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Decreto Alitalia, ok dalla Camera ma scatta l’ indagine di Bruxelles

Decreto Alitalia, ok dalla Camera ma scatta l' indagine di Bruxelles

Decreto Alitalia, ok dalla Camera ma scatta l’ indagine di Bruxelles

La Commissione europea mette nel mirino il prestito da 300 milioni concesso ad Alitalia mentre a Roma la Camera approva il super-decreto chiamato a salvare la compagnia. La Camera approva (con 278 sì e 255 no) il decreto Alitalia. La decisione – proposta dal responsabile Ue ai Trasporti, Antonio Tajani – si fonda sui forti dubbi che l’ operazione sia un aiuto di Stato illegale ma, pur seguendo alla lettera le norme comunitarie, concede al governo Berlusconi ampio margine di manovra per trovare una cordata in grado di rilevare la compagnia. L’ indagine per aiuti di Stato, ha assicurato la Commissione europea, era necessaria visto che «a questo stadio si ritiene che il prestito potrebbe costituire un aiuto incompatibile con il mercato comune» e potrebbe avere «conferito ad Alitalia un vantaggio ingiustificato nei confronti dei concorrenti». L’ Italia avrà un mese di tempo per convincere Bruxelles che il governo ha agito allo stesso modo di un investitore privato. Fattore cruciale per capire se l’ aiuto sia compatibile o meno con le norme Ue.

Rispetto alle attese della viglia, comunque, i commissari europei hanno cancellato l’ iniziale richiesta prevista da Tajani di chiedere il congelamento dei 300 milioni di euro: «Il denaro può essere usato durante il periodo dell’ indagine», ha affermato un portavoce di Bruxelles, visto che «la collaborazione delle autorità italiane è buona». Naturalmente se l’ indagine si chiuderà con una condanna per aiuto di Stato illegale verrà chiesta la restituzione dei soldi. Conclusione evitabile, soprattutto se il governo riuscirà a trovare la famosa cordata in grado di rilevare la compagnia: «Una prospettiva realistica di privatizzazione sarebbe tenuta in considerazione», ha confermato la Commissione. E il tempo per farlo c’ è, visto che i primi esiti della procedura Ue arriveranno in autunno e per la decisione finale potrebbero essere necessari anche 18 mesi. Intanto il governo e Alitalia ostentano tranquillità. Per il presidente della Camera, Gianfranco Fini, la procedura Ue «non è un attacco all’ esecutivo Berlusconi», mentre il numero uno della compagnia, Aristide Police, ha precisato: «L’ intervento non è affatto un aiuto». Police ha quindi smentito le voci che vorrebbero Intesa SanPaolo pronta ad assumersi l’ onere del prestito. «E’ solo un advisor, se poi ci sia la disponibilità sua o di altre banche a concedere prestiti a condizioni migliori ce lo auguriamo, ma non fa parte del mandato». Ma ieri un passaggio cruciale della vicenda si è consumato alla Camera, che in un clima di tensione ha approvato il super-decreto, contestatissimo dall’ opposizione, che contiene proprio i provvedimenti messi nel mirino dalla Ue (ora torna al Senato chiamato a conventirlo in legge entro il 23 giugno): prestito da 300 milioni, sua conversione in patrimonio netto della società e nomina di Intesa San Paolo come advisor insieme alla deroga alle norme sulle privatizzazioni. Ed è proprio quest’ ultimo passaggio, per ora l’ unico non preso in considerazione dalla procedura Ue, che ha scatenato le critiche dell’ opposizione, alla quale non piacciono le “mani libere” con il mercato. Il leader del Pd, Walter Veltroni, ha accusato il governo di «dilettantismo» auspicando l’ ingresso di «un grande gruppo internazionale seguendo una procedura pubblica e non affidando incarichi a chi capita».

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