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Il governo Prodi ottiene la fiducia alla Camera

Il governo Prodi ottiene la fiducia alla Camera

Romano Prodi

Il governo ottiene la fiducia anche della Camera dei deputati con 344 sì e 268 no.

«Collegialità, collegialità, collegialità. Non possiamo nemmeno dare l’ idea di andare in ordine sparso. Mai. Dobbiamo dimostrare cosa significa il nostro stare insieme. Siamo tanti, con storie diverse. Dobbiamo far capire cosa significa nei fatti la nostra unione. Non è che in Europa fossimo in meno. Nè meno differenti. Però ce l’ abbiamo fatta. Adesso tocca a noi». Romano Prodi inaugura lo «stile Europa». Con un duplice obbiettivo. Un percorso di lavoro comune fra i ministri. Una comunicazione del governo omogenea: bloccando – per quanto possibile – il chiacchiericcio a rischio schizofrenico di tanti. Problema esploso già all’ esordio, quando ministri appena usciti dal giuramento si sono lanciati su tesi, proposte, linee non precisamente collimanti. O hanno anticipato decisioni ancora tutte da stabilire di un governo che solo stasera riceverà il via definitivo, con la fiducia alla Camera. Il presidente del Consiglio quindi manda tutti in seminario. Inaugura l’ epoca dei conclavi casual. Si comincia dal 4 al 6 giugno: tutti riuniti per ragionare sull’ eredità del governo Berlusconi, affrontare le priorità del nuovo esecutivo, abbozzare una strategia comune anche dal punto di vista delle informazioni verso l’ esterno. Località ancora da stabilire. Certo invece che l’ appuntamento sarà il primo di una serie. Periodicamente Prodi e i suoi ministri si ritroveranno per confrontarsi sull’ agenda di governo. Incontri seminariali a tema, per discutere di tutto. Full immersion in nome dello «spirito di squadra» che il Professore importa dai cinque anni di presidente della Commissione europea. Allora i commissari venivano chiamati ogni tanto a un week end di gruppo in qualche località del Belgio. Castellotti, ville sparse nella campagna vallona o nelle Fiandre, pullover, zero cravatte, clima senza fronzoli, politica, cene, pranzi, tutti a vivere e dormire insieme per un paio di giorni. «Confronto in assoluta libertà, senza i vincoli delle riunioni ufficiali. – ricorda Stefano Manservisi, allora capo di gabinetto di Prodi dopo esserlo stato di Mario Monti, bolognese con studi internazionali, ora il più alto funzionario italiano nella Commissione Ue – Spesso non c’ erano ordini del giorno. Si affrontavano i nodi del percorso europeo, ci si chiariva su tutto per arrivare più pronti e nello stesso tempo più liberi agli appuntamenti ufficiali. Un’ esperienza che mi è sembrata molto utile». «Retreat» chiama il gergo aziendale queste forme di terapia di gruppo per manager, trasposte a leader ed affini. «Prodi punta ad introdurre metodi europei i cui pilastri sono l’ efficienza e la collegialità» dice Sandro Gozi, che Prodi ha avuto vicino alla Commissione e si è portato in Italia come giovane neo-deputato a curargli la filiera europea. «La leadership che cerca il nuovo presidente del Consiglio non è carismatica, è collegiale. E’ colui che guida al meglio la squadra. E gli strumenti che si vogliono introdurre sono fondamentali per una discussione libera e rafforzare lo spirito di gruppo con cui affrontare le scadenze del governo. Direi che è un inizio per mostrare che cosa cambia, che tipo di cultura del governare, dello stesso stare insieme, si vuole introdurre». I ministri (per ora) applaudono: i primi a farlo sono stati il verde Pecoraro Scanio e il diessino Damiano, due fra le tante storie diverse del governo. Il rimando europeo è persino nei numeri: 25 sono i commissari Ue e lo furono nell’ ultimo periodo Prodi, tanti quanti i Paesi dell’ Unione; 25 sono i ministri italiani anche se in questo caso il premier porta la quota totale dell’ italica Unione a 26. Il compito di occuparsi del coordinamento dei lavori, di organizzare il tutto spetta al sottosegretario alla presidenza Enrico Letta e al ministro del Programma Giulio Santagata. Sono, saranno i gran scudieri di Prodi nella gestione di un metodo diffuso in altri Paesi, mai provato nell’ Italia delle mille frazioni. «Una nuova scommessa». Con l’ occhio ad esperienze come il Tony Blair del successo, con il think tank dei Gidden e la volontà di inventare un new labour party. A Roma la linea politica è diversa, l’ obiettivo lo stesso. Unificare una politica frammentata e rifare una comunicazione spesso autolesionista.

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