Parlamento

L’ Udc al cdx: Un errore il no a Napolitano

Quirinale, Unione candida Napolitano

Giorgio Napolitano

«Ho appena sentito Bossi al telefono, è soddisfatto…». Roberto Calderoli nel cortile del Transatlantico, mentre è in corso il terzo scrutinio, gusta una sigaretta e la vittoria dei “falchi” lumbàrd: avere neutralizzato Fini e Casini che avevano aperto a un’intesa con l’Unione su Napolitano. Berlusconi e Bossi impongono la linea dura: non si vota un ex comunista, non va bene il metodo del centrosinistra, no a Napolitano. I leader di An e Udc riuniscono i rispettivi uffici politici. Esecutivo teso quello di An, in cui Fini deve prendere atto non solo che «va fatto un passo indietro su Napolitano per mantenere l’ unità della Cdl», ma anche che il suo partito conta un buon numero di “berlusconiani” nella partita per la presidenza della Repubblica; che la “sua” linea di apertura insomma, non aveva l’ unanimità in An.

Storace è il più tentato a smarcarsi non accettando il diktat leghista. Infine un comunicato anodino. Al contrario, il leader dell’ Udc Casini deve rendere conto ai suoi del cambio di rotta poiché la pattuglia di 63 grandi elettori centristi avevano annunciato di essere già pronti entro ieri, a dare il proprio appoggio a Napolitano. Ammette Casini: «L’ Udc ha ceduto ma Napolitano resta per noi un buon candidato, un garante dell’ unità, un arbitro credibile. Però crediamo nel centrodestra, sappiamo che stare nella coalizione significa che ciascuno deve fare dei sacrifici… è un errore da parte della Cdl». Più tardi, si sfoga: «Ho detto a Silvio che è troppo influenzabile… il peccato originale è stato comunque la candidatura di D’ Alema». Se ieri i centristi si sono allineati, si lasciano ancora un margine per decidere. I parlamentari Udc sono convocati alle 8 e 45: quasi certamente sceglieranno di non dividere la Cdl. Del resto, la missione del segretario Cesa – tentare in nottata di convincere gli alleati – appare impossibile. Fini lo dà per scontato: «Non vedo più margini per arrivare all’ unità su Napolitano». Una previsione è però certa: dalla Cdl – dall’ Udc ma anche dai “maldipancisti” di An – dovrebbero arrivare per Napolitano i «franchi soccorritori». Definizione un po’ impropria (l’ Unione ha sulla carta i numeri per eleggerlo), ma efficace. A dirlo esplicitamente sono i centristi Bruno Tabacci («Io ho sempre votato Napolitano»), Marco Follini: «Sono per votare Napolitano, in una compagnia più larga, ma se no, in una più stretta». Precisa l’ ex segretario che non è «un soccorso a Napolitano», bensì un no al diktat della Lega e un riconoscimento dell’ autorevolezza del personaggio. Si rincorrono molti nomi di franchi soccorritori, c’ è chi smentisce e chi invece conferma come Margherita Boniver di Fi: «Voterò Napolitano perché è una persona affidabile che saprà svolgere un ruolo di garanzia». Qualche centrista fa i conti: potrebbero esserci 30/40 voti pro Napolitano e sarebbe allora un fatto politico non di poco conto. I “falchi” della Cdl stanno perciò pensando di blindare la coalizione per non permettere sponde a Napolitano. Calderoli annuncia sorprese; il forzista Maurizio Crosetto le mette in pratica e non ritira la scheda nell’ ultimo voto di ieri. Ipotesi su cui An e Udc sono pronti alle barricate. Fini non vuole neppure sentirne parlare: «Al 99% la Cdl voterà scheda bianca». Il leghista Maroni avverte: «Berlusconi si è ravveduto, ma se l’ Udc voterà Napolitano la Cdl è finita».

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