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Governo Prodi II: decimo mese

Governo Prodi II: decimo mese

Romano Prodi

Al Senato della Repubblica, la risoluzione della maggioranza di approvazione della linea del governo sulla politica estera con particolare riferimento alla presenza italiana nelle forze NATO operanti in Afghanistan, presentata dalla senatrice Anna Finocchiaro, non raggiunge il quorum di maggioranza: 158 sì, 136 no e 24 astenuti, con quorum richiesto di 160. All’interno della maggioranza, non hanno partecipato al voto i senatori Fernando Rossi e Franco Turigliatto. Fra i senatori a vita, tra i quali era assente Oscar Luigi Scalfaro, alcuni hanno votato a favore (Emilio Colombo, Rita Levi-Montalcini, Carlo Azeglio Ciampi), uno ha votato contro (Francesco Cossiga) e due si sono astenuti (Giulio Andreotti, Sergio Pininfarina). A seguito di ciò Prodi si dimette. Questa sfiducia è stata provocata da chi non voleva fare approvare tutta una serie di provvedimenti coraggiosi e utili per la società che ora rimmarranno a gallo con questa crisi e forse verranno lasciati annegare. Tra questi il più potente è senz’altro Ratzembergher … I dodici punti del documento presentati da Romano Prodi «sono prioritari e non negoziabili». Lo afferma lo stesso il premier nel documento diffuso ai segretari dell’Unione per il rilancio dell’azione di governo. “Egoismo e paura sono i tratti fondamentali della politica della destra”. Partendo da questa considerazione il ministro degli esteri, Massimo D’Alema, intervenendo ad una iniziativa congressuale diessina a sostegno della mozione Fassino e della nascita del Partito democratico, attacca a muso duro coloro che a sinistra hanno provocato la caduta del governo Prodi nel giorno del rinvio alle Camere deciso dal Capo dello Stato, Giorgio Napolitano. A seguito di formali consultazioni politiche Napolitano respinge le dimissioni di Prodi, invitando il Governo a presentarsi alle Camere per la fiduciaL’esecutivo ottiene la fiducia dal Senato della Repubblica con 162 sì e 157 no. Hanno votato a favore i senatori a vita Emilio Colombo, Rita Levi-Montalcini, Oscar Luigi Scalfaro, Carlo Azeglio Ciampi, contro il senatore Francesco Cossiga; al momento del voto erano assenti i senatori a vita Giulio Andreotti, Sergio Pininfarina. Il senatore Sergio De Gregorio, eletto tra le file dell’Italia dei Valori, nega la fiducia a Prodi; Marco Follini, ex-segretario dell’UDC e leader del movimento politico Italia di Mezzo compie il passaggio inverso e sostiene l’esecutivo, così come il senatore Luigi Pallaro, indipendente eletto nella circoscrizione estera America Meridionale. L’esecutivo ottiene la fiducia dalla Camera dei deputati con 342 sì, 253 no e 2 astenuti, facendo così rientrare la crisi e chiudendola.

Silvio Sircana è stato nominato portavoce unico del governo. Toccherà a lui occuparsi della comunicazione dell’esecutivo. Evitare che troppi voci discordanti danneggiano l’azione di Prodi e dei suoi ministri. Una nomina che arriva all’indomani della brutta vicenda di Vallettopoli: il nome di Sircana è comparso su alcuni giornali, in una intercettazione di parlava di un ricatto sulla base di alcune foto in cui compariva fermo in auto accanto ad un transessuale. Il fotografo ha poi smentito di avere quelle immagini.

La Camera approva in via definitiva (con 427 sì, 0 no e 1 astenuto) il decreto-legge che abroga del comma 1343 della Legge Finanziaria. La Camera approva in via definitiva (con 295 sì e 5 no) il Decreto Milleproroghe. Le opposizioni non partecipano al voto. Cancellato il ticket di dieci euro sulle visite specialistiche. La Camera ha approvato ieri il decreto milleproroghe, così come era stato modificato il 15 febbraio dal Senato. Il decreto è arrivato alla Camera blindato, per evitare il rischio che decadesse.

Entro 15 giorni la legge sui Dico, di cui il primo firmatario è il presidente Prodi, dovrebbe essere discussa in Commissione al Senato e lì verificheremo la responsabilità di tutti”: lo ha detto il ministro delle Pari opportunità, Barbara Pollastrini, nel corso del ‘Forum cultura d’impresa, leadership al femminilé promosso dal Sole 24 Ore. Il ministro ha precisato che “nei dodici punti indicati da Prodi ci sono le materie del futuro” mentre, pur non negando la “natura delicata” del disegno di legge sui Dico, “il governo una proposta di legge che può essere migliorata, perfezionata, arricchita e in parte anche cambiata, l’ha presentata”. Pollastrini ha poi aggiunto che “c’é un’etica della politica che non è inferiore alle altre etiche” e che “la politica ha la responsabilità di corrispondere alle aspirazioni e ai diritti delle persone”. Nuovo attacco del Vaticano ai Dico. Stavolta nel mirino dell´Osservatore Romano finisce la manifestazione di sabato a Roma in difesa dei diritti delle coppie di fatto, eterosessuali e non. Secondo le gerarchie ecclesiastiche le oltre 50mila persone (donne, uomini e bambini) che hanno chiesto il riconoscimento dei propri diritti, hanno partecipato a «una manifestazione nella quale al di là dell’immagine borghese e rassicurante che si voleva dare, hanno trovato posto discutibili mascherate e carnascialate varie. Ironie e isteriche esibizioni da parte di chi invoca riconoscimenti e non esprime rispetto».

Con 226 voti a favore, 12 astenuti e nessun voto contrario l’ aula del Senato ha approvato il disegno di legge che modifica l’ articolo 27 della Costituzione, abolendo la pena di morte anche nei casi previsti dalle leggi militari di guerra. Un consenso sostanzialmente bipartisan, anche se nell’ aula di Palazzo Madama non è mancata la dissociazione di qualche senatore di opposizione dal voto a favore espresso dai diversi gruppi.

Il Senato approva (con 246 sì, 0 no e 5 astenuti) il decreto stadi. Si volta pagina. Il Senato ieri mattina ha approvato a larghissima maggioranza il decreto Amato sulla violenza negli stadi. Un voto davvero bipartisan: 246 sì, solo 5 astenuti e nessun voto contrario. Soddisfatto il ministro dell’ Interno. «Il Senato ha interpretato il sentimento del paese che, condiviso come è da chi ora gestisce la Figc, può farci sperare in una nuova stagione sportiva», ha spiegato Giuliano Amato.

La Camera approva (con 524 sì, 3 no e 19 astenuti) il decreto legge che rifinanzia le missioni italiane all’estero. Hanno votato a favore tutte le forze politiche ad eccezione della Lega Nord, che si è astenuta. Gli unici a votare contro sono l’onorevole Matteo Brigandì (Lega Nord) , l’onorevole Salvatore Cannavò (Rifondazione Comunista) e l’onorevole Paolo Cacciari (Rifondazione Comunista). L’aula della Camera ha dato il via libera al decreto di rifinanziamento delle missioni italiane all’estero. Il dl prevede la proroga di un anno (e non più di sei mesi), fino al 31 dicembre 2007, delle missioni militari internazionali come quella in Libano, in Afghanistan o in Sudan. Sono previsti interventi di sviluppo e cooperazione, tre conferenze internazionali, fondi per militari e forze di polizia.

Gli Stati Uniti non concederanno l’estradizione degli agenti della CIA coinvolti nel sequestro di Abu Omar, l’ex imam rapito a Milano il 17 febbraio del 2003. È il consulente legale del dipartimento di Stato americano a dirlo. Il magistrato milanese, Armando Spataro, ha finora inutilmente chiesto l’arresto e la consegna di 26 cittadini americani, tra i quali l’ex capo della CIA a Roma, l’ex direttore dell’ufficio milanese del servizio segreto americano, ed altri agenti o presunti tali. Ci sono paesi dove la politica estera è oggetto di un vero dibattito, dove i governi sono minacciati di essere messi in minoranza, o addirittura rovesciati, perché nella coalizione che li sostiene ci sono correnti diverse. È quello che accade in Italia. Il governo Prodi cerca di conciliare l’alleanza con gli Stati Uniti con il rifiuto di dipendere da Washington. Per dirla in termini di politica interna, rifiuta sia l’atlantismo atavico della classe dirigente italiana sia l’antiamericanismo non meno atavico degli eredi del partito comunista, elementi indispensabili della coalizione. Per riuscirci, ci vuole la pazienza di Romano Prodi.

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