Giustizia è fatta. Chi uccise Alberto Musy il 21 marzo del 2012 ha un volto e ora una condanna sulle spalle. Ci sono voluti quasi tre anni, ma alla fine per Francesco Furchì è arrivato l’ergastolo. Accusato dell’omicidio del consigliere comunale di Torino, Furchì dovrà scontare il massimo della pena (di cui sei mesi in isolamento diurno), come richiesto dal pubblico ministero Roberto Furlan. Furlan nel corso della requisitoria aveva contestato anche la premeditazione e i futili motivi. Per il collegio difensivo invece Furchì è innocente: «una ingiustizia», hanno commentato gli avvocati Mariarosaria Ferrara, Gaetano Pecorella e Ginacarlo Pittelli che intanto annunciano appello. «Avremo ottimi elementi» per il giudizio di secondo grado, sostiene Pittelli, per lui la sentenza è frutto di «discorso indiziario disseminato di falsi clamorosi». Fatto sta che la condanna è arrivata con il massimo della pena possibile.
Il processo iniziò davanti al tribunale di Torino con l’accusa di tentato omicidio, ma con la morte del consigliere comunale la posizione di Furchì si aggrava e il 31 marzo 2014 inizia il nuovo processo con le accuse di omicidio volontario premeditato davanti alla Corte d’Assise. Il 29 gennaio scorso arriva la condanna all’ergastolo. Una stoccata anche alla società civile torinese e all’ambiente della politica torinese è arrivata dall’avvocato della famiglia Musy, Gian Paolo Zancan: «Mi dispiace – ha dichiarato a La Stampa dopo la sentenza – solo di una cosa: in questa triste vicenda c’è stato qualche episodio di omertà indegno di una città civile come Torino».
«Non è stato facile per la famiglia assistere a certe deposizioni – prosegue l’avvocato – sentire chi giustificava frasi ingiuriose nei confronti di Musy, espressioni quali “stronzo”, definendole valutazioni di tipo politico, quasi affettuose, le stesse che si potrebbero riservare a chi durante una partita di tennis fa una smorzata che lascia di sasso l’avversario». Intanto Furchì dovrà difendersi anche in un altro processo: è accusato di maltrattamenti in famiglia. Anche qui l’uomo si è sempre dichiarato innocente, ma il pm ha chiesto per lui una condanna a 18 mesi.
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