Economia

Crisi Islanda, le banche fallite

Il 29 settembre 2008 venne annunciato un piano per la nazionalizzazione della banca Glitnir mediante l’acquisto del 75% delle quote per 600 milioni di euro. Il governo dichiarò che non vi era l’intenzione di mantenere la proprietà della banca per un lungo periodo e che si aspettava che la banca stessa continuasse ad operare normalmente. Secondo quanto dichiarato dal governo, la banca sarebbe fallita entro poche settimane se non si fosse intervenuti con il salvataggio. Successivamente si scoprì che la Glitnir aveva un debito di 750 milioni di dollari in scadenza al 15 ottobre.  In ogni caso la nazionalizzazione della Glitnir non venne mai conclusa, poiché la banca venne posta in liquidazione coatta amministrativa dall’autorità vigilante prima che il piano di acquisto del 75% delle azioni potesse essere approvato dagli azionisti.

L’annuncio della nazionalizzazione della Glitnir fu contemporaneo alla nazionalizzazione forzata della banca Bradford & Bingley da parte del governo britannico, con la conseguente vendita delle sue filiali al Gruppo Santander. Fra il 4 ed il 5 ottobre sui quotidiani britannici comparvero molti articoli che parlavano della nazionalizzazione della Glitnir e della leva finanziaria di molte altre banche islandesi. In seguito a questi articoli molti correntisti della Icesave (la divisione della Landsbanki operante nei Paesi Bassi e Regno Unito) iniziarono a spostare i propri risparmi dalla banca via internet. In seguito a diversi problemi di accessibilità del sito, si sparse il panico e vi fu una corsa al prelievo.

Il 6 ottobre diverse aziende private che operavano nei prestiti al mercato interbancario islandese vennero chiuse. Il primo ministro Geir Haarde fece un discorso alla nazione annunciando un pacchetto di nuove misure regolatorie che sarebbero immediatamente state discusse nel parlamento islandese, da approvare con la cooperazione dei partiti di opposizione. Fra di esse vi era la possibilità da parte del FME (l’ente regolatore del mercato islandese) di assumere la direzione delle banche islandesi senza prima nazionalizzarle, e trattamenti preferenziali per i risparmiatori nel caso della liquidazione di una banca. Vennero inoltre garantiti i depositi nelle banche e nelle loro filiali islandesi. Solo il giorno precedente le misure d’emergenza erano state giudicate come non necessarie da parte del governo.

Quella sera la filiale della Landsbanki a Guernsey venne posta in amministrazione controllata volontaria con l’approvazione del Guernsey Financial Services Commission, l’ente regolatore per il mercato finanziario di Guernsey.  Secondo quanto dichiarato dagli amministratori, il problema principale delle difficoltà economiche era dovuto a dei fondi legati alla filiale britannica, Heritable Bank.

L’FME pose la Landsbanki in liquidazione coatta amministrativa la mattina del 7 ottobre. Un comunicato stampa del FME dichiarò che ogni operatività di filiali, call center, bancomat e home banking avrebbero funzionato regolarmente e che tutti i depositi islandesi erano pienamente garantiti. Il governo britannico approvò una legge in base alla quale i depositi della Heritable Bank venivano venduti alla banca olandese ING Direct per 1 milione di sterline. Lo stesso giorno anche la banca Glitnir venne posta in liquidazione coatta amministrativa.

Quel pomeriggio ci fu una conversazione telefonica fra il Ministro delle finanze islandese Árni Mathiesen ed il Cancelliere dello Scacchiere britannico Alistair Darling. In serata Davíð Oddsson, uno dei governatori della Banca centrale islandese, dichiarò in un’intervista alla televisione pubblica Ríkisútvarpið che lo stato non aveva alcuna intenzione di pagare i debiti di banche che erano state piuttosto incaute. Egli paragonò le misure del governo all’intervento degli Stati Uniti nel caso della Washington Mutual e disse che i creditori stranieri si sarebbero dovuti accontentare di una cifra variabile fra il 5% ed il 15% di quanto vantavano.

Darling annunciò che stava procedendo al congelamento dei possedimenti della Landsbanki nel Regno Unito, con la relativa legge che venne approvata il mattino dell’8 ottobre ed entrò immediatamente in vigore. Secondo la legge non solo venivano congelati tutti i possedimenti della Landsbanki, ma venivano anche vietati movimenti di capitali riconducibili alla banca all’interno del Regno Unito, anche se richiesti dalla Banca centrale o dal governo islandese.[50] La legge faceva riferimento ad una precedente legge contro il terrorismo, emanata poco dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 per proteggere gli interessi del Regno Unito.

Il primo ministro britannico Gordon Brown annunciò che il governo avrebbe agito in sede legale contro l’Islanda a favore di circa 300 000 risparmiatori britannici. Il giorno successivo il primo ministro islandese Geir Haarde dichiarò in una conferenza stampa che il governo islandese era indignato dal fatto che la Gran Bretagna applicasse la legislazione antiterroristica in una mossa che egli definì una legge ostile. Il Cancelliere Darling disse allora che il governo avrebbe pagato l’intero conto per compensare i risparmiatori britannici, con una spesa stimata in circa 4 miliardi di sterline. I giornali riportarono che in seguito alla legge vennero congelati beni per più dei 4 miliardi di sterline richiesti dal governo. Vennero inoltre prese altre misure contro le banche islandesi in territorio britannico: la Kaupthing Singer & Friedlander, filiale britannica della Kaupthing Bank, venne dichiarata in default in seguito al mancato pagamento di sue obbligazioni, la Kaupthing Edge (la divisione internet della stessa banca) venne venduta all’ING Direct e la Kaupthing Singer & Friedlander stessa venne posta in amministrazione controllata.[49] Oltre 2,5 miliardi di sterline appartenenti a 160 000 correntisti passarono così alla banca olandese Ci fu una tale corsa agli sportelli per spostare i conti correnti dalla banca on-line Kaupthing Edge che alcune transazioni non vennero completate fino al 17 ottobre. Benché Geir Haarde abbia descritto il comportamento del governo britannico come un abuso di potere e senza precedenti, questa fu la terza volta che venne applicata la legge speciale sulle banche del 2008 in meno di 10 giorni, dopo l’intervento riguardante Bradford & Bingley e la Heritable Bank.

Quello stesso giorno la Banca centrale svedese mise a disposizione della filiale svedese della Kaupthing Bank una cifra pari a 5 miliardi di corone svedesi (circa 520 milioni di euro); il prestito serviva a ripagare i risparmiatori ed altri creditori.

Il 9 ottobre anche la Kaupthing venne messa in liquidazione coatta da parte del FME, in seguito alle dimissioni dell’intero consiglio di amministrazione. I vertici della banca dichiararono di essere in default tecnico dopo che le sue filiali britanniche erano state messe in amministrazione controllata. La filiale lussemburghese della Kaupthing chiese ed ottenne al tribunale nazionale una sospensione dei pagamenti (una specie di amministrazione controllata, simile al Chapter 11 in uso negli Stati Uniti). Alla filiale di Ginevra della Kaupthing, che dipendeva dalla filiale lussemburghese, venne impartito l’ordine di non accettare ordini di pagamento per importi superiori ai 5 000 franchi svizzeri da parte dell’autorità regolatrice del mercato elvetico. La filiale della Kaupthing sull’Isola di Man venne messa in liquidazione. Anche la filiale finlandese della banca venne posta in amministrazione controllata da parte del governo locale. Il 12 ottobre il governo norvegese prese il controllo di ogni proprietà e di tutte le operazioni della Kaupthing e delle sue filiali sul territorio norvegese.

Il 21 ottobre la Banca centrale islandese chiese alle restanti istituzioni finanziarie indipendenti nuove garanzie sui propri prestiti. Questo per rimpiazzare le azioni delle tre banche Glitnir, Landsbanki e Kaupthing che erano state precedentemente usate come garanzia e che ora avevano un valore molto più basso, se non nullo. Il valore di queste garanzie venne stimato in 300 miliardi di corone (circa 2 miliardi di euro). Una di queste banche, la Sparisjóðabanki (conosciuta anche come Icebank), dichiarò di non avere la possibilità di fornire altre garanzie per i suoi prestiti pari a 68 miliardi di corone (circa 451 milioni di euro), chiedendo quindi aiuto allo stato.

L’Autorità di supervisione finanziaria islandese (FME) cercò di contenere le operazioni delle banche Landsbanki e Glitnir, con l’obiettivo di mantenere l’operatività a favore delle famiglie e delle imprese nazionali. La NBI (precedentemente chiamata Nýi Landsbanki) venne finanziata il 9 ottobre con 200 miliardi di corone in capitale sociale e 2 300 miliardi di corone in asset.La nuova Glitnir venne finanziata il 15 ottobre con 110 miliardi di corone in capitale sociale e 1 200 miliardi di corone in asset.

I colloqui con i fondi pensionistici islandesi sulla vendita della Kaupthing si interruppero il 17 ottobre, e la nuova Kaupthing venne finanziata il 22 ottobre con 75 miliardi di corone in capitale sociale e 700 miliardi in asset.

Il capitale sociale delle tre banche venne fornito dal governo islandese ed ammontava al 30% del prodotto interno lordo dello stato. Le nuove banche dovettero inoltre rimborsare le banche precedenti per il valore degli asset trasferiti, come stabilito da periti indipendenti. Il 14 novembre questi rimborsi vennero così stimati: 558,1 miliardi di corone per la NBI (pari a circa 3,87 miliardi di euro), 442,4 miliardi di corone per la Nuova Glitnir (pari a circa 2,95 miliardi di euro), 172,3 miliardi di euro per la nuova Kaupthing (pari a circa 1,14 miliardi di euro). Il debito complessivo di 1 173 miliardi di corone corrisponde ad oltre il 90% del PIL islandese del 2007.

Il 24 novembre la Glitnir e la Kaupthing, private della loro operatività su suolo islandese, ottennero una moratoria sui pagamenti ai creditori da parte della corte distrettuale di Reykjavík.

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