A seguito di formali consultazioni politiche Napolitano respinge le dimissioni di Prodi, invitando il Governo a presentarsi alle Camere per la fiducia.
«Prodi vada avanti», chiede l’ Unione all’ unanimità e garantisce a Napolitano che i numeri ci sono. «Se ne vada, ha fatto già troppi danni», attacca Berlusconi che non ha chiesto le elezioni anticipate subito, ma non rinuncia all’ idea: «Con questa situazione credo che sia opportuno ritornare dagli elettori». Mentre l’ Udc suggerisce una formula inedita: il «governo di responsabilità nazionale». Stamattina Napolitano deciderà e Prodi sarà rinviato alle Camere per ottenere la fiducia che potrebbe essere votata a metà della prossima settimana. Quindi non un Prodi-bis, ma la continuazione dell’ attuale governo. E questo, per Berlusconi, «sarebbe un grande male per il paese. In questo modo non si fa altro che continuare un’ agonia che è nei fatti». Con i dodici punti approvati giovedì notte dai partiti della coalizione, il presidente del consiglio dimissionario ha dettato le condizioni per ricomnciare e proseguire, «e prima si fa e meglio è…», ha auspicato il vicepremier Rutelli. Le 281 pagine del programma elettorale dell’ Unione sono state sottoposte a una energica cura dimagrante che ha portato a pochi punti programmatici e una centralizzazione della comunicazione per evitare l’ immagine di un governo diviso e rissoso. Resta però il problema dei numeri che al Senato sono sempre scarsi e non mettono in condizione Prodi di governare tranquillamente. «Al Senato la maggioranza è tale se dispone di 158 voti a favore – li sfida Fini – ovviamente 158 voti di senatori eletti, perché i senatori a vita hanno tutto il diritto di votare, ma non possono essere impegnati al rispetto di un programma, perché rispondono unicamente alla propria coscienza». 161 è il numero di senatori che l’ Unione ha garantito al presidente Napolitano: 157 (compresi i dissidenti) eletti nel centrosinistra e quattro a vita. Ma il segretario dei Ds Fassino ha garantito ieri sera che il centrosinistra «ha la maggioranza con e senza i senatori a vita». Questo vorrebbe dire che Follini e forse un altro senatore avrebbero deciso di votare per il governo. In conclusione, per Fassino, «ci sono le condizioni programmatiche e politiche per ottenere la fiducia superando l’ empasse di questi giorni e riprendere così l’ azione di governo». Quanto all’ Afghanistan, «quando arriverà il decreto di rifinanziamento al Senato valuteremo la situazione. Ma io credo che si possa convincere anche chi ha dei dubbi a votare a favore del decreto, se non altro per coesione e lealtà nella maggioranza di governo». Insomma che non si ripeta più la dissidenza che è quasi costata la vita al governo Prodi. L’ Unione si è presentata compatta all’ appuntamento con il capo dello Stato. Il tentativo di Prodi è irto di insidie, ma è anche un passaggio obbligato. Altrimenti si aprirebbero gli scenari di governi tecnici, istituzionali o «del presidente». Tutte ipotesi che segnerebbero la fine dell’ esperienza di questo centrosinistra. Comunque, una volta ottenuta la fiducia, e anche con l’ acquisizione di uno o due senatori, quella di Prodi sarebbe una navigazione a vista su ogni singolo provvedimento da far approvare in Senato. Poi, dopo il decreto sull’ Afghanistan, la maggioranza dovrà affrontare un’ altra prova delicatissima: i congressi di Ds e Margherita che dovrebbero portare alla fase decisiva della nascita del Partito democratico. Per Fassino, «questa crisi di governo dimostra che c’ è bisogno del Partito democratico». Perché «di fronte ai rischi a cui è esposta una maggioranza molto composita, l’ avere un grande partito che la guidi e gli dia con la sua forza coesione e solidità, è assolutamente essenziale». E anche per un esponente molto vicino a D’ Alema, il senatore Latorre «la vicenda di queste ore conferma la assoluta necessità di andare avanti sulla strada della costruzione del Partito Democratico come una delle iniziative tese ad arginare la frammentazione del sistema politico italiano».
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