La resa di Mastella. «Sconfitto, prima ancora di essere probabilmente sconfitto sul campo» rinuncia a candidarsi.
Il leader dell’Udeur, che ha fatto cadere il governo Prodi dopo gli arresti domiciliari della moglie, si sente vittima di «una costante e manipolata disinformazione con la pubblica opinione, determinata da una scientifica operazione di linciaggio morale contro di me, costruita mediaticamente, politicamente e giudiziariamente».
Si sente un «uomo nero», «ho retto finché ho potuto», dice ancora, ma adesso getta la spugna. Nemmeno Berlusconi lo ha voluto nella sua coalizione, e quindi «ho deciso di non candidarmi al parlamento italiano». A quanto pare, lascia aperto qualche spiraglio per candidature locali, ma almeno per questa legislatura, a Roma non lo vedremo. Per la prima volta dopo 32 anni.
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