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Intersessualità è un termine ombrello usato per descrivere quelle persone che hanno caratteri sessuali primari e/o secondari non definibili come esclusivamente maschili o femminili. Secondo l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, le persone intersessuali hanno un corpo che “non corrisponde alla definizione tipica dei corpi maschili o femminili”.
Le persone intersessuali sono nate con caratteri sessuali che non rientrano nelle tipiche nozioni binarie del corpo maschile o femminile; dunque, l’intersessualità non può essere acquisita. Esistono diverse forme di intersessualità che possono comprendere variazioni fisiche rispetto ai genitali, alle gonadi, ai marker genetici, agli ormoni, ai cromosomi, agli organi riproduttivi e a tutto l’aspetto somatico del genere sessuale di una persona. Non tutte le forme di intersessualità sono visibili alla nascita: alcune, come quella ormonale, sono visibili esclusivamente dalla pubertà in poi; altre ancora, come quella cromosomica, sono forme di intersessualità invisibili che possono essere scoperte esclusivamente tramite determinati esami medici. Per questo motivo, capita, a volte, che una persona intersessuale non sia neanche a conoscenza della propria condizione di intersessualità.
Riguardo alla diffusione solitamente viene citato lo studio di Anne Fausto-Sterling, che stimava un’incidenza dell’1,7% sulla popolazione mondiale. Studi successivi, ricalibrando la definizione di intersessuale, hanno indicato la percentuale dello 0.018%. Il numero di nati con genitali ambigui è infatti tra 1:4500 e 1:2000 (0.02%–0.05%)
Nonostante queste variazioni generalmente non minaccino la salute fisica delle persone interessate (solo in alcune circostanze sono correlati problemi di salute), spesso le persone con queste variazioni biologiche subiscono, o hanno subito, una pesante medicalizzazione per via delle implicazioni della loro condizione rispetto al genere sociale.
Le varianti vanno dai soli eterosomi allo sviluppo dei genitali, con una sintomatologia molto varia. L’ISNA (Società Intersessuale del Nord America), sulla scorta di una ricerca effettuata dalla professoressa di biologia e di studi di genere Anne Fausto-Sterling, include queste variazioni sessuali, con le seguenti approssimazioni statistiche:
- Ermafroditismo
- Pseudoermafroditismo maschile. Un esempio è la sindrome da parziale insensibilità agli androgeni (o sindrome di Reifenstein o di Lubs o altri nomi), in cui lo sviluppo degli organi genitali esterni è intermedio fra maschio e femmina (genitali ambigui): uno in 130.000 nascite.
- Pseudoermafroditismo femminile
- Ovotestis, gonade avente funzione e struttura contemporaneamente di ovaio e di testicolo, che presenta sia tessuti ovarici sia testicolari, tipica dell’ermafroditismo: uno in 83.000 nascite.
- Disgenesia gonadica pura (o sindrome di Swyer), che comporta gonadi non ben formate e non funzionali, aspetto femminile, ma cariotipo 46, XY: uno in 150.000 nascite. Non c’è una stima per la disgenesia gonadica mista.
- Sindrome da insensibilità agli androgeni (o sindrome di Morris), in cui, per mutazioni incorse al gene AR, il corpo pur essendo geneticamente maschile (XY), è insensibile agli ormoni maschili e si sviluppa come femmina: uno in 13.000 nascite.
Alterazioni corticosurrenali
- Sindrome adreno-genitale (SAG o iperplasia congenita del surrene) classica, che al contrario comporta una virilizzazione: uno in 13.000 nascite, ma con incidenza variabile fra 1/5.000 e 1/15.000 a seconda del gruppo etnico.
- Sindrome adreno-genitale a insorgenza tardiva: uno in 10000.
Alterazioni dell’apparato urogenitale
- Agenesia vaginale: uno in 6.000 nascite
Altre stime
Per i casi non dovuti a cause esterne note (idiopatia), si stima un caso su 110.000 nascite, mentre non vi è stima per cause dovute al trattamento medico (ad esempio progestina somministrata alla madre durante la gestazione).
Infine, stime diverse della popolazione intersessuale:
- Numero totale di persone i cui corpi differiscono dal maschio o dalla femmina standard: uno in 100 nascite
- Il numero totale di persone a cui viene “normalizzata” attraverso chirurgia l’apparenza genitale: uno o due in 1.000 nascite
Controversie sulle definizioni
Dibattuta la definizione precisa di intersessualità. Anche le condizioni elencate nello studio di Anne Fausto-Sterling, da lei tutte catalogate come condizioni “intersex“, non sono riconosciute universalmente come tali; in particolare, la sindrome di Klinefelter, la sindrome di Turner e la sindrome adrenogenitale a insorgenza tardiva.
Secondo lo psicologo Leonard Sax, il termine intersessualità è da usarsi:
«…in quelle situazioni in cui il sesso cromosomico è in contraddizione con il sesso fenotipico o nelle quali il fenotipo sessuale non è classificabile come maschile o come femminile»
Ermafroditismo
Per simili motivi, il termine intersessualità non è considerato sinonimo di ermafroditismo o di pseudoermafroditismo, ma è un termine più ampio. Viceversa, viene criticato l’uso del termine ermafrodita per indicare persone intersessuali, in quanto “parola fuorviante”.
Disturbi della differenziazione sessuale
Lo stesso termine intersessualità, per alcune associazioni, andrebbe cambiato in disturbo della differenziazione sessuale (o disturbo dello sviluppo sessuale, “disorders of sex development” in inglese, abbreviato in DSD), in quanto il termine intersessualità sarebbe di definizione imprecisa e con una connotazione negativa. Secondo altre associazioni, invece, è vero il contrario, in quanto ritengono che, usando la sigla DSD piuttosto che il termine intersessualità, si ponga l’accento sugli aspetti clinici della questione, che descrivono parzialmente l’esperienza delle persone intersessuate e che la sostituzione dei due termini sia un errore frutto anche di interessi personali.
Con il termine disturbi della differenziazione sessuale si indica un ampio ventaglio di situazioni in cui lo sviluppo nella direzione del sesso avviene in modo incompleto o ambiguo.
La differenziazione sessuale è un processo che, nel genere umano, incomincia con la fecondazione, nella quale si determina il sesso, e termina sul finire della pubertà, con lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari (per le femmine: telarca e mestruazioni; per i maschi: barba e cambiamenti della voce; per entrambi: peluria pubica e cambiamenti dell’odore, delle forme corporee e dei genitali).
Altre definizioni sono state proposte in alternativa al termine disordini come ad esempio variazioni.
Qui di seguito, un elenco ragionato seguendo la classificazione ICD-10 del 2007 dell’OMS delle situazioni che rientrano nei DSD o in un quadro di intersessualità.
Categorie:Lgbt












































L’intersessualità rappresenta “una condizione umana che sfida le convenzionali categorie binarie di maschile e femminile“, come delineato dall’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani.
Gli individui intersex sono però spesso soggetti a una vasta gamma di discriminazioni e pregiudizi, fino alla vera e propria violenza medica.
Quando le caratteristiche intersessuali sono manifeste, è infatti comune che si intervenga con procedure chirurgiche o terapie ormonali per conformare il corpo alle aspettative di genere socialmente accettate.
Tuttavia, queste pratiche sono fulcro di un denso dibattito etico e scientifico. La mancanza di prove evidenti sull’efficacia di tali trattamenti nel promuovere il benessere degli individui, unita all’alto rischio di sterilizzazione e violazioni dei diritti umani, fa sorgere seri interrogativi sulla loro legittimità, un punto su cui anche varie agenzie delle Nazioni Unite e altre organizzazioni internazionali hanno espresso preoccupazione.
Sebbene ci siano stati alcuni sviluppi positivi in termini di protezione giuridica per gli individui intersex, questi sforzi appaiono ancora inadeguati. In occasione della Giornata Mondiale della Consapevolezza Intersex del 26 ottobre, facciamo un punto della situazione.Intersex e comunità LGBTQIA+
Nell’ambito della diversità biologica umana, la ricerca moderna sta sempre più riconoscendo le varianti intersessuali come una parte normale, sebbene poco comune, del panorama umano.
Tuttavia, la visione dominante nel campo medico occidentale tende a patologizzare questi individui, etichettandoli come affetti da un “disturbo” e sottoponendoli a trattamenti medici spesso senza il loro pieno consenso informato.
Il Consiglio d’Europa ha evidenziato una serie di aree di preoccupazione riguardanti il diritto alla vita, il consenso per trattamenti medici, la parità di trattamento legale e il diritto all’autodeterminazione del genere.
Alcune organizzazioni enfatizzano l’inclusione intersessuale nelle campagne per i diritti LGBTQIA+, mentre altre, come l’Organizzazione Intersex International Australia e Zwischengeschlecht, criticano il “pinkwashing” che avviene quando l’attenzione ai diritti LGBTQIA+ ignora sistematicamente la questione etica e medica specifica della comunità intersex.
Quindi, mentre la lotta per l’accettazione e i diritti si interseca, rimangono sfide uniche che richiedono una considerazione attenta e inclusiva. Sfide che i movimenti per i diritti sociali spesso, purtroppo, considerano secondarie. Lo stigma
La stigmatizzazione delle persone intersex è un fenomeno globale che spesso inizia dalla nascita e può avere conseguenze drammatiche.
In alcuni contesti, come certe regioni di Africa e Asia, questo stigma può assumere forme particolarmente brutali, come evidenziato da casi riportati in Uganda, Kenya, Asia meridionale e Cina.
Le famiglie di individui intersex rischiano l’isolamento, e in alcune aree dell’Africa orientale, le madri possono essere accusate di stregoneria, come testimonia il caso di Muhadh Ishmael in Kenya.
Malgrado la crescente attenzione internazionale su questi problemi, i trattamenti medici non consensuali per far aderire le persone intersessuali alle norme di genere binarie rimangono tristemente diffusi.
Queste pratiche, denunciate da enti come l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, violano numerosi diritti umani fondamentali, tra cui il diritto alla vita, alla privacy, all’autonomia personale e all’integrità fisica.
La situazione è ulteriormente aggravata in paesi a basso e medio reddito da un accesso limitato ai servizi sanitari, mentre in altri contesti, gli interventi chirurgici per ragioni di “integrazione” sociale o familiare possono essere contrari al vero interesse del bambino.
Altrettanto spinosa è la questione del riconoscimento legale delle persone intersex. Se da un lato alcuni paesi hanno già intrapreso il passo di introdurre una terza categoria di sesso nei documenti ufficiali – come gli Stati Uniti, dall’altro l’efficacia di tali misure è ancora oggetto di valutazione e discussione.
Una terza categoria potrebbe, infatti, creare ulteriori problematiche anziché risolvere quelle esistenti. Mauro Cabral della Global Action for Trans Equality sottolinea l’importanza di un approccio oculato nella modifica delle categorie di genere esistenti.
Secondo Cabral, qualsiasi cambiamento deve essere ponderato accuratamente per assicurare che non si rafforzi involontariamente il binarismo di genere, che continua a essere una struttura discriminante in molti contesti sociali.Diritti degli intersessuali: un panorama globale delle normative
Nonostante le pressioni di esperti delle Nazioni Unite e di organizzazioni per i diritti umani, come Amnesty International e Human Rights Watch, le normative riguardo sono ancora lacunose. A livello europeo, solo sei paesi – Malta, Islanda, Portogallo, Spagna, Germania e Grecia – dispongono di tutele specifiche per le persone intersex, secondo ILGA.
In questo senso, Malta ha assunto una posizione avanguardistica, diventando nel 2015 il primo paese al mondo a istituire un regolamento omnicomprensivo per la tutela di bambin* e adolescenti intersex dagli interventi chirurgici non consensuali di affermazione di genere.
In Colombia, una sentenza della Corte Costituzionale ha introdotto modifiche sul consenso informato nel trattamento dei bambini intersex, mentre il Cile e il Tamil Nadu, in India, hanno messo al bando procedure mediche non necessarie.Tutela dalle discriminazioni
La discriminazione nei confronti delle persone intersex rappresenta un fenomeno complesso che differisce sostanzialmente a seconda del contesto geografico e legislativo.
In paesi come il Sud Africa, l’Australia e Malta, si è fatto un passo avanti significativo con l’introduzione di specifiche leggi antidiscriminatorie mirate a proteggere i diritti di questa comunità.
Tuttavia, vi sono ancora numerose nazioni in cui la legislazione è in fase di aggiornamento o dove non esistono ancora specifiche tutele per le persone intersex.
Nel contesto educativo e lavorativo, le sfide sono particolarmente marcate. Indagini condotte in Australia mostrano che il tasso di abbandono scolastico tra le persone intersessuali è sensibilmente più elevato rispetto alla media nazionale.
Questo fenomeno può essere ascrivibile a una serie di fattori, che includono la discriminazione, la carenza di ambienti inclusivi, la presenza di comportamenti vessatori come il bullismo, oltre alle frequenti assenze dovute alle procedure mediche.
La marginalizzazione non si limita al solo ambito educativo: dati recenti indicano che anche nel mondo del lavoro le persone intersessuali sono soggette a livelli elevati di discriminazione e wage gap.
Il mondo dello sport costituisce un ulteriore settore dove la discriminazione delle persone intersessuali è particolarmente grave. Nonostante l’assenza di prove scientifiche che possano attestare un vantaggio sportivo derivante dall’intersessualità, atlete come Caster Semenya si trovano regolarmente al centro di dibattiti e controversie.
Questi casi sollevano questioni etiche e legali, poiché spesso portano alla stigmatizzazione delle atlete intersessuali e all’imposizione di misure restrittive che non trovano fondamento in dati empirici.Visibilità e tutela
Le persone intersessuali rappresentano uno dei gruppi più vulnerabili all’interno della popolazione LGBTQIA+, come evidenziato dal LGBTI Survey 2019 di ILGA, che mostrano livelli significativamente bassi di qualità della vita, difficoltà economiche e una maggiore esposizione a discriminazioni e attacchi fisici e sessuali.
La vulnerabilità si intensifica ulteriormente quando l’identità intersessuale interseca con altre categorie marginalizzate, come le minoranze etniche o la disabilità. In questi casi, i livelli di discriminazione e le barriere all’accesso ai servizi essenziali come l’assistenza sanitaria e l’occupazione diventano ancora più accentuati.
In vista di questi dati allarmanti, è imperativo che i governi e gli organismi internazionali intraprendano misure decisive per proteggere l’integrità fisica e i diritti fondamentali delle persone intersessuali.
Partendo dall’implementazione di leggi che proibiscano procedure mediche non essenziali senza il consenso informato dell’individuo interessato, al fine di proteggere la sua dignità e i diritti umani fondamentali, l’obiettivo finale dovrebbe essere lo sviluppo di una società che sia inclusiva che ben informata, in cui il concetto di binarismo di genere non sia più l’unico schema di categorizzazione in vigore in tutti i settori.
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