Centrosinistra

Governo Prodi II: diciasettesimo mese

Governo Prodi II: diciasettesimo mese

Romano Prodi e Walter Veltroni

Il Senato respinge (con 156 sì, 157 no e 1 astenuto) una mozione di sfiducia contro il viceministro dell’Economia Vincenzo Visco presentata da La Destra e fatta propria dall’intera CdL. Subito dopo è respinta (con 156 sì, 154 no e 4 astenuti) una seconda mozione di sfiducia della CdL sempre contro Visco. Ancora una volta, la spallata non arriva. Ma quanta fatica a Palazzo Madama per la maggioranza, che supera d’ un soffio, grazie al sostegno dei senatori a vita, il nuovo ostacolo sul caso Visco-Gdf. E così, al termine di un dibattito ad alta tensione – sospeso anche per gli striscioni srotolati da An (“Visco, giù le mani dalla Gdf”) – il centrosinistra respinge la mozione e i due ordini del giorno presentati dalla Cdl. Di misura boccia il primo testo, che prevedeva la revoca permanente delle deleghe e invitava il viceministro a dimettersi: decisivi, oltre allo strappo ricucito con l’ Italia dei Valori, i voti contrari espressi da Emilio Colombo e Rita Levi Montalcini, ma anche l’ astensione di Giulio Andreotti. Alla fine, il tabellone segnala 156 voti favorevoli, 157 contrari e un astenuto.

E se vincesse la Bindi? Non vincerà, tranquilli – ma se invece succedesse? Se quei milioni di imprevisti sconosciuti che resero le primarie di Prodi un plebiscito si rifacessero vivi domenica? Se facessero saltare in aria tutte le previsioni, mandando alla segreteria del partito di centrosinistra una casta democristiana 56enne? Non accadrà, non accadrà, ma ci vogliamo almeno pensare? Il Partito Democratico nasce dalla fusione tra alcuni partiti italiani di centro-sinistra, in particolar modo tra i Democratici di Sinistra (socialdemocratici) e Democrazia è Libertà – La Margherita. Il PD può essere considerato l’erede del progetto politico de L’Ulivo, ideato da Romano Prodi.

Fassino avverte: «Se cade Prodi si va al voto, un altro governo non c’ è». E per una volta sono tutti d’ accordo con il segretario Ds. Anche Berlusconi che scalpita per tornare a Palazzo Chigi e considera le elezioni anticipate «una necessità, quindi mi fa piacere che Fassino condivida». Solo che il leader della Quercia pronuncia quella frase per dare una scossa agli alleati e cercare di tenere insieme la coalizione di centrosinistra sempre più rissosa, mentre il Cavaliere ha l’ obiettivo esattamente opposto: far cadere Prodi e contemporaneamente sbarrare il passo all’ ipotesi di un governo tecnico che potrebbero durare troppo per i gusti del Cavaliere che non vuole dare spazio a manovre nel centrodestra. Fassino si divincola dall’ abbraccio di Berlusconi sottolineando così la vera ragione del suo altolà: cioè che la situazione per l’ Unione è davvero pericolosa. «Berlusconi non faccia il furbo. – replica Fassino – Io ho detto che non esiste un’ altra maggioranza e un altro governo non certo per andare a elezioni anticipate ma per richiamare tutti i partiti del centrosinistra alla responsabilità di onorare le aspettative degli elettori, rinsaldando la coesione e la solidarietà di governo». “La durata del governo non corrisponde sempre alla durata della maggioranza parlamentare e del Parlamento stesso”. Lo ha detto a ‘Radio Radio’, Antonio Di Pietro, leader dell’Idv e ministro per le Infrastrutture, secondo cui non è detto che se il governo dovesse cadere “si vada a votare automaticamente”. “Con questa legge elettorale sarebbe inutile andare a votare”, ha osservato il ministro. Quanto alla situazione in Senato Di Pietro ha affermato che “non si può governare inseguendo il consenso dell’ultimo parlamentare. Bisogna fare come ieri, con la decisione del blitz per liberare i nostri militari, bisogna decidere e non tergiversare”. Veltroni diserta la Festa dell’Italia dei Valori dopo l’adesione data dal movimento a Beppe Grillo; ma Antonio Di Pietro si dice pronto a collaborare come alleato del Partito democratico «incominciando a dialogare sul programma». Nella seconda giornata del)’ incontro dell’Idv, l’ex pm non ha rinunciato a protestare nei confronti di Veltroni, che avrebbe in un primo momento dato lia sua adesione alla Festa per poi preferire l’inamgurazione di una mostra. Di Pietro ha ricordato che la sua coalizione avrà bisogno dell’ apporto dell’Idv per governare. Il ministro ha garantito che non passerà mai nel campo del centrodestra, «anche se fossimo costretti a correre da soli». Tuttavia ha ricordato al candidato alla guida del Pd che la nuova formazione politica «ha perso l’occasione di accogliere ì’Idv: non l’hanno persa con noi, ma con gli elettori che non si identificano con il Partito democratico. Noi li vogliamo aiutare». Alla vigilia dell’approdo della Finanziaria 2008 in Senato voci insistenti sulla stampa nazionale prevedono un’imminente crisi di governo. Prodi smentisce di volersi dimettere e dichiara: “non getto la spugna”. In politica come nella vita, la coabitazione non è mai né la più tranquilla, né la più confortevole delle soluzioni. Con il che, nel tempo della post-ideologia ad alto tasso di personalismo, ci si sente pienamente autorizzati a porre la questione: chi è Romano Prodi per Walter Veltroni? E’ forse il padre? No. Il fratello maggiore? Neppure. Per la differenza di età, forse, Prodi potrebbe essere lo zio di Veltroni. Ma fra gente adulta e di potere, quello fra zio e nipote è un tipo di legame così genericamente figurato e famigliarmente necessitato da non potersi escludere in partenza affettuosità o nefandezze. Così Prodi è e resta per Veltroni un interlocutore, un alleato, un complice, ma anche un concorrente, un avversario e anche se la parola di sicuro non gli piace, ma i rancori sono rancori, perfino un nemico.

Nasce il Partito Socialista. Si svolge a Roma la conferenza programmatica dal titolo (ironicamente riferito alle vicende del Partito Democratico) “Le primarie delle idee”. Al progetto, promosso dai Socialisti Democratici Italiani di Enrico Boselli, aderiscono I Socialisti Italiani di Bobo Craxi, la componente del Nuovo PSI facente capo a Gianni De Michelis e Mauro Del Bue, l’associazione Democrazia e Socialismo di Gavino Angius e Valdo Spini, di cui facevano parte anche Franco Grillini, Fabio Baratella e Alberto Nigra, alcuni fuoriusciti da Sinistra Democratica, l’associazione Socialismo è Libertà di Rino Formica, l’Associazione Nazionale per la Rosa nel Pugno guidata da Lanfranco Turci, la Costituente Laica Liberal-Socialista, alcuni dissidenti di altri partiti, come la ex DL Cinzia Dato e l’ex DS Roberto Barbieri. Gavino Angius al Senato e Valdo Spini alla Camera lasciano ufficialmente Sinistra democratica per aderire al progetto socialista di Enrico Boselli e si portano dietro, per il momento nel gruppo misto (rispettivamente di Palazzo Madama e Montecitorio) altri tre parlamentari Sd. Si tratta dei deputati Franco Grillini e Fabio Baratella e del senatore Accursio Montalbano. Con loro ci sarà anche il senatore Roberto Barbieri, ex Ds, già nel gruppo misto dopo l’ultimo congresso della Quercia che ha aderito alla Costituente socialista. L’annuncio e’ arrivato durante una conferenza stampa a Palazzo Madama convocata prima della Costituente socialista che si terra’ venerdi’ e sabato a Roma in vista del primo congresso di febbraio. Durante l’incontro con i giornalisti al Senato, Angius ha spiegato i motivi della decisione: “. La ragione fondamentalmente è una, che noi ci sentiamo parte del socialismo europeo. Né la Cosa rossa né il Partito democratico potranno far parte del partito del socialismo europeo”.

Il Senato approva in via definitiva (con 231 sì, 1 no e 4 astenuti) il ddl costituzionale Boato. Il Senato ha approvato, in via definitiva, la legge che abolisce definitivamente dalla Costituzione italiana la pena di morte, attualmente prevista solo in caso di applicazione delle leggi militari di guerra. L’ approvazione definitiva della legge è stata ottenuta con 231 “sì”, un “no” e quattro astenuti, ben oltre la maggioranza dei due terzi richiesta per una modifica della Carta costituzionale, ed è stata salutata da un lungo applauso da parte dell’ assemblea di Palazzo Madama. Finora la pena di morte era prevista, all’ articolo 27 della Carta costituzionale, solo nei casi «previsti dalle leggi militari di guerra». È stata proprio questa la frase abrogata con un voto bipartisan che ha concluso il previsto iter, con doppia lettura, per le leggi costituzionali. Ad esprimersi contro, in dissenso dal suo gruppo, è stato il senatore di Forza Italia Gaetano Quagliariello, il quale ha annunciato che non avrebbe partecipato al voto.

Il presidente del Consiglio Romano Prodi scrive al presidente del Partito polacco di Piattaforma Civica, Donald Tusk, congratulandosi per la vittoria alle elezioni politiche. “L’auspicio cordiale – si legge nella lettera – e’ che Lei possa contribuire all’ulteriore rafforzamento delle gia’ ottime relazioni fra la Polonia e l’Italia e, in particolare, al futuro sviluppo del comune progetto europeo”. Prodi apprezza, inoltre, “il convinto sostegno al comune cammino europeo” e si rallegra “che l’affermazione elettorale coincida con la ormai prossima firma del Trattato di Riforma dell’Unione Europea nell’anno che celebra il Cinquantesimo Anniversario dei Trattati di Roma”. Salutando infine il nuovo Primo ministro polacco Prodi ha ha espresso il desiderio di incontrarlo il prima possibile”. ‘Ora ci lascino governare: abbiamo dall’Europa indicazioni di obiettivi precisi e noi li rispettiamo’. Lo ha detto Prodi. Il premier e’ tornato a parlare di conti pubblici ribadendo che il suo governo e’ in regola con le richieste europee ed ha aggiunto che il dovere del governo in questa fase e’ ‘di far crescere i tassi di sviluppo per raggiungere e superare gli altri paesi europei’, naturalmente ‘mantenendo una politica di rispetto rigoroso e coerente’ dei conti pubblici.

Niente aumento della pressione fiscale in Italia: lo ha promesso il governo di Romano Prodi in un incontro con le parti sociali, che precede la presentazione venerdì della finanziaria al Consiglio dei ministri. Secondo le indiscrezioni la manovra sarà di circa 10,7 miliardi di euro: 6 miliardi verranno dalle entrate fiscali già previste e il resto dai tagli alle spese.

“A Travaglio dico: non ho mai avuto a che fare con grembiulini. Anzi no, faccio outing, e’ vero sono iscritto a una loggia massonica, con il numero 52947 (un numero dietro cui si nasconde, come spiega lui stesso, la data di nascita del ministro: il 5 febbraio del 1947, ndr)”. Lo ha affermato il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, nella affollatissima conferenza stampa convocata nella sede dell’Udeur all’indomani dell’ultima puntata di ‘Annozero’. “In questa loggia massonica – ha spiegato il ministro – mi hanno insegnato il rispetto per le persone, soprattutto per quelle che la pensano in modo diverso, a coltivare i valori della democrazia, a riconoscere l’importanza fondamentale della magistratura”.

Il matrimonio fra persone dello stesso sesso entra nell’agenda politica di un partito italiano, i Radicali. All’ultimo comitato nazionale, infatti, è stata approvata una mozione che sostiene il progetto di legge n. 1244 (sul matrimonio per tutti) presentato dai deputati radicali Capezzone, Beltrandi, D’Elia, Mellano, Poretti e Turco sin dal giugno 2006 e indica la campagna per l’accesso all’istituto del matrimonio civile per le persone omosessuali quale massimo traguardo volto al superamento delle diseguaglianze e delle discriminazioni così come già avviene in Spagna, Olanda, Belgio e Canada.

L’allarme criminalità rumena a Roma fa reagire il Presidente del consiglio italiano Romano Prodi. Dopo il regolamento di conti fra bande che 8 giorni fa ha provocato la morte di un cittadino rumeno e il ferimento di altri due, già il sindaco della capitale Walter Veltroni aveva invitato Bucarest a prendere provvedimenti, minacciando, in caso contrario, di interpellare Bruxelles. Ieri Prodi ha aggiunto: “Non vogliamo criminalizzare nessuno, ma la legge italiana deve essere rispettata nella sua integralità”.

Vince con oltre l’ottanta per cento dei “sì” il referendum sul welfare indetto dai sindacati italiani. La maggioranza dei lavoratori, chiamati a esprimersi sul protocollo negoziato a luglio tra Governo e sindacati, sembra dunque approvare. I cittadini dovevano esprimersi sul testo che si occupa di lavoro precario, sussidi di disoccupazione e, soprattutto, pensioni. Oggi l’età minima per lasciare il lavoro è di 57 anni. L’accordo prevede un innalzamento progressivo dell’età pensionabile: dal 2008 ci vorranno 58 anni, dal 2009 59, dal 2011 60, fino ad arrivare a 61 anni nel 2013.

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