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Governo Berlusconi III: tredicesimo mese


Scioglimento Camere, pronta l'intesa sull'11 febbraio

Carlo Azeglio Ciampi e Silvio Berlusconi

Quale sarà l’atteggiamento del governo di Romano Prodi sul conflitto d’interessi di Silvio Berlusconi? È bastata una piccola frase di Fausto Bertinotti per rilanciare il dibattito sul futuro del gruppo tv di Berlusconi. “Mediaset deve dimagrire, sia in pubblicità sia in reti”, ha dichiarato il segretario di Rifondazione comunista in un’intervista trasmessa su Raitre. Bertinotti ha invocato un ridimensionamento del settore televisivo, “anche per legge”. “Faremo quello che è previsto dal programma”, ha replicato il leader del centrosinistra Romano Prodi. Il documento indica le priorità per garantire il pluralismo e la concorrenza, ma le interpretazioni sono diverse sul metodo.

Alla fine della terza votazione, cominciata alle 9,30 di sabato mattina, Fausto Bertinotti è stato eletto Presidente della Camera dei deputati. Ha ricevuto 337 voti, mentre 100 sono stati attribuiti a Massimo D’Alema e 144 sono state le schede bianche. La votazione di sabato era la prima a maggioranza semplice, e quella dove si sarebbe giocata più facilmente l’elezione: è perciò andato tutto come previsto, “Vorrei prevalessero confronto e dialogo”: queste sono state le prime parole del neopresidente, che nel suo discorso di insediamento ha richiamato il 25 aprile e citato Piero Calamandrei e Don Milani, elogiando anche il suo predecessore, Pierferdinando Casini, che ha salutato calorosamente. Dopo i tentativi di ieri – 13 ore e tre chiamate al voto (di cui una annullata e ripetuta) – un lungo dibattito nella mattinata e finalmente una nuova votazione, il Senato ha eletto il suo presidente: è il candidato dell’Unione Franco Marini, che ha ricevuto 165 voti. Andreotti, candidato alternativo, ne ha ricevuti 156.  Ieri è stata una giornata di alta tensione fino a notte fonda in Senato per l’elezione del presidente dell’assemblea di Palazzo Madama. Alla fine, dopo 13 ore e tre chiamate al voto (di cui una annullata e quindi ripetuta), il candidato dell’Unione Franco Marini ha ottenuto 160 preferenze, due in meno del quorum necessario per la vittoria nei primi due scrutini. Ma il risultato definitivo è stato annunciato solo dopo un accurato controllo delle schede e soprattutto l’annullamento di due schede: una con il nome «Francesco» al posto di Franco, l’altra con il solo cognome «Marini». Già il secondo scrutinio era stato annullato per tre schede che riportavano il nome Francesco anziché Franco. La terza votazione era cominciata in un clima di polemiche e contestazioni da parte della Cdl nei confronti di Oscar Luigi Scalfaro che ha presieduto l’assemblea dopo la rinuncia di Rita Levi Montalcini.

Silvio Berlusconi ha presentato oggi le sue dimissioni al capo dello Stato aprendo la strada all’incarico a Romano Prodi che spera di non dover aspettare l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica per riceverlo. “Carlo Azeglio Ciampi ha ricevuto questa mattina,… Berlusconi, il quale ha rassegnato le dimissioni del gabinetto da lui presieduto”, ha reso noto il Quirinale poco dopo le 14 aggiungendo che, come di rito, Berlusconi è stato invitato “a rimanere in carica per il disbrigo degli affari correnti”. Si è concluso così il terzo governo del fondatore di Forza Italia e patron Fininvest. Il primo esecutivo di Berlusconi, nel 1994 era durato circa otto mesi. Il cosiddetto Berlusconi bis, ossia il governo che ha giurato l’11 giugno 2001 ed è caduto nell’aprile del 2005, è stato il più lungo nella storia repubblicana con 1.410 giorni. Berlusconi ha poi guidato un nuovo governo da lui presieduto che è durato fino alla fine della legislatura.

Un’ ora e venti faccia a faccia a Palazzo Chigi. Prima è arrivato Prodi e qualche minuto dopo ha fatto il suo ingresso Berlusconi. «E’ stato un incontro lungo e cordiale. E torneremo a incontrarci», ha commentato Prodi che qualche ora prima aveva telefonato al presidente del Consiglio uscente per chiedergli di vedersi. Ed era stato lo stesso leader dell’ Unione a spiegare perché: «Ho telefonato per chiedere un incontro con Berlusconi riguardo ai metodi da seguire per l’ elezione del presidente della Repubblica, per vedere se è possibile costruire un cammino comune». La partita per il Quirinale è in pieno svolgimento in attesa che lunedì pomeriggio le Camere riunite in seduta comune comincino le votazioni. Le posizioni, ufficialmente, sono molto distanti. Al momento, stando alle dichiarazioni, D’ Alema raccoglie il maggior numero di consensi nell’Unione e Prodi ha fatto a Berlusconi un solo nome: quello del presidente della Quercia. Il centrodestra fa muro contro l’ ipotesi di un presidente della Repubblica diessino e vuole una rosa di nomi che rappresentino anche la metà dell’ elettorato che ha votato la Cdl.

Giorgio Napolitano è il nuovo presidente della Repubblica. E’ la prima volta di un ex comunista al Quirinale. Al quarto spoglio, dopo giorni e giorni di trattative e tensioni tra maggioranza e opposizione, il senatore a vita, storico esponente migliorista del Pci – poi diventato Pds e infine Ds – ha ottenuto 543 voti (superando il quorum di 505). In pratica tutti i consensi dell’Unione, mentre la Cdl, come annunciato, ha votato scheda bianca. Irrilevante il ruolo dei franchi tiratori, anche perché il centrodestra per blindare il rispetto dell’indicazione di schieramento ha “obbligato” i suoi grandi elettori a passare attraverso la cabina a tutta velocità. Esitare qualche istante dietro la tendina equivaleva ammettere che si stava scrivendo qualcosa sulla scheda, anziché depositarla bianca nell’insalatiera. Una tattica di controllo sulla quale Romano Prodi non ha potuto fare a meno di ironizzare: “Correvano come bersaglieri”. «Ho appena sentito Bossi al telefono, è soddisfatto…». Roberto Calderoli nel cortile del Transatlantico, mentre è in corso il terzo scrutinio, gusta una sigaretta e la vittoria dei “falchi” lumbàrd: avere neutralizzato Fini e Casini che avevano aperto a un’intesa con l’Unione su Napolitano. Berlusconi e Bossi impongono la linea dura: non si vota un ex comunista, non va bene il metodo del centrosinistra, no a Napolitano. I leader di An e Udc riuniscono i rispettivi uffici politici. Esecutivo teso quello di An, in cui Fini deve prendere atto non solo che «va fatto un passo indietro su Napolitano per mantenere l’ unità della Cdl», ma anche che il suo partito conta un buon numero di “berlusconiani” nella partita per la presidenza della Repubblica; che la “sua” linea di apertura insomma, non aveva l’ unanimità in An.

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