Ambiente

Ddl Ilva bis è legge

Ddl Ilva bis è legge

Ddl Ilva bis è legge

Il Senato approva (206 si, 19 no e 10 astenuti) il ddl Ilva bis. I senatori 5 Stelle abbandonano la seduta per protesta. L’aula del  Senato ha approvato definitivamente il decreto Ilva-bis con
206 voti favorevoli. La Camera ha licenziato il testo l’11 luglio scorso con 299 voti favorevoli.

Nel decreto sono state inserite circa 30 modifiche rispetto  al testo originario uscito dal Consiglio dei ministri. Le commissioni Industria e Ambiente al Senato non hanno modificato ulteriormente il testo, visto che il decreto scade il 4 agosto e i tempi per il ritorno alla Camera sono troppo stretti.

Il provvedimento, varato dal Consiglio dei ministri il 4 giugno scorso e composto da tre articoli, introduce nuove norme per il commissariamento delle aziende (o degli stabilimenti) che causano danni ambientali (per una durata massima di 36 mesi), prevede la costituzione di un comitato di tre esperti per definire un Piano di misure per la tutela ambientale e per garantire il rispetto dell’Aia (Autorizzazione integrata ambientale), e regola le figure del commissario straordinario e del subcommissario. Inoltre prevede un Piano industriale predisposto dal commissario e stabilisce il commissariamento dell’Ilva di Taranto.

Con un emendamento che introduce il comma 2-bis, invece, è stato abolita la figura del Garante Aia (istituita dal decreto Salva Ilva del Governo Monti). Con il provvedimento sarà possibile commissariare soltanto lo stabilimento che ha causato il danno ambientale e non l’intera azienda.

Il commissario straordinario dello stabilimento reo d’inquinamento avrà 36 mesi di tempo per attuare le prescrizioni dell’Autorizzazione integrata ambientale e il rapporto di Valutazione del danno sanitario (Vds), previsto dal decreto Salva Ilva del Governo Monti, non potrà modificare le prescrizioni dell’Aia. Sarà possibile, però, per la Regione competente chiederne il riesame.

L’aula della Camera ha poi approvato un emendamento che mette (quasi) d’accordo Governo e M5s prevedendo che una parte dei guadagni dell’azienda commissariata (“nei limiti delle disponibilità residue”) vengano spesi anche per le bonifiche dello stabilimento reo d’inquinamento.

Nell’emendamento approvato (presentato dal Governo) sono confluiti due emendamenti presentati dal M5s: i 5 stelle chiedono che i guadagni dell’impresa vengano spesi non solo per l’attuazione dell’Aia, ma anche per “la messa in sicurezza, il risanamento e la bonifica ambientale” del ramo d’azienda che ha causato il danno ambientale. Ma la modifica del Governo (che doveva accontentare il M5s) precisa che gli investimenti dovranno essere fatti “nei limiti delle responsabilità residue”.

Tra le richieste emerse nelle commissioni Attività produttive e Ambiente c’è quella di inserire nell’Aia gli interventi di bonifica di tutto lo stabilimento e non solo le autorizzazioni all’esercizio dell’impianto. Infatti, il tema delle bonifiche ambientali all’interno dell’Aia – secondo Pd e M5s – non è trattato adeguatamente.

Nel merito, l’Aia è una autorizzazione all'”esercizio” nel senso che nelle relative valutazioni tecniche sono considerate tutte le diverse linee di impatto sull’ambiente dell’attività da autorizzare, nonché tutte le condizioni di vita dell’impianto (non solo a regime, ma anche nei periodi transitori e in fase di dismissione) perseguendo una prestazione ambientale ottimale.

Sì alla deroga del Patto di stabilità per la Regione Puglia per gli interventi di bonifica dell’area Sin (Sito di interesse nazionale) dei Comuni di Taranto e Statte, interventi previsti dal protocollo d’intesa sottoscritto il 26 luglio 2012 tra i ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico e gli enti locali interessati. L’approvazione del Piano delle misure di tutela ambientale (redatto dal Comitato dei tre esperti) “equivale a modifica dell’Aia limitatamente alla modulazione dei tempi di attuazione delle relative prescrizioni”.

La proposta modifica il comma 7 dell’articolo 1 e raccoglie le richieste arrivate da più gruppi politici: molti emendamenti, infatti, chiedevano di chiarire quali modifiche possono essere apportate all’Aia con il Piano ambientale. L’approvazione del Piano delle misure ambientali dovrà incontrare il parere favorevole della Regione interessata, oltre che l’approvazione del ministro dell’Ambiente. Il Piano dovrà essere diffuso “attraverso la pubblicazione sui siti dei ministeri dell’Ambiente e della Salute, nonché attraverso quelli degli enti locali interessati”. E incontrerà l’approvazione solo previo parere della Regione competente.

Anche i tre esperti del comitato, oltre che il commissario straordinario e il subcommissario, saranno responsabili dell’attuazione delle prescrizioni del Piano industriale e il Piano delle misure per la tutela ambientale previsti dal decreto. Per quanto riguarda il comitato dei tre esperti verrà nominato dal ministro dell’Ambiente, ma dovranno essere “sentiti anche i ministri della Salute e dello Sviluppo economico”.

Entro 30 giorni dall’approvazione del Piano ambientale il commissario, sentiti il socio di maggioranza e il rappresentate legale dell’azienda commissariata, predisporrà un piano industriale per continuare l’attività produttiva nel rispetto delle prescrizioni dell’Aia. Sarà garantita al titolare dell’azienda l’informazione sull’andamento della gestione e sulle misure del commissariamento.  Il ministro dell’Ambiente presenterà semestralmente al Parlamento una relazione sullo stato dei controlli svolti dall’Ispra (Istituto per la protezione ambientale) e dall’Arpa (Agenzia regionale per la protezione ambientale) sullo stato di attuazione dell’Aia.

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