Una fondazione nella bufera. Un prefetto scomodo. Una nomenklatura politica locale che ha voglia di sbarazzarsi del funzionario che mette il naso negli affari nella fondazione, braccio operativo della ‘Libera università della Sicilia centrale Kore’. Sono i vertici di un triangolo che costano un avviso di garanzia, notificato dalla procura di Roma, per abuso d’ufficio al ministro dell’Interno, Angelino Alfano, al suo vice Filippo Bubbico, al capo della sua segreteria, Ugo Malagnino, all’ex senatore Pd, Mirello Crisafulli e al presidente dell’università Kore, Cataldo Salerno. L’inchiesta approda al Senato con la richiesta di sfiducia presentata dal Movimento 5 Stelle nei confronti di Alfano mentre Ncd fa quadrato attorno al ministro.
Mancano poche ore al Natale e il 23 dicembre il prefetto di Enna, Fernando Guida, apprende dal Consiglio dei ministri che deve fare le valigie dopo meno di due anni. Destinazione Isernia, senza neppure che venga indicato un successore (Maria Rita Leonardi viene nominata solo il 10 febbraio). Perché questa fretta? Per capirlo bisogna fare un passo indietro quando, mesi prima, viene avviata dalla prefettura ennese la procedura per commissariare la fondazione Kore. Il motivo è riportato in una relazione del viceprefetto vicario, Tania Giallongo che descrive la fondazione come una scatola vuota, incapace di perseguire la ‘mission’ statutaria, cioè il sostegno all’università, e senza più alcuna forza patrimoniale. Sullo sfondo si aggiungono le polemiche per i corsi di medicina in lingua rumena gestiti dall’università Dunarea e il cui interfaccia in Italia è la fondazione Proserpina, della quale è amministratore delegato Crisafulli, indagato anche per questa vicenda. La richiesta di commissariamento è senza precedenti e scatena reazioni vibrate. Tutti sul piede di guerra contro quel prefetto che vuole la testa del consiglio di amministrazione della fondazione, forti anche delle ragioni fornite dal Riesame che ribalta le tesi della Procura ennese che aveva ipotizzato malversazione nell’uso di un milione di euro che il Comune di Enna aveva destinato all’università, ma che sarebbe rimasto nel conto corrente della fondazione e usato per coprirne i costi di gestione. Un’intercettazione spiega come il fronte anti-Guida punti al suo siluramento. «Dobbiamo fare presto, dobbiamo risolvere questa cosa prima che il ministro parta per le vacanze di Natale» dice Crisafulli che dichiara però di non parlare con Alfano dal 2001. Il fascicolo è, dal primo febbraio, al tribunale dei ministri dalla procura capitolina. «La vicenda è un caso nato morto – commenta Alfano – superato e smentito dai fatti». «Ma di cosa parliamo? – si chiede il deputato Ncd, Fabrizio Cicchitto -. È stata una tornata che ha riguardato 14 prefetti, non solo Guida. Non c’è alcun reato e non ci sono i presupposti per l’avviso, visto che la fondazione è stata commissariata venti giorni fa (il primo febbraio, ndr). Quindi nessuna pressione per bloccare l’iniziativa della prefettura. Un legame tra le unioni civili e l’avviso? Non ho certezze, ma rilevo la curiosa tempestività di questa soffiata dalla stampa».












































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