Economia

Ignazio Visco, nuovo governatore di Banca d’Italia

Ignazio Visco, nuovo governatore di Banca d'Italia

Ignazio Visco

Napoletano del ’49. È vice direttore generale dal 2007 e dal 2004 funzionario generale della Banca d’Italia (prima come direttore centrale per le Attività Estere e dal marzo 2006 come direttore centrale per la Ricerca Economica). Pur essendo il numero due di Saccomanni (più giovane con 61 anni contro 68) è sempre stato considerato più brillante. Visco, che non ha alcun legame di parentela con l’ex ministro delle Finanze Vincenzo Visco, è un raffinato economista che gode di grande prestigio internazionale. In questi anni è stato il “ministro degli Esteri” di Mario Draghi, ex governatore passato al vertice della bce. Ha costruito – al pari di Vittorio Grilli, d’ altra parte – una fittissima rete di relazioni internazionali.

Visco inizia la carriera in Banca d’Italia, all’Ufficio Studi, dopo la laurea in Economia e Commercio alla Sapienza di Roma, ma punta a una carriera all’estero. Dal 1997 al 2002 arriva essere Chief Economist e Direttore dell’Economics Department dell’OCSE, nella cui veste sovrintende all’attività di analisi delle economie e delle politiche dei Paesi industriali e ai progetti di ricerca sui principali problemi economici e finanziari mondiali. È anche membro di vari gruppi e comitati internazionali, tra i quali il Comitato dei Supplenti del G-10 (nel quale poi rappresenta la Banca d’Italia dal 2004 al 2006) e la Commission on Global Ageing del Center for Strategic and International Studies di Washington. Tra il 2009 e il 2010 è presidente del Comitato Relazioni

Internazionali del Sistema Europeo delle Banche Centrali – SEBC (2009-10), nonché membro del Comitato dei Supplenti del G-7, del Comitato dei Supplenti del G-20, del Comitato Economico e Finanziario della UE, del gruppo di lavoro n. 3 del Comitato di Politica Economica dell’OCSE e supplente nel Consiglio di amministrazione della BRI. Insomma una costellazione di incarichi istituzionali.

La scelta, inattesa, è arrivata alla fine di una giornata che Berlusconi aveva annunciato ieri come all’insegna di una semplice formalità (la stesura materiale della lettere al Consiglio superiore dell’istituto di via Nazionale), ma che si è consumata invece nell’ennesima estenuante trattativa sul filo dell’ultimo secondo utile. Il premier aveva promesso infatti la lettera per oggi, come se la scelta fosse ormai stata fatta, ma lo scontro sul nome del successore di Mario Draghi si è portato via l’intero pomeriggio con un inconsueto vertice a Palazzo Chigi  al quale hanno partecipato oltre a Gianni Letta e Giulio Tremonti, anche Bossi, Calderoli, Romani e Brunetta.

Dopo questo nuovo braccio di ferro la riserva è stata sciolta solo verso le 19, quando il presidente del Consiglio è salito al Colle per riferire al capo dello Stato. Un colloquio di circa mezz’ora dopo che già ieri Napolitano aveva ribadito la necessità che si operasse “con largo consenso” rispettando “autorevolezza, autonomia e continuità”, requisiti che tra i tre nomi circolati negli ultimi giorni solo Fabrizio Saccomanni garantiva. Alla fine, davanti all’impasse, dovuta anche alle resistenze sempre più forti che si andavano concentrando su Lorenzo Bini Smaghi, il nome che Berlusconi avrebbe in realtà preferito, la situazione si è sbloccata con la scelta a sorpresa di Visco, un candidato in grado di rassicurare il presidente della Repubblica e anche i vertici dell’istituto di via Nazionale.

Non a caso, prima che la scelta venisse pubblicizzata, da Bankitalia erano già partiti forti mugugni. Autorevoli fonti del Consiglio superiore di via Nazionale avevano fatto rilevare infatti come l’intera vicenda fosse stata comunque gestita “in maniera certamente non piacevole” da parte del premier. Le stesse fonti avevano però smentito l’intenzione di dimissioni in blocco in caso di scelta esterna: “Non si vede perché i membri del Consiglio Superiore dovrebbero dimettersi, sono tutti molto tranquilli, aspettano di essere convocati. Il loro compito sarà quello di esprimere una valutazione e lo faranno in modo serio e responsabile”.  Poi, dallo stesso board di via Nazionale, il commento a scelta avvenuta: “Visco è una scelta valida”

Per il Cavaliere insistere su Bini Smaghi avrebbe potuto portare ad un contenzioso difficilmente gestibile. Oltre al Consiglio Superiore sul piede di guerra era già sceso anche la Falbi, il maggiore sindacato dei lavoratori della Banca d’Italia, che nel pomeriggio aveva annunciato una dura mobilitazione in caso di scelta contraria al principio di continuità. “Il mercanteggiamento che ha preceduto e, ancora ad oggi, precede la proposta di nomina del nuovo governatore della Banca d’Italia, dimostra, inequivocabilmente, che il presidente del Consiglio e il governo hanno inteso violare e mortificare l’indipendenza della Banca d’Italia”, ha sottolineato il segretario generale Luigi Leone. “Siamo pronti  – aveva aggiunto – alla mobilitazione in difesa dell’indipendenza, nell’esclusivo interesse del Paese”, ricordando che “non vi è dubbio che il successore di Draghi debba essere l’uomo che lo ha affiancato in questi anni, Fabrizio Saccomanni”. “Auspico – proseguiva il leader del Falbi – che il  Consiglio Superiore abbia la forza e il coraggio di negare un parere positivo su nomine di esterni”.

A spingere per la soluzione “interna”, che fino a ieri appariva impersonata esclusivamente da Saccomanni, attuale direttore generale di Palazzo Koch, erano stati ieri  Pierluigi Bersani e Pier Ferdinando Casini in una dichiarazione congiunta. “Auspichiamo che il presidente del Consiglio, dopo mesi di incomprensibili esitazioni, proceda alla nomina del nuovo Governatore della Banca d’Italia rispettando l’autonomia dell’istituto e valorizzandone le competenze interne”, affermano il segretario del Pd e il leader dell’Udc. Sulla base di questi presupposti la scelta di Visco è stata quindi commentata con favore. Il suo nome, ha sottolineato Bersani, risponde ai requisiti di “autorevolezza e autonomia” necessari a guidare Bankitalia.

Bossi, invece, non nasconde il suo malumore: “Noi avevamo puntato su un altro”, ha detto lasciando la Camera. E alla domanda se sia stato il Presidente della Repubblica a imporre una soluzione interna ha risposto:”Napolitano è stato presente”. Calderoli minimizza: “La nostra scelta era Grilli comunque Visco, nonostante le sue origini, ha una pragmaticità padana”.

“Non conosco Ignazio Visco – dice Di Pietro – e pertanto mi riservo di darne un giudizio quando lo vedrò all’opera. Mi auguro però che sappia ridare credibilità alla Banca d’Italia e riesca a far dimenticare il mercanteggiare del presidente del Consiglio su questa nomina. Berlusconi si è lasciato strattonare da una parte e dall’altra, screditando il Paese e le istituzioni, anche a livello internazionale”.

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