Giustizia

Cdm, varato il Lodo Alfano

Cdm, varato il Lodo Alfano

Silvio Berlusconi

Quattro presidenti, quelli ai più alti vertici del Paese, temporaneamente “liberi” da tutti i reati che non abbiano commesso nell’ esercizio delle loro funzioni. Il capo dello Stato, i presidenti del Senato, della Camera, del Consiglio dei ministri vedranno congelati inchieste e dibattimenti, anche se le toghe potranno acquisire le prove irripetibili. Resta fuori il presidente della Consulta perché «non omogeneo» rispetto alle altre cariche di provenienza «politica». La prescrizione sarà bloccata. Se lo vorranno i quattro potranno anche rinunciare allo scudo. Ne potranno fruire esclusivamente per un mandato e solo il capo del governo potrà “bissare” in caso di reincarico.

Le altre parti del processo potranno ricorrere subito alla giustizia civile. Il lodo Alfano, licenziato ieri pomeriggio dal Guardasigilli, è pronto, già distribuito ai colleghi, e oggi sarà approvato dal Consiglio dei ministri. Con un disegno di legge di due articoli, il primo per fissare le regole della sospensione, il secondo per ribadire che si fermeranno subito tutti «i processi penali in ogni fase, stato e grado», Berlusconi mette la seconda pietra per uscire dalla sua ossessione giudiziaria. La prima è la sospensione di un anno per i procedimenti per reati sotto i dieci anni che il Csm, in commissione, ha ufficialmente bollato col timbro dell’ incostituzionalità. La bozza tanto contestata, e che è costata al Consiglio una pesante ramanzina della destra, è stata votata da cinque dei sei componenti della sesta commissione. Contrario solo il forzista Saponara. Da ieri sera è al vaglio del presidente Napolitano che studierà i contenuti delle 17 pagine prima di decidere se firmare il decreto sulla sicurezza. Martedì, in un plenum straordinario, il testo sarà discusso e votato. Scontato il consenso dei togati, dei laici del centrosinistra, di Bergamo dell’ Udc. Contrari solo Anedda (An) e Saponara. Ma il parere, che ribadisce come la sospensione, «incongrua, casuale e arbitraria», violi i principi costituzionali dell’ obbligatorietà dell’ azione penale e della ragionevole durata del processo e presenti «profili di grave irragionevolezza», continua a “costare” molto al Csm e al suo vicepresidente Nicola Mancino. Che ieri è stato attaccato frontalmente dal presidente della commissione Giustizia del Senato Filippo Berselli (An) che, pur considerando il parere «legittimo e previsto da una legge dello Stato del ’58», tuttavia pretenderebbe addirittura le dimissioni di Mancino per via della fuga di notizie. Il vice presidente, per la terza volta, raccomanda ai suoi «massima riservatezza», e chiede a Giuseppe Maria Berruti (Unicost) di studiare regole interne con tanto di sanzioni per punire chi passa le carte. Ribadisce però che il Csm «non vuole né progetta di diventare una terza Camera in concorrenza con il Parlamento». Questa sarebbe solo «l’ invenzione di chi non vuole un Csm autonomo» e che «dà fastidio». Per certo il parere sulla sospensione è destinato a pesare nei prossimi giorni. Soprattutto quando, dal 9 luglio, il dl sicurezza sarà in aula a Montecitorio.

Il ministro per i Rapporti col Parlamento Elio Vito, che ieri ha incassato pure la calendarizzazione del lodo Alfano (dal 28 al 31 luglio alla Camera), sembra lasciar intravedere possibilità di modifiche. «Seguiremo i lavori con grande attenzione e vedremo quali decisioni prendere». I tempi per le correzioni e il successivo passaggio al Senato ci sarebbero. E a Berlusconi, che col sì al lodo Alfano in autunno vedrebbe fugati gli incubi processuali, potrebbe star bene evitare un nuovo scontro col Quirinale. Che continua a premere per modificare la norma sulla sospensione. Sia ampliando il range dei reati, sia diminuendo il periodo di sospensione. Il lasciapassare del Cavaliere dipende da una cosa: la garanzia che il processo Mills non arrivi prima a sentenza. Cosa difficile da ottenere e per cui non possono esistere “garanti” tra lui e i giudici.

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