Musica

Carmen Consoli: “Il mio viaggio tra i fiumi della musica”

 

Carmen Consoli:

Carmen Consoli

Un viaggio in bus con la band, lungo i fiumi che dal Simeto siciliano portano fino all’ultima tappa, Londra, sul Tamigi. E’ il tour che vede impegnata Carmen Consoli, partito il 9 maggio in modo trionfale dalla sua Sicilia e che approderà nella capitale inglese l’8 giugno. Il nuovo giro di concerti segue la pubblicazione di Eva contro Eva, nuovo disco della “cantantessa” che arriva tre anni dopo L’eccezione. Disco che segna una svolta sonora e di temi e avvicina Carmen ai suoni della sua terra. Nel suo show la Consoli presenta anche una poesia di Peppino Impastato, vittima della mafia, e un filmato curato da Enrico Ghezzi, creatore di Blob.

Raggiungiamo Carmen Consoli per un’intervista alla vigilia del primo concerto “europeo” del nuovo tour (25 maggio a Madrid). L’album Eva contro Eva è già primo in classifica, spinto dal singolo Signor Tentenna.
Ha descritto Eva contro Eva come un album ispirato anche dai canti dei pastori e dai suoni della terra siciliana. Si può considerare il primo passo verso un suo avvicinamento al folk?
E’ sicuramente l’album nel quale l’elemento mediterraneo è più forte, sia nelle storie che nella musica: per le storie valga come esempio Preghiera in gola, ispirata ad un personaggio siciliano realmente esistito (una donna il cui figlio non è mai tornato dalla guerra e che lei ha continuato sempre ad aspettare). Anche Maria Catena è una figura immancabile tra i personaggi da paese. Nei suoni mi sono lasciata ispirare molto dal contributo dei Lautari, un gruppo da me prodotto che conduce da anni una ricerca filologica sulle tradizioni musicali siciliane. Ovviamente sono state importantissime anche le collaborazioni con Goran Bregovic e Angelique Kidjo, che hanno dato un tocco di world music al disco.
Due brani del disco, Maria catena e La dolce attesa, sono ritratti di donne vittime e sottomesse. Un cambiamento nella sua poetica, fatta di figure femminili selvagge e combattenti. Come è avvenuta la svolta?
In realtà Maria Catena è vittima del pettegolezzo e della maldicenza esattamente perché non si sottomette alle regole sociali non scritte del paese. La protagonista della Dolce attesa è vittima soprattutto di se stessa, del suo desiderio sconfinato di maternità, la colpa degli altri è nell’assecondarla. Lei è in realtà la metafora di chi nega l’evidenza anche a se stesso, credendo ciecamente in un sogno. E’ piuttosto un personaggio patetico, una sorta di vicina di casa di Contessa Miseria.
La tournée in corso, con anteprima per i soli fans e prima tappa il 9 maggio a Palermo, segue le vie d’acqua, i fiumi. Come è nata quest’idea?
I fiumi sono sempre stati la ricchezza delle grandi città del passato: Roma, Parigi, Berlino, Londra. I fiumi sono vie di comunicazione e di incontro, uniscono e consentono gli scambi. Ma credo siano anche i custodi segreti e silenziosi delle città e civiltà che attraversano. Mi piaceva poter portar con me in tour tutti questi simboli in uno: la memoria, l’incontro, lo scambio e l’acqua.
Lei ha già suonato all’estero e ci ritorna con questo tour. Qual è la risposta del pubblico di fronte ad un artista italiano? C’è un po’ il luogo comune secondo cui fuori non ci filano nemmeno di striscio. Conferma o smentisce?
Fuori c’è molta attenzione verso la cultura italiana e la gente va a sentire un concerto di un’artista straniero anche solo per curiosità nei confronti del nuovo. Direi che c’è una certa apertura, invece. Per quello che mi riguarda, i numeri non sono gli stessi che si fanno in Italia, ma questo rende tutto più stimolante: è un nuovo inizio.
Com’è la Carmen donna in privato, cosa ama fare quando non suona e compone? La musica lascia il tempo di progettare un futuro come moglie e madre?
Quando non lavoro amo moltissimo andare ai concerti di altri artisti, visitare mostre d’arte (prediligo il Novecento e l’arte contemporanea) e leggere e rileggere i grandi classici della letteratura. Non “progetto” di diventare una moglie o una madre e spero che non ci sia molta gente che lo fa. Credo siano percorsi che si tracciano e percorrono insieme alla persona che si ama man mano che si delinea il desiderio di star insieme e costruire insieme delle cose. Insomma vorrei essere moglie e madre, ma pensare di progettare queste cose mi sembra – come dire? – un po’ troppo “manageriale”.
Il suo rapporto con le nuove tecnologie di diffusione musicale. Come vede il dilagare della pirateria? Il fenomeno la preoccupa o è in qualche modo l’inevitabile spia di un cambiamento di cultura del consumo?
Credo siano delle domande molto diverse tra loro: le nuove tecnologie possono rappresentare delle aperture interessanti; forse non tutto ciò che è stato immesso recentemente sul mercato nasce da idee eccelse, ma non sono affatto contraria in linea di principio alle nuove tecnologie.
Per ciò che riguarda la pirateria, invece, nasce, come dicevi tu da un diverso modo di sentire e vivere la musica, da una mentalità consumistica dilangante. Tutto si brucia e si getta in un attimo e non ci si rende neanche conto dei processi creativi molto articolati che stanno alle spalle di un disco come anche di un film, delle persone coinvolte che vengono danneggiate e, in un certo senso, sbeffeggiate quando si piratano dischi e film.
Qual è il disco più bello che ha realizzato finora? La canzone a cui è particolarmente legata?
Non ho una risposta: tutto ciò che faccio lo faccio col cuore, così sono legata ad ogni disco, anche se in modi diversi. Ora, ovviamente, amo infinitamente il mio ultimo disco ed ho il desiderio sincero di parlarne e farlo ascoltare a più persone possibili.
Il disco altrui e il libro più bello che ha letto ultimamente? Il suo artista estero preferito?
Il mio disco preferito in assoluto credo sia Ophelia di Natalie Merchant; ma mi piace molto anche l’ultimo di Ben Harper. Se parliamo di artisti italiani il più grande di tutti è senz’altro De Andrè e il suo disco che io prediligo è Creuza de Ma. Per ciò che riguarda le letture, leggo soprattutto saggi storici, preferibilmente monografie dei personaggi di maggior rilievo, e i classici: Orwell, Dostoevskij, Zola.
Ho letto diversi articoli che sostengono che Carmen Consoli è considerata un’ icona della cultura gay. Si riconosce in questa descrizione oppure sono solo voci fastidiose?
So di essere molto seguita e apprezzata negli ambienti gay, mi fa piacere. Sono felice quando ci sono delle persone che amano ciò che faccio, sia che siano omosessuali, eterosessuali, bisessuali, giovani, vecchi o bambini. Non mi interessano affatto gli orientamenti sessuali delle persone, neanche dei miei fan, e se c’è qualcosa che mi infastidisce è quest’attenzione morbosa verso la vita sessuale altrui.
Per concludere: cosa è realmente indispensabile nella vita? Parlo di valori, ma anche di cose materiali. A lei l’ultima parola.
E’ indispensabile l’amore delle persone che contano nella vita privata d’ognuno e che sanno apprezzare ciò che viene dato loro.

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