
Le elezioni parlamentari in Islanda del 2024 si sono tenute il 30 novembre per il rinnovo dell’Alþingi, il parlamento del paese.
Esse sono state indette in anticipo rispetto alla naturale scadenza della legislatura, prevista per il 2025, a causa di una crisi formatasi nel governo in carica su varie tematiche (specie l’immigrazione, la politica energetica e la politica estera), cosa che ha, conseguentemente, portato al suo crollo e all’indizione di quest’ultime.
Le elezioni, in un contesto generale di ampio rinnovamento del panorama politico precedente, hanno visto la vittoria, come confermato anche dalle iniziali proiezioni, dell’Alleanza Socialdemocratica (S), di centro-sinistra, che, con la conquista di 15 seggi, è così divenuta la formazione politica più grande in assemblea (sebbene un po’ a discapito di Sinistra – Movimento Verde (VG), eco-socialista, che, avendo ottenuto il suo peggior risultato e nonostante fosse precedentemente al governo, è conseguentemente divenuto extra-parlamentare, e del Partito Pirata (P), anch’esso divenuto extra-parlamentare). Parimenti, dall’altro lato dell’arco parlamentare, anche le altre due formazioni precedentemente al governo, il partito Partito dell’Indipendenza (D), di centro-destra, ed il Partito Progressista (B), ruralista, hanno visto rilevanti cali di consensi, ma mentre il primo, avendo ottenuto 14 seggi, si sia comunque difeso abbastanza bene, in tal contesto, da una preannunciata emorragia di consensi ben peggiore, l’altro, avendo ottenuto solo 5 seggi, ha di poco evitato il pericolo dello sbarramento parlamentare; nonostante ciò, da queste ultime due hanno comunque profittato principalmente una serie di fazioni precedentemente minoritarie, come il Partito di Centro (M), populista-conservatore, giunto a ben 8 seggi, il Partito del Popolo (F), populista-socialista, giunto a ben 10 seggi ma, soprattutto, Rinascita (C), liberale verde, giunto terzo con ben 11 seggi.
La leader socialdemocratica Kristrún Mjöll Frostadóttir, 36 anni, cercherà probabilmente di trovare dei partner di coalizione per ottenere una maggioranza parlamentare.
I sondaggi, come detto, rilevavano che soltanto il 20 per cento degli islandesi approvava l’operato del governo, e quindi ci si aspettava un calo nei consensi dei partiti della coalizione.
Li hanno invece aumentati due partiti che hanno puntato su una retorica nazionalista e contraria all’immigrazione: a destra il Partito di Centro dell’ex primo ministro Sigmundur Davíð Gunnlaugsson (12,1 per cento, 8 seggi) e al centro il Partito del Popolo (13,8 per cento, 10 seggi). Negli ultimi tre anni ci sono state più di 4mila richieste d’asilo all’anno, mentre prima era mediamente un migliaio (l’Islanda ha 393mila abitanti).
In quanto leader del partito più votato, la socialdemocratica Kristrún Mjöll Frostadóttir riceverà l’incarico di formare il governo. Frostadóttir è leader dei Socialdemocratici da 2 anni e in questa campagna elettorale ha basato il suo programma su proposte di welfare e su misure per contenere il costo della vita. I Socialdemocratici non vincevano le elezioni dal 2009 e probabilmente cercheranno di allearsi con i Riformisti.
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