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Bush e Berlusconi «in sintonia» ma Roma è fuori dal club sull’Iran

Bush e Berlusconi «in sintonia» ma Roma è fuori dal club sull'Iran

Silvio Berlusconi e George W Bush

Ci sarà pure «sintonia totale» sull’Iran tra Stati Uniti e Italia, ma George W. Bush ha gelato le attese di Silvio Berlusconi per l’ingresso nel ristretto club che decide la politica sul nucleare iraniano. Sorrisi e strette di mano a Villa Madama, pacche sulle spalle e abbracci tra il presidente americano uscente e il premier italiano appena rieletto, ma il goal diplomatico su cui il Cavaliere aveva puntato non è andato a segno: l’Italia – come emerso già da due giorni – resterà fuori dal 5+1, il club composto dai cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza Onu più la Germania che ha in mano il negoziato con Teheran. Bush, che nei giorni scorsi in un’intervista al Tg1 si era sbilanciato a favore dell’Italia, ieri sera ha elegantemente glissato: ha detto solo di «prendere in seria considerazione» l’ingresso: «Tutte le opzioni sono possibili, l’obiettivo è convincere gli iraniani a non arricchire l’uranio». Italia fuori quindi, e del resto era stato lo stesso consigliere per la sicurezza, Stephen Hadley, poche ore prima a mettere in chiaro che «il gruppo è utile proprio perché piccolo».

Nei colloqui con il premier italiano, ha proseguito il presidente, «abbiamo chiarito che chiunque deve mandare lo stesso messaggio agli iraniani, che stanno soffrendo e potrebbero aver diritto ad avere energia nucleare civile, come ha proposto il presidente Putin. Ma il popolo iraniano – ha aggiunto – potrebbe avere molta più speranza nel futuro se il Governo non sfidasse il mondo libero e non ignorasse i moniti dell’Aiea. La scelta è loro. Spero per il loro bene che il Governo di Ahmadinejad cambi rotta». Ma Berlusconi ha voluto tenere viva la richiesta, che si scontra con l’ostilità di Berlino, espressa nuovamente anche ieri, all’indomani del summit Bush-Merkel: l’Italia ha «offerto di unirsi» al 5+1 anche perché, ha detto il Cavaliere, «conosciamo l’Iran dall’interno» dal momento che «le grandi aziende italiane vi operano da anni». L’Italia «ha sempre rispettato le sanzioni» decise in questi mesi dall’Onu di fronte alle resistenze del regime di Teheran a sospendere i propri programmi nucleari.

Quindi Berlusconi ha rilanciato mettendo sul piatto la forte presenza italiana nelle missioni internazionali di peace-keeping, che impegnano nel turn over circa 40mila militari. «Abbiamo parlato della nostra disponibilità a rimuovere i caveat (limitazioni operative) per l’Afghanistan e della nostra intenzione di mantenere le nostre truppe in altri fronti aperti: il Kosovo, il Libano e dovunque siano impegnati oggi i soldati italiani. Ringrazio Bush dell’apprezzamento che ci ha rivolto per l’impegno italiano sui fronti internazionali aperti», ha dichiarato il premier. Bush ha ringraziato per la decisione di rimuovere ai caveat e di dare massimo impegno in Afghanistan, dove saranno impiegati i Tornado e arriveranno altri 40 carabinieri («professionisti eccellenti»). In Iraq «i progressi sono tali sul fronte della sicurezza che noi stiamo già portando a casa dei soldati. Prevediamo di riportare a casa entro luglio tutte le truppe inviate durante il ‘surge’» ha aggiunto Bush.
Berlusconi ha ribattuto che grazie a Bush i rapporti non sono stati mai così stretti: messaggio per l’amico George, ma anche per la futura aministrazione, che sia democratiCa o repubblicana. Ma Berlusconi un po’ si sbilancia: «È chiaro che non posso esprimere una preferenza durante una campagna elettorale però non posso evitare la mia personalissima preferenza per John McCain. Se lui fosse eletto sarebbe il più vecchio ai vertici dei G8, di un mese rispetto a me».

In mattinata Bush aveva incontrato il capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Nella vita politica italiana, ha detto Napolitano nel suo colloquio con il presidente Usa, «c’è un clima più costruttivo» in base al quale si consoliderà la condivisione degli obiettivi di politica estera con gli Usa. Una posizione apprezzata pubblicamente da Berlusconi: «Siamo contenti che l’opposizione possa condividere la nostra politica estera» che «sarà una politica europeista, che prevederà un solo Occidente e che cercherà di creare le condizioni di politica comune con la Russia. E che vedrà nella Nato e nelle missioni internazionali lo strumento per mantenere la pace nel mondo».

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