Editoriali

I rompiscatole – Il cammino di Civati, Pizzarotti, Fitto e Tosi.

I rompiscatole

Giuseppe Civati, Federico Pizzarotti, Raffaele Fitto e Flavio Tosi

Negli ultimi 365 giorni sono cambiati di molto gli equilibri interni dei partiti; ma c’è da dire che, almeno nei maggiori quattro, emergono delle figure che cercano di opporsi ai leader. Tutti e quattro gli oppositori, attualmente, non hanno nessuna speranza prendere la guida del partito; ma non voglio abbandonarlo e giurano di riuscire prima o poi a cambiarlo. Si tratta di Giuseppe Civati del Partito Democratico, Federico Pizzarotti del Movimento 5 Stelle (attuale sindaco di Parma), Raffaele Fitto di Forza Italia e Flavio Tosi della Lega Nord (attuale sindaco di Verona).

Giuseppe Civati è quello che più minaccia di fare una scissione; ma in realtà non se ne andrà mai. Questo non perchè vorrebbe restare nel Pd per forza; ma perchè vorrebbe che questo partito resti collocato a sinistra rispondendo alla stessa fascia sociale a cui hanno risposto i vecchi Ds. Non capisce che il Pd è la fusione di Ds e Margherita e non l’evoluzione dei Ds e che quello che è adesso il partito è l’evoluzione delle due anime. Insomma, vuole il bacino elettorale di adesso (il 40%) e gli ideali di prima. Nell’incertezza ha comunque registrato il marchio “Sinistra possibile” da utilizzare ipoteticamente dopo l’elezione del successore di Napitano.

Federico Pizzarotti cerca la democrazia in un partito costruito sull'”uno vale” uno; ma che in realtà è sempre stato un “Beppe vale tutti”. Molti suoi colleghi ci partito sono stati cacciati per molto meno. Lui è protetto dal fatto che è sindaco e quindi ha tempo fino alla primavera del 2017 per democratizzare il M5s e magari cambiare la politica delle espulsioni. Dopidichè non verrà più ricandidato e cadrà irrimediabilmente nel dimenticatoio. Il suo scudo di sindaco lo protegge perchè grinno non vuole perdere uno degli unici tre capoluoghi di provincia che il movimento ha conquistato. Se si perde un parlamentare non si sente la differenza; ma se si perde un sindaco la questione cambia.

Raffaele Fitto sta tentando l’operazione più ostica: quella di tenere a bada il padrone che ha inventato in Italia il partito padronale. Anche lui si batte per la democrazia interna e quello che chiede sono sopratutto primarie. Primarie che crede di vincere proprio perchè è l’unico oltre a Berlusconi ad avere dei voti in prima persona. Chissà se sarà proprio Fitto a far invertire la rotta dei consensi a Forza Italia o se per il partito di Berlusconi continuerà l’inevitabile caduta.

Flavio Tosi nel momento in cui Salvini si presentò contro Bossi alle primarie della Lega si fece promettere che se lui non si fosse candidato sarebbe stato il candidato della Lega alle primarie del centrodestra. Invece adesso pare che Salvini voglia anche quel ruolo per se. Tosi è allo stesso tempo il meno “testacalda” dei quattro rompiscatole; ma è anche quello che ha meno possibilità, al momento di riuscire nel suo intento.

5 risposte »

  1. Anno 2025. Cosa ne rimane dei quattro rompiscatole. Civati è quello che ha fatto la fine più anonima. Da quando ha fondato il suo partito Possibile è sparito dai radar. Ha tentato di entrare nell’alleanza Avs; ma è stato avversato da Fratoianni ed è quindi rimasto al palo.

    Pizzarotti ad un certo punto sembrava il più promettente. Ha fatto il sindaco di Parma per due legislature e sul piano nazionale aveva messo con altri su un partito di sindaci. Ma questo non ha pagato in termini di consenso e quindi ha virato su Più Europa; per poi deragliare recentemente decidendo di entrare in Azione, ma da semi-anonimo.

    Tosi da quando è stato buttato fuori dalla Lega da Salvini, ha cercato con il suo partito Fare! di essere importante almeno per la politica cittadina di Verona, senza riuscirci particolarmente. Poi ha deciso che la sua destinazione finale era Forza Italia dove si è rifugiato e grazie alla quale è riuscito a diventare eurodeputato.

    Fitto è stato anonimo da tanto tempo, ma la sua entrata in Fratelli d’Italia ha dato i suoi frutti, diventando uno dei più fedeli uomini di Meloni. Ora è commissario europeo.

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