Approvazione definitiva della legge sul legittimo impedimento, che elimina il potere discrezionale del giudice nel decidere la fondatezza del legittimo impedimento a comparire in un’udienza penale invocato dal Presidente del Consiglio dei ministri o da un Ministro. Senza diretta tv (l’ ha chiesta solo Di Pietro), il legittimo impedimento è legge. Con la fiducia, la 31esima, della legislatura. Al prezzo di uno scontro senza precedenti con le opposizioni. «Un punto di non ritorno» dice Anna Finocchiaro. Il Popolo viola tiene alte le fiaccole in piazza Navona.
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano rimanda alle Camere il ddl Lavoro esprimendo forti perplessità sull’estensione dell’arbitrato nei rapporti di lavoro.
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano non ha firmato il ddl del governo sul lavoro e ha rimandato il testo alle Camere. Ponendo forti dubbi sulla norma che prevede l’estensione dell’arbitrato nei rapporti di lavoro. Le perplessità riguardano, inoltre, il modo con cui il Parlamento ha legiferato su una materia complessa quale quella del lavoro. “Già altre volte – aggiunge il capo dello Stato – ho sottolineato gli effetti negativi di questo modo di legiferare sulla conoscibilità e sulla comprensibilità delle disposizioni e quindi sulla certezza del diritto, sullo svolgimento del procedimento legislativo per l’impossibilità di coinvolgere tutte le commissioni competenti”. Serie perplessità sono state sollevate anche “per una così ampia delegificazione”. Maurizio Sacconi – proporremmo alcune modifiche che mantengano in ogni caso l’istituto che lo stesso presidente della Repubblica ha apprezzato”. In ogni caso, il titolare del dicastero auspica “un sollecito esame parlamentare” sui tre punti indicati dal capo dello Stato.
Il lancio della “Fini generation” lacera il Pdl in piena campagna elettorale. La fuga di notizie sul battesimo della “rete” del presidente della Camera e dei suoi 1200 delegati, che avverrà all’ indomani delle regionali, accende gli animi di tutto il gruppo dirigente berlusconiano e irrita non poco lo stesso premier Berlusconi. Tanto più che gli ex An negano qualsiasi progetto di strappo o scissione, ma parlano apertamente di corsa alla leadership del Pdl. La polemica divampa nel giorno in cui Gianfranco Fini ricorda alla Camera De Gasperi. Nel settembre scorso, il premier Berlusconi aveva definito lo statista una «padre della patria», aggiungendo però che «in politica interna non è paragonabile a quanto svolto dal mio governo». Ieri, la terza carica dello Stato, parlando al fianco di Giuliano Amato, ha ricordato piuttosto come il leader Dc non abbia «mai perso di vista l’ orizzonte dei valori» ricostruendo e consolidando la democrazia. Il presidente della Camera vola alto, evita la polemica,i suoi uomini preparano la nuova macchina da guerra. Italo Bocchino che di “Generazione Italia” sarà la guida, chiarisce al Corriere.it che l’ associazione «nasce per riportare la democrazia nel Pdl, la sua missione sarà quella di aggregare nel partito tutte le forze disponibili a sostenere la leadership di Fini». Nessun partito, dunque, nessuna corrente. «Berlusconi adesso è premier e lo resterà fino a fine legislatura – prevede un altro finiano doc come Fabio Granata – ma la leadership di domani la costruiremo dopo tutti insieme».
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