La Camera respinge (con 290 sì e 290 no) l’articolo 1 del Rendiconto generale del Bilancio dello Stato, anche a causa delle numerose assenze fra i banchi della maggioranza. L’opposizione chiede le dimissioni del Governo citando il caso del Governo Goria, dimissionario dopo la bocciatura del Rendiconto. La presenza in Aula di Silvio Berlusconi non è bastata ad evitare una pesante sconfitta dagli esiti imprevedibili. L’esecutivo è stato battuto infatti oggi pomeriggio a Montecitorio sull’assestamento del bilancio 2010. L’articolo 1 del rendiconto è stato bocciato con 290 a favore e 290 contro. La maggioranza richiesta era di 291 “sì”. Poi, vertice a Palazzo Grazioli, con La Russa, Brunetta, Letta e Bonaiuti e Ghedini. E al termine l’annuncio: il governo chiederà la fiducia sulle
dichiarazioni politiche che il presidente del Consiglio farà alle Camere. Il governo presenta al Senato un nuovo disegno di legge contenente il Rendiconto generale del Bilancio dello Stato. E qui si che ci sono i tagli: alla polizia (60 milioni in meno tra il 2012 e il 2013), alle spese di vitto per guardia di finanza e carabinieri (tre milioni in meno), ai monopoli di Stato (50 milioni in meno a partire dal prossimo anno) e agli istituti di previdenza: Inps, Inpdap e Inail ”nell’ambito della propria autonomia” dovranno ridurre le proprie spese di funzionamento, “in misura non inferiore, in termini di saldo netto, di 60 milioni per il 2012; 10 milioni per il 2013 e 16,5 milioni a decorrere dal 2014”. Nel settore della scuola, i distacchi, i permessi e le aspettative saranno ridotti del 15%, e si taglia la figura del dirigente scolastico per quegli istituti autonomi al di sotto dei 300 studenti. Il Senato approva (con 152 sì e 113 no) il Rendiconto generale del Bilancio dello Stato. E’ “stallo” sul decreto sviluppo: l’ ipotesi che il consiglio dei ministri di oggi potesse vararlo, dopo le riunioni fiume di ieri, sembra sfumata mentre l’ Ue, preoccupata, insiste: «L’ Italia deve definire con urgenza il piano per la crescita», ha fatto sapere il commissario Olli Rehn.
La Giunta per il regolamento della Camera dei deputati, convocata per decidere in tal senso, delibera l’impossibilità di procedere nell’esame parlamentare del disegno di legge contenente il Rendiconto generale del bilancio dello Stato, in quanto l’articolo 1 (quello respinto) è quello che delibera l’approvazione dell’intero rendiconto. Il disegno di legge è quindi da considerarsi respinto. I capigruppo della maggioranza scrivono una lettera al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, definendo il respingimento dell’articolo 1 “un mero incidente parlamentare” e negando le dimissioni del governo. I capigruppo lamentano inoltre la faziosità del Presidente della Camera Gianfranco Fini e uno squilibrio tra maggioranza e opposizione nella Giunta per il regolamento. Il capo dello Stato risponde invitando a non esagerare con i voti di fiducia, ma di presentare, in seguito ad un confronto politico, un nuovo disegno di legge contenente il rendiconto. La Camera approva (con 316 sì e 301 no) la questione di fiducia posta dal Governo allo scopo di verificare la tenuta della maggioranza dopo l’incidente sul rendiconto. Dunque il governo è salvo. Ma è politicamente vivo? Questo aveva chiesto Napolitano a Berlusconi dopo il voto negativo sul rendiconto di bilancio: i numeri sono fondamentali, ma davanti all’evidenza di litigi continui nell’esecutivo, di tensioni nella maggioranza, di indecisioni patenti su misure fondamentali, il Premier è in condizione di garantire una tenuta politica del suo governo?
Dopo l’ennesimo, risicato voto di fiducia ottenuto dal governo, il Consiglio dei ministri si è riunito per votare il rendiconto 2010, dopo la bocciatura dell’articolo 1 ieri alla Camera, e il ddl stabilità,. In merito a quest’ultimo il premier Silvio Berlusconi poco dopo il voto alla Camera aveva dichiarato: “Abbiamo di fronte tagli dolorosi per i ministeri, ciascuno cercherà di ridurre i suoi. Mi auguro, anzi sono sicuro che arriveremo a delle decisioni di buon senso, che saranno accolte da tutti”. Ma di tagli alla casta non se ne sono visti molti: tra le novità del vertice, la nomina di due nuovi viceministri, Catia Polidori e Aurelio Misiti, e due sottosegretari, Pino Galati all’Istruzione e Guido Viceconte, che prima ricopriva la stessa carica ministeriale proprio a Viale Trastevere, ora trasferito all’Interno. Pannella cacciato dal corteo degli studenti. Il leader Radicale, ha provato ad unirsi agli incappucciati che imboccavano anche loro su via Labicana. Ma il corteo degli studenti lo hanno però respinto a causa del comportamento tenuto dai Radicali l’altro ieri durante il voto di fiducia al Governo. Povero Pannella, il giorno prima s’era beccato pure la gogna sul web. La decisione dei deputati radicali di partecipare alle votazioni sulla fiducia al governo non era infatti piaciuta per niente agli internauti di centrosinistra.
Ignazio Visco nuovo governatore della banca d’Italia. È vice direttore generale dal 2007 e dal 2004 funzionario generale della Banca d’Italia (prima come direttore centrale per le Attività Estere e dal marzo 2006 come direttore centrale per la Ricerca Economica). Pur essendo il numero due di Saccomanni (più giovane con 61 anni contro 68) è sempre stato considerato più brillante. Visco, che non ha alcun legame di parentela con l’ex ministro delle Finanze Vincenzo Visco, è un raffinato economista che gode di grande prestigio internazionale. In questi anni è stato il “ministro degli Esteri” di Mario Draghi, ex governatore passato al vertice della Bce. Ha costruito – al pari di Vittorio Grilli, d’ altra parte – una fittissima rete di relazioni internazionali.
Dopo pressanti richieste dell’Unione europea, al termine di una lunga trattativa interna alla maggioranza, il presidente del Consiglio Berlusconi invia una lettera con la promessa delle misure da adottare, tra le quali l’innalzamento dell’età pensionabile nel 2026 e una maggiore flessibilità in uscita nel mercato del lavoro. La lettera è fortemente criticata dalle opposizioni e dai sindacati. Che qualcosa nell’ accordo di martedì notte tra Berlusconi e Bossi non vada lo fa capire Gianni Letta. Il sottosegretario rompe l’ abituale riserbo e annuncia che in effetti «la letterina che Berlusconi deve portare a Bruxelles ha bisogno di qualche ritocco». L’ accordo tra premier e Senatùr non regge, deve essere riscritto. Berlusconi si barrica a Palazzo Grazioli proprio con Letta, Calderoli, Brunetta e Alfano per rifare il documento da portare a Bruxelles. Dove in serata lo attende l’ esame dei colleghi europei. Dalla capitale belga lo pressano, tanto che il portavoce della Commissione europea ricorda che gli impegni dovranno essere seri, «l’ Italia deve riguadagnare la fiducia» ormai smarrita. Per farlo i partner della zona euro si aspettano «una lista di misure concrete e molto dettagliata con un calendario chiaro che deve essere seguito da una rapida applicazione». Quello che Bossi e Berlusconi in due giorni di negoziati non erano riusciti a fare. Il presidente del consiglio partecipa a Cannes al summit del G20. A seguito delle pressioni, registratesi durante gli incontri, per il rafforzamento della credibilità del paese, il governo italiano accetta che una delegazione del Fondo Monetario Internazionale monitori i progressi sulle riforme economiche e gli effetti di queste sui conti pubblici. Italia sotto osservazione. Anche al G20 di Cannes dove, in attesa del documento finale di domani, trapela che i grandi della terra sosterranno l’azione del Fondo monetario internazionale. Il presidente del consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi, si è impegnato a raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013 e a ridurre il debito/pil attuando “pienamente” il pacchetto di 60 miliardi di euro approvato nel corso dell’estate.
Il Financial Times ha rivolto al presidente del Consiglio italiano un invito inequivocabile: “In nome di Dio, dell’Italia e dell’Europa, vai”. Il quotidiano inglese dedica alle vicende italiane tutta la prima pagina per affermare quello che nel Belpaese è noto a sempre più persone: “solo un cambio di leadership potrà ridare credibilità all’Italia”. Se il cambio della guardia a Palazzo Chigi è un “imperativo”, il Ft mette però in guardia anche quelli che pensano che la cacciata di possa essere la panacea di tutti i mali per uscire dalle secche della crisi economica e del debito. “Sarebbe ingenuo credere che quando Berlusconi se ne andrà, l’Italia possa reclamare subito piena fiducia dei mercati”, scrive il foglio britannico.
Il sottosegretario agli Affari Esteri Enzo Scotti si dimette e firma insieme a due deputati di Noi Sud una richiesta a Berlusconi di dimettersi per favorire la formazione di un governo di unità nazionale. “Ho rassegnato il mandato”. Enzo Scotti conferma quanto pubblicato oggi sul ‘Corriere della serà, ha mandato una lettera a Franco Frattini in cui rassegna le sue dimissioni da sottosegretario agli Esteri e chiede a Berlusconi di fare “un gesto da patriota”. “Quello che ho detto sta scritto sul giornale, non aggiungo altro. Comunque ormai ci sono altre cose più importanti…”, spiega l’ex ministro Dc contattato telefonicamente.
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