Ambiente

Governo Prodi II: ventidueesimo mese


Verso il Pd, è nato il comitato dei 45

Romano Prodi

«Lascio la politica, ma il mondo è pieno di occasioni». Il presidente del Consiglio Romano Prodi parla del suo futuro, che vede lontano dalla politica. «Il futuro è sempre sereno perchè ci sono cose da costruire. Io ho chiuso con la politica italiana e forse con la politica in generale. Ma il mondo è pieno di occasioni, ma anche di doveri. C’è tanta gente che aspetta una parola di pace e di aiuto, e quindi c’è più spazio adesso di prima». Prodi ha ricordato che negli ultimi mesi si è molto parlato del fatto che i politici dovessero avere la capacità e il senso del bene comune anche nel momento in cui lasciavano, «io lo sto facendo con profondità e serietà». Commenta poi il gesto del leader dell’opposizione Silvio Berlusconi che ieri a Milano ha strappato il programma elettorale del Pd, bollandolo come carta straccia. «Vedere una campagna elettorale dove si strappano i programmi mi intristisce molto», dice Prodi, perché i programmi sono il cuore della campagna elettorale.

«Oggi come oggi, prima di far cadere il governo Prodi, ci penserei due volte sopra, anzi dieci volte, probabilmente». Clemente Mastella consegna il suo rammarico per le ultime scelte politiche a Klaus Davi, conduttore di “KlausCondicio”, contenitore di approfondimento politico in rete, visibile su “YouTube”. «Faccio questa valutazione – spiega l’ ex ministro della Giustizia – senza dimenticare le condizioni assolutamente drammatiche in cui si è determinato l’ arresto di mia moglie e ricordando che i miei voti in Parlamento non erano determinanti per fare cadere il governo Prodi».

Colpo di scena. I complessivi 7 milioni di tonnellate di balle, composte di immondizia indifferenziata della Campania, non sono più da buttare. Anzi: quelle balle fuori norma uscite dagli impianti imperfetti di cdr possono essere bruciate nel termodistruttore in costruzione ad Acerra. Lo sancisce un’ ordinanza del premier uscente Romano Prodi. Un contrordine del governo ribalta le decisioni espresse due anni fa dal ministero dell’ Ambiente attraverso la valutazione di impatto ambientale, «pur assicurando comunque il rispetto dei livelli delle emissioni inquinanti già fissati nel provvedimento di autorizzazione», si sottolinea nell’ atto di Palazzo Chigi.

Ciro Argentino, delegato Fiom della ThyssenKrupp e iscritto al Pdci, escluso dalle liste della Sinistra l’Arcobaleno per far posto al segretario Oliviero Diliberto. Anzi no. Dopo le polemiche con il Pd, Diliberto rinuncia e lascia il posto da capolista all’operaio. ”I comunisti sono diversi da tutti gli altri – ha detto in conferenza stampa – la politica si può fare bene anche fuori dalle istituzioni”.Prima dell’annuncio, lo stesso Argentino aveva spiegato: “Ho scelto volontariamente di non candidarmi alle elezioni politiche per evitare qualunque strumentalizzazione della vicenda della Thyssen a fini elettorali”. ”Trovo miserabile la polemica da parte del Partito democratico che specula su una contrapposizione che non esiste offendendo così anche la memoria dei miei compagni di lavoro morti nel rogo”, aveva aggiunto.

La resa di Clemente Mastella. «Sconfitto, prima ancora di essere probabilmente sconfitto sul campo» rinuncia a candidarsi. Il leader dell’Udeur, che ha fatto cadere il governo Prodi dopo gli arresti domiciliari della moglie, si sente vittima di «una costante e manipolata disinformazione con la pubblica opinione, determinata da una scientifica operazione di linciaggio morale contro di me, costruita mediaticamente, politicamente e giudiziariamente».

Il Partito Socialista di Enrico Boselli apre la campagna elettorale rivendicando l’orgoglio della tradizione socialista e guardando alla Spagna di Zapatero. All’Auditorium del Massimo all’Eur si sono ritrovate le famiglie del socialismo dopo una diaspora che dura dalla fine della leadership di Craxi. Il tema della ritrovata unità è leit motiv di questa assemblea che richiama, già nel suo slogan “socialismo adesso, socialismo ahora”, l’apparentamento con il Psoe colpito dal terrorismo basco con l’uccisione di Isaias Scarrasco.

Ieri, per la prima volta da molti giorni, le ricerche demoscopiche hanno fatto segnare una flessione dell’ 1 per cento per il Pd. Lievissima ma non indolore per una forza impegnata in una difficile rimonta. Vengono dalle liste chiuse lunedì le spine più insidiose. L’ altro fronte riguarda le dichiarazioni di Massimo Calearo, capolista del Pd in Veneto ed ex presidente di Federmeccanica. L’ imprenditore è stato chiarissimo intervenendo a Ballarò: «Ringraziamo San Clemente Mastella che ha fermato il governo Prodi. Adesso c’ è il Pd che può offrire un programma al Paese». La risposta più pronta è arrivata da Arturo Parisi. «Parole incredibili», ha detto. Ma non solo. Incredibili e gravi, tanto da indurlo a ripensare la sua candidatura nelle liste Democratiche: «Sto riflettendo. Adesso mi attendo una replica». Messaggio rivolto più a Veltroni che a Calearo. Il candidato premier ha innescato la sua batteria comunicativa. Ma con un diavolo per capello: «Abbiamo scelto di andare da soli per non ripetere la rissa continua dell’ Unione. Il Pd non deve ricadere in quell’ incubo», ragionava sul pullman. E pensava sia all’ imprenditore del Nord-Est sia a Parisi sia a Pannella.

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