Giustizia

Mastella si ridimette, a Prodi l’interim. Udeur resta in maggioranza.

Governo Prodi II: terzo mese

Clemente Mastella e Romano Prodi

Il ministro Mastella, che nel frattempo è risultato indagato dalla stessa Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, presenta nuovamente le dimissioni, stavolta irrevocabili, assicurando tuttavia che il suo partito, l’Udeur, continuerà a dare appoggio esterno al governo. Prodi assume la carica ad interim.

«Tutto bene, e in questa frase non c’ è niente di incredibile». Romano Prodi decide di andare avanti comunque: assume l’ interim del ministero della Giustizia, mentre Mastella conferma le sue dimissioni e annuncia l’ appoggio esterno del suo partito al governo. L’ opposizione, archiviati gli applausi a Mastella per l’ attacco ai magistrati, chiede le dimissioni del governo, ma nello stesso tempo – grazie alle assenze di Forza Italia – lo salva al Senato sulla risoluzione del leghista Calderoli per rimuovere il Governatore della Campania Bassolino. E mentre Prodi aspetta che Mastella chiarisca la sua posizione con i magistrati per ridargli la poltrona di ministro della Giustizia, si riaccende lo scontro fra l’ ex Guardasigilli e Di Pietro che lo accusa per l’ attacco ai magistrati.

«Le sue parole sono inaccettabili, da lui non accetto lezioni morali», insorge Mastella, mentre il capogruppo dell’ Udeur Fabris precisa quale sarà d’ ora in poi l’ atteggiamento del Campanile nei confronti del governo. Appoggio esterno, ma non sempre garantito: «Come ci comporteremo in aula lo valuteremo. Ora basta, non accettiamo più compromessi». Con questa prospettiva poco tranquillizzante, il presidente del consiglio prima è andato al Quirinale per riferire sulla situazione al presidente Napolitano e assumere l’ interim della Giustizia. Poi è intervenuto alla Camera. Otto minuti di discorso per assicurare all’ ex ministro la propria «profonda solidarietà» e per confermare che lui va avanti: «Il governo deve proseguire senza interruzioni e senza perdita di velocità». Dopo aver elogiato Mastella per le dimissioni presentate al Parlamento prima ancora che al capo del governo, Prodi ha ricordato, pur senza riferirsi direttamente alle accuse ai magistrati, «l’ emozione, la commozione con le quali ha parlato il ministro. La sincerità dei sentimenti che lo muovevano e la nobiltà della scelta di rimettere il proprio mandato». Tutto questo è «stato colto dall’ Aula che ha espresso il proprio apprezzamento al ministro travalicando gli steccati che dividono gli opposti schieramenti politici». Proprio quell’ applauso corale che non è piaciuto affatto ai magistrati e a Di Pietro, ma che aveva indotto il premier a respingere le dimissioni, poi invece confermate.

La «solidarietà» di Prodi va anche all’ Udeur «sul cui appoggio il governo ha contato in passato e conta per il futuro», nonostante la possibilità che invece il Campanile si trasformi in una mina vagante con l’ appoggio esterno. L’ interim «in una prospettiva limitata nel tempo vuole dichiaratamente essere il segnale di un’ attesa». Cioè che «dalla magistratura possa, nei tempi più rapidi possibili, giungere un chiarimento forte che consenta a Mastella di riprendere con ritrovata e piena autorità il suo posto di ministro della Giustizia». Ma per Berlusconi l’ appoggio esterno dell’ Udeur al governo «non sta in piedi» e «in questa situazione drammatica è meglio tornare alle urne». Per questo «chiedo a Prodi un gesto nobile che aiuti il Paese a fare la svolta». «Siamo in una situazione che non può continuare» e le dimissioni di Mastella «sono l’ inizio di un percorso» e ancora una volta il leader di Forza Italia spera che a spegnere la luce alla fine sia qualche senatore che ancora sta nel centrosinistra: «Ci saranno pure dei galantuomini…». Berlusconi avrebbe dovuto parlare in aula ma è arrivato troppo tardi. Comunque non ha perso l’ occasione per un intervento-fiume fuori dall’ emiciclo che non ha risparmiato i magistrati: Mastella «ha detto quello che io dico da quattordici anni. Si deve dare una regola a questa magistratura che ormai è disistimata e che, secondo i sondaggi, ha la fiducia di appena il 12% degli italiani».

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