Giustizia

Arrestati i mandanti dell’assassinio di Francesco Fortugno.

Calabria, ucciso nel seggio il vicepresidente del consiglio regionale

Francesco Fortugno

La polizia di Stato ed i carabinieri hanno arrestato due persone a Locri nell’ambito dell’inchiesta sull’assassinio del vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria, Francesco Fortugno, ucciso a Locri in un agguato di stampo mafioso il 16 ottobre dello scorso anno.  Gli arresti sono stati confermati dalla Procura antimafia di Reggio Calabria con un comunicato; la Procura non ha però detto di chi si trattava.

Secondo l’agenzia Adnkronos tuttavia i due arrestati sono Alessandro e Giuseppe Marcianò, padre e figlio, l’uno caposala e l’altro infermiere in un ospedale di Locri. La notizia è stata successivamente diffusa anche dall’agenzia Ansa, che ha ricordato che Alessandro Marcianò, di 55 anni, detto “Celentano”, è accusato di essere stato il mandante dell’omicidio di Fortugno, mentre Giuseppe Marcianò avrebbe avuto una responsabilità diretta nell’organizzazione dell’omicidio.

Sono stati due pentiti a fornire un contributo significativo per gli sviluppi dell’indagine sull’omicidio di Francesco Fortugno. Si tratta di Bruno Piccolo, di 27 anni, e di Domenico Novella, di 30, entrambi affiliati alla cosca Cordì.

La collaborazione di Bruno Piccolo risale a pochi mesi dopo l’omicidio di Fortugno. E’ stato anche grazie all’apporto di Piccolo che il 21 marzo scorso la polizia ha arrestato nove persone, quattro delle quali accusate di avere una responsabilità diretta nell’omicidio di Fortugno.

Uno degli arrestati dell’operazione del 21 marzo era stato proprio Domenico Novella, che successivamente ha cominciato a propria volta a collaborare con la giustizia. La decisione di Novella di pentirsi ha avuto particolare significato sul piano investigativo poichè il giovane è nipote di Antonio Cordì, detto “il ragioniere”, indicato come il capo dell’omonima cosca, detenuto dal 1989 perchè condannato all’ergastolo a conclusione dell’operazione Primavera.

Antonio Cordì ha assunto il comando della cosca dopo l’uccisione del fratello Cosimo, avvenuta nell’ottobre del 1997 in un agguato a Locri.

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