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Governo Prodi II: ventesimo mese

Mastella assolto dopo nove anni

Clemente Mastella

Romano Prodi, augurando serenità agli italiani, torna a difendere il suo governo. Lo fa con orgoglio sottolineando che un governo dura solo se fa. “Io duro perché faccio, non è che faccio perché duro, sennò sarei già caduto mille volte”, dice il presidente del Consiglio rispondendo ai cronisti riuniti sotto la sua casa di Bologna, prima della partenza per la montagna dove trascorrerà qualche giorno di vacanza a Pontelongo. “Nessun governo che vuole durare dura”, aggiunge Prodi. Poi il messaggio di augurio al Paese: “Agli italiani auguro molta serenità -dice Prodi-, questo è quello di cui abbiamo bisogno, e anche un minimo di capacità di stare insieme, di lavorare insieme e di sperare insieme”.  A Palazzo Chigi, sede del governo italiano, il presidente del consiglio Romano Prodi tiene la tradizionale conferenza stampa di fine anno. Un’occasione per fare un bilancio che, secondo il premier Prodi è lungi dall’essere negativa. Anzi a parere di Prodi è venuto il momento di un sostanziale taglio alle tasse “Nel 2008 proporremo un ampio accordo tra lavoratori e imprenditori per spingere la produttività e in quest’ambito è previsibile una riduzione delle imposte sui bassi salari”.

Il ministro della Giustizia Clemente Mastella (Udeur) rassegna le dimissioni dal governo, dopo l’ordinanza di arresti domiciliari per la moglie Sandra Lonardo firmata dal gip di Santa Maria Capua Vetere. Nella stessa giornata il ministro viene indagato per concussione e la Corte Costituzionale dà il via libera ai tre referendum elettorali. Tommaso Barbato, capogruppo al Senato dell’Udeur dichiara: “Il 16 gennaio doveva essere il d-day contro l’Udeur, sul piano giudiziario e su quello politico. E così è stato”. Prodi, tuttavia, respinge le dimissioni. Il ministro Mastella, che nel frattempo è risultato indagato dalla stessa Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, presenta nuovamente le dimissioni, stavolta irrevocabili, assicurando tuttavia che il suo partito, l’Udeur, continuerà a dare appoggio esterno al governo. Prodi assume la carica ad interim.

L’obiettivo dei sette punti dettati da Lamberto Dini a Romano Prodi? Mettere in condizione la sinistra massimalista di sfiduciare il governo e mandarlo a casa, sostiene il ministro della Giustizia Clemente Mastella. Solo che, fa notare il guardiasigilli, “Dini dove pensa di andare? Lo capisce o no che dopo Prodi per lui non ci sarebbe posto in un governo istituzionale? E che se si andasse al voto le sue truppe liberaldemocratiche non trionferebbero? E poi, francamente, questo sparare nella presidenza del Senato spingendo Franco Marini alla guida di un eventuale governo…”. Avviata la verifica di maggioranza, il clima politico sembra più disteso: tutti i leader esprimono soddisfazione, compreso il senatore Lamberto Dini. Il “programma-bis” firmato da Sergio Cofferati non basta a chiudere la crisi. Dopo un vertice di due ore i “ribelli” della sinistra (Prc, Verdi, Cantiere e Sinistra Democratica) in una nota congiunta giudicano “positivo” il documento, ma chiedono “indicazione su tempi, modi e previsioni di spesa” per ciascuno degli interventi promessi. “Rispettando la decisione della Consulta, penso che il Parlamento oggi sia nella stessa condizione di ieri: e cioe’ quella di dover determinare con le sue forze ed in piena autonomia lo sblocco della crisi del sistema politico. Per il Parlamento non cambia assolutamente nulla”. Lo dice il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, commentando la decisione della Corte costituzionale sui referendum.

L’assemblea generale dell’Onu ha detto sì alla moratoria contro la pena di morte nel mondo. I voti a favore sono stati 104, quelli contrari 54, le astensioni 29. L’iniziativa è stata fortemente sostenuta dall’Italia, che da almeno 13 anni è in prima fila nella battaglia per la cancellazione delle sentenze capitali. Proprio il presidente diessino in mattinata si era detto ottimista e aveva parlato di «risoluzione di portata storica». Anche il premier Romano Prodi ha accolto con grande entusiasmo la notizia del voto favorevole dell’assemblea: «l’orgoglio dell’Italia è di aver promosso per prima un’iniziativa progressivamente trasformata in una grande coalizione intesa a favorire i diritti dell’uomo». In questo modo, ha sottolineato, «l’Italia ha molto contribuito alla diffusione della pace e giustizia nel mondo». Prodi ha ricordato che con la risoluzione approvata oggi «si chiede a tutti gli stati membri» dell’Onu di «sospendere l’esecuzione della pena di morte» e ha ringraziato «il Presidente della Repubblica per l’attenzione al nostro lavoro e il Parlamento per il voto unanime che ha dato una motivazione decisa» all’azione dell’Italia. Un ringraziamento, per il loro «impegno» anche ai ministri degli Esteri Massimo D’Alema e delle Politiche comunitarie, Emma Bonino, oltre che «al Governo, ai cittadini e a tutte le istituzioni» che si sono mobilitate per questo risultato.

Il governo pone tre questioni di fiducia sugli altrettanti articoli della Legge Finanziaria. Il Senato approva due delle tre questioni di fiducia poste dal governo. La prima è approvata con 163 sì e 157 no, la seconda con 163 sì e 156 no. Grazie a loro – a Rita Levi Montalcini che arriva puntualissima, a Carlo Azeglio Ciampi, Giulio Andreotti, Emilio Colombo e a Francesco Cossiga – il governo incassa la fiducia sui primi due articoli della Finanziaria. Sono i senatori a vita a fare la differenza: tra l’ Unione e il centrodestra finirebbe altrimenti pari e invece, i primi due scogli della manovra sono superati con 163 sì e 157 no (dell’ opposizione e dell’ ex di Rifondazione, Franco Turigliatto) e con 163 voti a favore e 156 contrari (uno in meno, perché il centrista Mario Baccini non fa a tempo ad arrivare in aula). Il Senato approva (con 163 sì e 157 no) la terza questione di fiducia posta dal governo. In seguito il Senato approva in via definitiva (con 162 sì e 153 no) la Legge Finanziaria 2008, dopo le polemiche scatenate dalle parole del Presidente Napolitano che aveva giudicato “abnorme” il ricorso ad eccessivi voti di fiducia. Il Governo viene inoltre criticato dalla Costituente Socialista e dall’Udeur il cui segretario, il ministro Clemente Mastella, dichiara che sarebbe meglio tornare alle urne. Lo stesso giorno il Senato approva in via definitiva (con 163 sì e 154 no) la Legge di Bilancio.

Cosa ci stai a fare ancora in giro? Devi andare a casa!”. Non sono le parole di qualche politico di opposizione bensì di un’anziana signora che ieri sera gliene ha “dette quattro” al premier Romano Prodi che, assieme alla moglie Flavia Franzoni, passeggiava in strada, di ritorno a Palazzo Chigi dopo aver assistito ad un concero di Natale in via del Corso. L’anziana contestatrice, capelli biondi e in pelliccia, nota la coppia presidenziale e gli urla contro tutta la sua rabbia. Prodi fa finta di niente, mentre la consorte Flavia reagisce, si avvicina alla signora e chiede spiegazioni per il suo atteggiamento, appoggiandole la mano sul braccio . “Non mi tocchi, siamo in democrazia e io dico quello che mi pare. Suo marito ci sta rovinando e deve andare a casa!”, gli risponde l’anziana. A quel punto la Franzoni desiste e Prodi, sempre facendo finta che il fatto non fosse il suo, sorride, la riprende sottobraccio e prosegue con lei la strada verso Palazzo Chigi.

Sono due le offerte per la privatizzazione della compagnia di bandiera Alitalia sul tavolo del presidente Maurizio Prato. Una è quella del gruppo franco-olandese Air France -Klm, l’altra, invece, porta la firma di Air One. Sui motivi che hanno spinto Air France a scendere in campo c’è lo “spirito dell’alleanza piuttosto che quello dell’acquisizione” come ha detto il presidente Jean-Cyril Spinetta. Oggi il vettore transalpino che è già azionista di Alitalia con il 2% del capitale metterebbe mano al portafoglio con 750 milioni di euro, un’iniezione di denaro fresco indispensabile, mentre Air One, forte dell’appoggio della banca Intesa San Paolo si è detta disponibile per un importo di circa un miliardo netto di euro.

Nicolas Sarkozy ha detto che Italia e Spagna hanno chiesto di organizzare con la Francia espulsioni collettive di immigrati illegali. Il presidente francese – in una conferenza stampa – ha detto di felicitarsi per l’annuncio del primo ministro spagnolo Jose’ Luis Zapatero che ”non ci sarebbero state piu’ regolarizzazioni massicce” dei clandestini, la stessa cosa annunciata anche del primo ministro italiano Romano Prodi ”15 giorni fa”.

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