Centrosinistra

Fassino: Se cade Prodi non c’ è un altro governo

Rutelli: un ruolo a Fassino nel governo

Piero Fassino e Romano Prodi

Fassino avverte: «Se cade Prodi si va al voto, un altro governo non c’ è». E per una volta sono tutti d’ accordo con il segretario Ds. Anche Berlusconi che scalpita per tornare a Palazzo Chigi e considera le elezioni anticipate «una necessità, quindi mi fa piacere che Fassino condivida». Solo che il leader della Quercia pronuncia quella frase per dare una scossa agli alleati e cercare di tenere insieme la coalizione di centrosinistra sempre più rissosa, mentre il Cavaliere ha l’ obiettivo esattamente opposto: far cadere Prodi e contemporaneamente sbarrare il passo all’ ipotesi di un governo tecnico che potrebbero durare troppo per i gusti del Cavaliere che non vuole dare spazio a manovre nel centrodestra. Fassino si divincola dall’ abbraccio di Berlusconi sottolineando così la vera ragione del suo altolà: cioè che la situazione per l’ Unione è davvero pericolosa. «Berlusconi non faccia il furbo. – replica Fassino – Io ho detto che non esiste un’ altra maggioranza e un altro governo non certo per andare a elezioni anticipate ma per richiamare tutti i partiti del centrosinistra alla responsabilità di onorare le aspettative degli elettori, rinsaldando la coesione e la solidarietà di governo». Dopo il giovedì nero al Senato la maggioranza si trova nel mezzo dell’ ennesima tempesta, a pochi giorni dalla presentazione della Finanziaria. E anche se il presidente del consiglio Prodi minimizza la portata del vertice di mercoledì prossimo, «scontato, dovuto, nulla di speciale», tuttavia l’ allarme è alto come dimostra il richiamo all’ ordine di Fassino. Ogni volta che il governo affronta il voto del Senato è a rischio, a tal punto che giovedì scorso la maggioranza ha dovuto ritirare la sua risoluzione sulla Rai perché di sicuro sarebbe stata bocciata. «Questo – ammonisce Fassino – richiede un senso di responsabilità da parte di tutta la coalizione, senso di responsabilità che non sempre si manifesta». E infatti di elezioni anticipate si parla con sempre maggiore insistenza, tanto che Bertinotti è intervenuto per dire che «parlare di elezioni anticipate invece che dei problemi del paese è una risposta fuorviante». Anche Prodi non nasconde che il periodo è «complicato e difficile», ma va avanti nella prospettiva di durare tutta la legislatura: «Si può perdere in popolarità ma non si perde nè il riferimento morale nè il riferimento politico purchè i risultati arrivino, purchè la costanza delle operazioni intraprese rimanga».

Prodi, in questo momento, paga soprattutto la concorrenza al centro fra Mastella, Di Pietro e Dini. Ognuno vuole dimostrare di essere più determinante per la sopravvivenza della coalizione o per un ipotetico Grande Centro. Di Pietro detta addirittura un calendario che sembra un programma di fine legislatura: «La mia proposta è questa: fine settembre legge finanziaria con sviluppo e solidarietà, entro dicembre ristrutturazione ministeriale con 15 ministri e 40 o 50 sottosegretari, dopodichè legge elettorale. E’ tempo di prime analisi e primi rendiconti e, come si dice dalle nostre parti, se ti accorgi che hai preso una strada sbagliata, fermati». Il presidente del consiglio giura che «non c’ è bisogno di nessun invito a pranzo a Ceppaloni, con Mastella la collaborazione è sempre stata, ed è, buona e leale». Ma il ministro della Giustizia e leader dell’ Udeur non può lasciare a Di Pietro il terreno di una eventuale rottura con la maggioranza ritenuta troppo sensibile alla sinistra radicale, né può consentire a Dini di guidare un governo elettorale. E visto che in ottobre la sinistra comunista darà battaglia su Finanziaria e welfare, è agevole capire che di motivi per rompere «a destra» ce ne saranno in quantità. Il comunista Diliberto accusa i moderati e anticipa il tema di inizio autunno: «le minacce al governo vengono dalla parte moderata, anzi conservativa della maggioranza: Dini, Mastella, Di Pietro. Noi cercheremo di spostare la manovra finanziaria su un terreno più equo, ma anche in questo caso le minacce quotidiane vengono da quella stessa parte». E non è che i rapporti con il nascente Partito democratico vadano meglio, come dimostra una battuta del leader di Rifondazione Giordano: «Veltroni vorrebbe Casini e la Moratti? E a destra chi devono mettere Jack lo Squartatore?».

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