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Le bufale sul web.

Le bufale sul web.
Le bufale sul web.

“Ho concentrato il mio impegno nella battaglia contro il discorso di odio, la disinformazione e le bufale. È ormai evidente che si tratta di problemi da affrontare con urgenza, tanto a livello nazionale che mondiale”. Lo scrive Laura Boldrini in un post su Facebook in cui fa un breve bilancio di fine anno sulla sua attività di Presidente della Camera.”Dal canto mio, a Montecitorio, ho istituito una Commissione contro l’hate speech, dedicata a Jo Cox e composta da deputati ed esperti. Così come ho deciso di non soccombere e di denunciare pubblicamente la violenza e le bufale sui social network. Credo infatti – sottolinea Boldrini – che debba essere rispettato il diritto di tutti i cittadini di essere informati correttamente – e non di essere disinformati – e che debba essere tutelata la dignità di chi utilizza la rete”.

La presidente della Camera si dice “contenta” soprattutto di alcuni “provvedimenti importanti come la legge sulle unioni civili e la norma contro il caporalato e lo sfruttamento in agricoltura”. Sottolinea che “abbiamo continuato ad aprire il più possibile il palazzo alle persone “e ricorda di aver prestato “attenzione anche a ciò che accade fuori dall’istituzione, visitando tanti territori e, in particolare, le periferie delle grandi città, in un viaggio che mi ha portato dallo Zen di Palermo al quartiere Corviale di Roma, da Quarto Oggiaro a Milano all’area di Scampia a Napoli. Lo ritengo utile perché le istituzioni devono essere lì dove ci sono i problemi”. Aggiunge di essere “convinta che per far fronte alle crisi globali, come terrorismo, migrazione e lotta alle diseguaglianze, sia necessaria un’Europa più forte e più solidale, capace di rispondere efficacemente a tali sfide. Per questo mi sono fatta promotrice di una Dichiarazione di intenti che ha ottenuto la firma di ben 15 presidenti di parlamenti europei”. Boldrini ringrazia “i tanti che mi hanno sostenuto ma anche a chi ha espresso critiche costruttive o manifestato dissenso con rispetto e spirito civico” e augura buon 2017.

I numero uno di bufale sono i 5 stelle. Secondo il deputato Paolo Bernini l’Obama Care ha imposto anche l’obbligo di «inserire microchip nel corpo umano». L’europarlamentare cittadino Marco Zullo ha portato all’attenzione dell’aula di Strasburgo «il caso delle scie chimiche», la teoria (sulla quale in passato anche diessini e udc hanno presentato interrogazioni alla Camera) che imputa ai militari americani di riempire l’atmosfera di agenti chimici, fingendo che siano le tracce degli aerei. Carlo Sibilia, invece, si è rifiutato di celebrare il 45esimo anniversario dello sbarco dell’uomo sulla Luna. Per lui non è mai avvenuto. Mentre Beppe Grillo ripete come un mantra che «l’unico modo per curare la prostata è trombare».

Prima che anche l’Italia scoprisse la pericolosità delle “post verità” – con il presidente Mattarella e quello dell’Antitrust Pitruzzella a vagheggiare anche paletti – i grillini avevano già evoluto il modo di fare comunicazione politica: modulare il messaggio in base agli umori degli elettori; trasmettere prima le emozioni e poi i fatti; recuperare, aggiornandole, tutte le leggende metropolitane in circolazione; condire il tutto con una forte dose di complottismo ed enfatizzazione. Per non parlare – e qui sta il capolavoro – della creazione di un circuito di siti, blog e profili social per veicolare queste “fake news” scavalcando stampa e tv. «Sarebbe un errore derubricare tutto al campo delle bufale», ci dice un ex collaboratore della Casaleggio associati. «Proprio Gianroberto capì che, vero o falso che sia il fatto, in un Paese dove tutti gridano per essere ascoltati, l’unico modo per non essere dimenticati è quello di dire qualcosa di scandaloso. Ricordo anche che c’era un gruppo di lavoro, impegnato a cercare notizie sulla rete o a studiare i commenti degli utenti». Il portale Buzzfeed ha ricostruito in una sua inchiesta che intorno a beppegrillo.it la Casaleggio ha creato una galassia di siti (come Tze Tze o La Cosa) e di blog, che negli ultimi mesi, per esempio, sono stati in prima linea nella propaganda pro Putin. Qualcuno parla anche di troll, di finti profili social, come quella “Beatrice Di Maio”, creata però dalla moglie del forzista Renato Brunetta, Titti. «Ma peccato che adesso», conclude un’ex attivista, «il sito di Beppe con la debolezza del movimento si stia riducendo a un organo di partito».

Bufale o meno che siano, il movimento Cinquestelle ha saputo piegare la verità alle proprie esigenze: per esempio ha raccolto con i banchetti le firme per un referendum abrogativo per l’uscita dall’euro. Peccato che la nostra Costituzione non lo consenta. Geniale la campagna sul fondo per il microcredito: i grillini si sono vantati sia di finanziarlo con parte dei loro stipendi parlamentari sia, soprattutto, della nascita del fondo ad hoc. Che invece è scattato nel 2010 grazie a un decreto che stanziò per il biennio successivo 60 milioni di euro. Ha anche un’origine governativa – lo volle Romano Prodi nel 1996 – il fondo di garanzia per le Pmi, nel quale i deputati versano ultimamente parte della loro diaria. E se a luglio Virginia Raggi ha rivendicato il merito per «la stabilizzazione di 485 educatrici e di 636 insegnanti della scuola dell’infanzia» a Roma – la trattativa l’aveva aperta l’ex sindaco Ignazio Marino mentre è stato il governo nazionale a sbloccare la cosa – il presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Roberto Fico, invece ha “fatta sua” la parte della riforma della tv pubblica, che prevede piena trasparenza sugli stipendi dei dirigenti di viale Mazzini.

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