi del blocco. Oltre all’Ue, la convenzione adottata il 2 luglio 2019 è stata firmata da Costa Rica, Israele, Russia, Ucraina, Stati Uniti e Uruguay. Al momento, sono solo due le parti ad averla ratificata: Bruxelles e Kiev. Ma altri Paesi sono chiamati ad aderire: “È arrivato il momento di rafforzare l’unità e la cooperazione internazionale in materia di diritto civile e commerciale. Spero che l’entrata in vigore della Convenzione e la sua applicazione in Ue e in Ucraina spingeranno altri Paesi ad aderire”, ha dichiarato il commissario europeo per la Giustizia, Didier Reynders.

Ue. Invasione russa dell’Ucraina. A quattro mesi dall’accordo di Leopoli che ne sanciva la nascita, comincia oggi (3 luglio) i suoi lavori il Centro Internazionale per il Perseguimento del crimine d’Aggressione contro l’Ucraina (Icpa). Una piattaforma di coordinamento per le indagini nazionali, che permetterà a procuratori indipendenti di diversi Paesi – per ora Lettonia, Lituania, Estonia, Romania, Polonia e Ucraina – di lavorare insieme, scambiare prove e concordare una strategia investigativa e penale comune in vista di un futuro processo contro la leadership politica e militare russa. Asap, acronimo di As soon as possible (“prima possibile”) ma anche di ‘Act in support of ammunition production’, ovvero atto per sostenere l’aumento della produzione di munizioni in Europa. Ed è a tempo record di due mesi dalla presentazione da parte della Commissione europea , lo scorso 3 maggio, che i negoziatori del Parlamento e del Consiglio Ue hanno raggiunto nella notte un accordo politico sul piano Ue per accelerare la produzione di munizioni ‘Made in Europe’. Evita lo scontro, si guarda bene dall’affondare colpi in modo diretto. Volodymyr Zelensky è consapevole di quello che accade. Il presidente dell’Ucraina sa che c’è un Paese dell’UE che frena sull’avvio dei negoziati di adesione del suo, di Paese. Ma sa anche che gli altri stanno lavorando per convincere ad andare avanti. E li esorta a proseguire. “Dieci anni fa, in Ucraina, la gente si sollevò sotto le bandiere dell’Unione Europea”, ricorda intervenendo, collegato da remoto, al vertice dei capi di Stato e di governo dell’UE. “Per loro era un simbolo di verità e tale dovrebbe rimanere. ​Oggi vi chiedo una cosa: non tradite le persone e la loro fede nell’Europa“.

Paesi Bassi, Danimarca. Aiuti all’Ucraina. Non è ancora chiaro quanti saranno, ma certo è che finalmente l’Ucraina avrà i suoi tanto sospirati F-16 per ricostituire il nerbo della difesa aerea distrutta nel conflitto con la Russia. La Danimarca ha deciso di trasferire 19 caccia, ha annunciato la premier danese, Mette Frederiksen, in una conferenza stampa congiunta con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Ora si attende di sapere quanti saranno i velivoli messi a disposizione dell’Olanda. “Tu e i tuoi connazionali ci avete mostrato cos’è il vero coraggio” ha detto Frederiksen, “Per questo vi dobbiamo tutto il nostro sostegno. Dall’inizio della guerra, la Danimarca è stata dalla vostra parte, perché la vostra libertà è la nostra libertà. Sappiamo anche che hai bisogno di più. Ecco perché annunciamo oggi che forniremo diciannove F-16 all’Ucraina”.

Finlandia. Crisi immigrazione legata a guerra Russia. La Finlandia prosegue la sua politica di chiusura delle frontiere con la Russia. A un anno dalla decisione di costruire una barriera di filo spinato lungo un quinto dei 1.340 chilometri di confine, il governo di destra guidato da Petteri Orpo ha annunciato che nella notte tra venerdì e sabato (17-18 novembre) saranno sigillati quattro dei nove valichi di frontiera con la Russia per i prossimi tre mesi, fino al 18 febbraio 2024. “Abbiamo agito con decisione e rapidità per garantire che la situazione al confine orientale non peggiori“, ha dichiarato il premier conservatore della Finlandia, facendo riferimento agli emendamenti alla legge sulla Guardia di frontiera “proprio per queste situazioni, ora utilizziamo gli strumenti a disposizione”. Come precisa l’autorità di pattugliamento dei confini nazionali, il governo della Finlandia può decidere di chiudere un valico “per un periodo determinato o indefinito“, se la chiusura viene considerata “necessaria per combattere una grave minaccia per l’ordine pubblico, la sicurezza nazionale o la salute pubblica”. Nello scenario attuale la Guardia frontiera definisce l’arrivo di persone migranti dalla Russia – e il possibile aumento degli ingressi irregolari – “una grave minaccia per l’ordine pubblico e la sicurezza nazionale“. Come riportano i dati ufficiali forniti da Helsinki, nel corso del 2022 sono stati registrati 46 ingressi irregolari, mentre solo da inizio agosto a inizio novembre il numero è raddoppiato (91) sul confine orientale.

Cop28

Ue. Cop28. Aumentare i finanziamenti per il clima, dar vita al fondo per le perdite e i danni e porre fine a tutti i sussidi (diretti e indiretti) ai combustibili fossili al più tardi entro il 2025. La commissione ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare (Envi) del Parlamento europeo ha adottato oggi (7 novembre) con 56 voti a favore, nove contrari e un’astensione una proposta di risoluzione con una serie di raccomandazioni in vista della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, la Cop28 che si terrà a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, dal 30 novembre al 12 dicembre. La risoluzione sarà votata dall’intera Eurocamera nella prossima sessione plenaria a Strasburgo dal 20 al 23 novembre, ma non è vincolante dal momento che il mandato dell’Unione europea alla Cop28 è stato concordato dai ministri europei dell’ambiente a metà ottobre. Dall’8 al 12 dicembre una delegazione dell’Eurocamera sarà presente ai lavori della Conferenza. Gli eurodeputati spingono affinché i Paesi sviluppati, tra cui l’Unione europea e i suoi Stati membri, garantiscano che l’obiettivo annuale di 100 miliardi di dollari per i finanziamenti per il clima venga raggiunto nel 2023 e “a lavorare su un obiettivo post-2025 che vada oltre tale importo”, spiega una nota dell’Eurocamera.

Ue. Ecodesign. Ecodesign sì, e anche di più. Nell’Ue ferro, acciaio, alluminio, indumenti e prodotti tessili, mobili, pneumatici, detergenti, vernici, lubrificanti e prodotti chimici dovranno  sempre prevedere una progettazione eco-compatibile. Lo vuole l’Ue, e in particolare il Parlamento europeo, che a larga maggioranza (473 voti a favore, 110 contrari e 69 astensioni) chiede beni più ecologici ed efficienti dal punto di vista energetico, con la precisa raccomandazione di prevedere il divieto specifico di distruggere i prodotti tessili e le apparecchiature elettriche ed elettroniche invendute. In quello che rappresenta la posizione negoziale del Parlamento con il Consiglio sulla proposta di regolamento della Commissione datata marzo 2022, l’Aula riunita a Strasburgo rafforza le proposte dell’esecutivo comunitario, per garantire una maggiore durata di vita dei prodotti e consumatori più informati, e per la soddisfazione di Alessandra Moretti (Pd/S&D), relatrice del testo.

Italia. Vertici. Il tanto atteso Piano d’azione Italia-Germania alla fine è stato siglato e in quasi tutti i settori d’intesa riguarda molto da vicino l’Unione Europea. Dalla migrazione all’Ucraina, dal conflitto tra Israele e Hamas alla cooperazione economica ed energetica, fino al Patto di stabilità e l’operazione Lufthansa-Ita. “La nostra cooperazione è stretta e di fiducia, questo filo diretto lo manterremo anche l’anno prossimo con la presidenza italiana del G7″, sono state le parole del cancelliere tedesco, Olaf Scholz, questo pomeriggio (22 novembre) dopo la firma dell’intesa bilaterale e in ambito europeo con la prima ministra italiana, Giorgia Meloni.

Categorie:Ambiente, Economia, Europa, Giustizia, Guerra, Lgbt, Unione Europea

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