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Giancarlo Giorgetti (8 1/2), ministro dell’Economia e Finanze
La Camera ha eletto Federica Frangi e Roberto Natale; il Senato Antonio Marano e Alessandro di Majo. Frangi è una giornalista del Tg2, che ha lavorato brevemente per Fratelli d’Italia. Natale è stato portavoce dell’ex presidente della Camera, Laura Boldrini, segretario del sindacato dei giornalisti Rai (USIGRAI) e presidente della Federazione nazionale della stampa italiana (FNSI), il sindacato unitario dei giornalisti. Marano è stato direttore di Rai 2 e in precedenza deputato e sottosegretario alle Telecomunicazioni con la Lega Nord. Di Majo, avvocato, è stato invece riconfermato: dal 2021 faceva già parte del cda della Rai, su indicazione del Movimento 5 Stelle. Per le nomine proposte dal ministero dell’Economia invece sono stati scelti Simona Agnes, attuale consigliera uscente che Forza Italia vorrebbe da tempo come prossima presidente della RAI, e Giampaolo Rossi, l’attuale direttore generale che Fratelli d’Italia vuole promuovere amministratore delegato, cioè nel ruolo apicale dell’azienda. Formalmente le ha proposte il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti a Meloni, che le ha approvate.
Giovedì il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha annunciato che è intenzione del governo introdurre, nella legge di bilancio in preparazione, alcune tasse indirizzate alle aziende che hanno beneficiato di contesti di mercato particolarmente favorevoli e che hanno dunque avuto utili più alti delle aspettative. È un po’ la nuova versione di quella tassa sui cosiddetti «extraprofitti» su cui da oltre un anno il governo sta discutendo, non sapendo bene in che forma introdurla, e anche Giorgetti è stato piuttosto vago sui dettagli della nuova misura. Ha detto che è scorretto parlare di extraprofitti, ha spiegato che l’intenzione è di «tassare i giusti profitti, o meglio gli utili determinati in modo corretto» e che, tra i settori che hanno goduto di condizioni particolarmente positive, a suo avviso c’è quello della difesa.
E’ stato approvato dal parlamento il PSB, il Piano Strutturale di Bilancio, cioè il nuovo documento di finanza pubblica previsto dalla riforma delle regole europee sui bilanci degli Stati. Nel PSB il governo spiega cosa ha intenzione di fare coi conti pubblici nei prossimi sette anni, quindi quanto e in cosa spendere, da dove prendere i soldi, e come intende gestire l’andamento del debito pubblico. Rappresenta dunque la base non solo per la legge di bilancio che il governo deve presentare in queste settimane per l’anno prossimo, ma anche per tutte quelle fino al 2031. È una novità enorme per la programmazione economica dello Stato: il PSB è vincolante, e potrà essere modificato solo nel caso in cui dovesse entrare in carica un nuovo governo o nel caso di eventi eccezionali (una grave crisi economica o una calamità naturale) che renderebbero oggettiva la necessità di aggiornare i piani di spesa.
Le misure previste nel disegno di legge di bilancio per il 2025 costano complessivamente 30 miliardi di euro, una cifra che servirà al governo per confermare alcuni provvedimenti già in vigore e per introdurne di nuovi, e che verrà finanziata attraverso riduzioni di spesa e aumenti di tasse per 21 miliardi. I rimanenti 9 miliardi verranno coperti in disavanzo, cioè aumentando infine il debito pubblico. La cifra complessiva potrebbe salire a 35 miliardi nel 2026 e a 40 nel 2027, ma dipenderà dagli interventi che il governo deciderà nelle future leggi di bilancio. Saranno comunque disponibili maggiori dettagli nei prossimi giorni, quando verrà pubblicato il testo completo: intanto è disponibile solo il riepilogo delle misure del Documento Programmatico di Bilancio, cioè quello inviato alla Commissione Europea, incaricata di valutare quanto la politica economica del governo sia in linea con gli ambiziosi obiettivi di lungo termine per il risanamento dei conti pubblici che il governo ha concordato con la Commissione stessa.
Gilberto Pichetto Fratin (8), ministro dell’Ambiente e Sicurezza Energetica **
L’Italia deve abbracciare una posizione di “neutralità tecnologica” per raggiungere i suoi obiettivi di decarbonizzazione, valutando “in modo scientifico e non ideologico, anche la fonte nucleare”. Così ha esordito il ministro Gilberto Pichetto Fratin, in audizione il 9 ottobre davanti alle Commissioni riunite Ambiente e Attività produttive. L’oggetto della seduta era appunto il ruolo delle tecnologie nucleari nella transizione energetica italiana, tema che il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica ha ampiamente dimostrato di avere a cuore. L’ultima revisione del PNIEC (il Piano nazionale integrato energia e clima) a luglio e l’istituzione, a settembre 2023, della Piattaforma per il nucleare sostenibile hanno nell’ultimo anno alimentato molte aspettative, e altrettante critiche, circa un eventuale revival dell’atomo in Italia.
Giorgia Meloni (8), presidente del Consiglio dei ministri
Prima che cominciasse ufficialmente la riunione dei leader dei Ventisette, stamattina alcuni di loro si sono incontrati su invito della premier italiana Giorgia Meloni, di quella danese Mette Frederiksen e di quello olandese Dick Schoof per “parlare di contrasto dei flussi migratori irregolari e in particolare di soluzioni innovative” per gestire il problema a livello europeo, nelle parole della presidente del Consiglio. Gli altri partecipanti erano il capo dell’esecutivo comunitario, Ursula von der Leyen (la quale ha di recente espresso esplicitamente il proprio favore all’idea degli hotspot esterni), e i rappresentanti di Austria, Cechia, Cipro, Grecia, Malta, Polonia, Slovacchia e Ungheria. Non erano presenti alla riunione altri grandi Paesi, come Germania, Francia e Spagna.
Matteo Piantedosi (8), ministro degli Interni
Il ministro dell’Interno ha firmato il decreto di espulsione per Zulfiqar Khan, il religioso a capo della moschea di via Jacopo Di Paolo. Ad annunciarlo è l’avvocato che denuncia il ritorno a “uno stato di polizia”. Soddisfazione da Lega e FdI. Ecco tutti i dettagli contenuti nei documenti. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha firmato il decreto che allontana il religioso dal paese per motivi di sicurezza. Le motivazioni, contenute nel documento che il Foglio ha potuto visionare, sono molteplici e si rifanno in gran parte al suo sostegno verso l’organizzazione terroristica di Hamas, che sarebbe emerso durante i suoi sermoni, nelle occasioni di preghiera e nella retorica dei suoi interventi pubblici. Nel corso di quest’anno il religioso era entrato più volte in polemica con esponenti della Lega come il sottosegretario Alessandro Morelli e anche lo stesso vicepremier Matteo Salvini ne aveva chiesto l’espulsione. “Finalmente lo abbiamo rispedito a casa”, è il commento di Salvini a poche ore dalla notizia.
Il tema è sempre più attuale. Proprio ieri (8 ottobre) il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha esplicitamente appoggiato la creazione di “hotspot esterni all’Ue” dove trattenere (o meglio detenere) i richiedenti asilo mentre le loro domande vengono processate, sul modello dei famigerati centri di permanenza per i rimpatri (Cpr) istituiti dal governo italiano in Albania. L’Ungheria, che detiene la presidenza di turno dell’Ue, userà le discussioni al Consiglio come base del vertice dei leader europei in calendario per il prossimo 17-18 ottobre. Secondo i dati Eurostat, nel 2023 oltre 484mila cittadini di Paesi terzi hanno ricevuto l’ordine di lasciare il territorio dell’Unione, e di questi è stato rimpatriato poco meno del 19 per cento. Del resto, è un segreto di Pulcinella che negli ultimi due anni Giorgia Meloni abbia pesantemente influenzato la linea di Bruxelles sulla migrazione, almeno a giudicare dall’assidua presenza, in compagnia della premier, della presidente della Commissione von der Leyen (vedi ad esempio in Tunisia ed Egitto). E così, un’altra delle idee su cui i ministri dei Ventisette dovrebbero discutere è quella relativa al rafforzamento dei partenariati coi Paesi terzi per affrontare le “cause profonde” della migrazione irregolare. E per stipulare accordi di rimpatrio che consentano di rispedire indietro le persone che i governi europei non vogliono tra i piedi.
Carlo Nordio (8), ministro della Giustizia
Il ddl Sicurezza ha generato un dibattito acceso in parlamento nelle ultime settimane, con le opposizioni che lo hanno criticato giudicandolo troppo repressivo. Persino nella coalizione di governo ci sono state perplessità da parte di Forza Italia. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che pure aveva più volte promesso che il suo approccio sarebbe stato contrario all’introduzione di nuovi reati, finora è rimasto molto marginalizzato nel dibattito. Martedì il provvedimento è stato assegnato alla commissione Giustizia del Senato, dove dovrà essere analizzato e potrà subire ancora modifiche, anche se è piuttosto improbabile che ce ne siano di sostanziali. Poi dovrà essere approvato dal Senato (e in caso di modifiche, di nuovo dalla Camera). Alcuni dei nuovi reati introdotti col disegno di legge riflettono battaglie elettorali su cui i partiti di destra hanno insistito molto negli ultimi tempi, altri intervengono su condotte che sono già punite dal codice penale e per questo sono stati sollevati molti dubbi sulla loro effettiva necessità, al di là degli intenti propagandistici.
Orazio Schillaci (7 1/2), ministro della Salute
“Questa sentenza rafforza la necessità di basare le politiche nazionali su dati scientifici e sul rispetto delle normative europee”, afferma Mattia Cusani, Presidente dell’Associazione Nazionale Canapa Sativa Italia. “Invitiamo il governo italiano a riconsiderare le misure proposte nell’Articolo 18, per evitare di danneggiare un settore strategico per l’economia nazionale”. In Italia, dopo lo stop alla cannabis light per il Ddl sicurezza del governo Meloni, si sono alzate tante voci per proteggere una filiera agricola, che offre lavoro a circa 15 mila persone e genera un fatturato annuo di 500 milioni di euro. Il governo dal canto suo ha difeso l’emendamento “cannabis” asserendo che la limitazione serva per evitare commercio illegale di “inflorescenze e suoi derivati, acquistati per un uso ricreativo”.
Francesco Lollobrigida (7 1/2), ministro dell’Agricoltura, Sovranità Alimentare e Foreste *
Il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, ha aperto i lavori del G7 Agricoltura a Siracusa.
Antonio Tajani (7), vice-Premier e ministro degli Esteri e Cooperazione Internazionale *
ll Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, On. Antonio Tajani, è giunto questa mattina a Berlino per partecipare, su delega del Presidente del Consiglio, al decimo Vertice del Processo di Berlino sui Balcani occidentali. Il Vertice, presieduto dal Cancelliere Scholz, vede la partecipazione dei sei Paesi dei Balcani Occidentali (Albania, Bosnia ed Erzegovina, Kosovo, Macedonia del Nord, Montenegro e Serbia) e di Austria, Croazia, Francia, Slovenia, Polonia, Grecia e Bulgaria – oltre al Regno Unito e alle istituzioni europee, inclusa la Presidenza di turno ungherese.
Eugenia Roccella (6 1/2), ministro della Famiglia, Natalità e Pari Opportunità
Con 84 sì, 58 no e nessun astenuto la modifica della legge sulla maternità surrogata diventa legge. Il ddl, approvato in via definitiva al Senato, introduce il divieto di praticare la maternità surrogata non solo in Italia, dove e’ illegale, ma anche all’estero, nei Paesi dove invece la pratica è legittima. La norma modifica l’articolo 12 della legge 40 del 19 febbraio 2004 che, al comma 6, prevede: «Chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro». A questa disposizione si aggiunge un paragrafo per cui «se i fatti di cui al periodo precedente, con riferimento alla surrogazione di maternità, sono commessi all’estero, il cittadino italiano è punito secondo la legge italiana».
Alessandro Giuli (6), ministro della Cultura *
Lunedì prossimo alla Sapienza il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, sosterrà l’ultimo esame che gli resta per conseguire la laurea in Filosofia. Lo rivela il quotidiano Il Foglio che ha sentito il professor Gaetano Lettieri, direttore del dipartimento di Storia e antropologia delle religioni e professore ordinario di Storia del cristianesimo e delle chiese presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma, con cui il ministro dovrebbe sostenere l’esame.
Raffaele Fitto (6), ministro degli Affari europei, politiche di coesione e PNRR *
Il politico italiano Raffaele Fitto è stato nominato Vicepresidente esecutivo per la coesione e le riforme. Fitto, che ha ricoperto il ruolo di Ministro per gli affari europei, il Sud, la politica di coesione e il PNRR nel governo Meloni, è stato in precedenza Ministro della coesione territoriale (2010-2011) e Ministro degli affari regionali (2008-2010). Dal 2019 al 2022, ha anche co-presieduto il Gruppo dei conservatori e riformisti europei al Parlamento europeo. Fitto ha espresso la propria gratitudine e sottolineato che la sua nomina a Vicepresidente esecutivo è un grande riconoscimento per l’Italia: “Sono onorato della nomina ricevuta da Ursula von der Leyen e la ringrazio per la stima e la fiducia che mi ha dimostrato con questa scelta”.
Marina Elvira Calderone (5 1/2), ministro del Lavoro e Politiche Sociali
Il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Marina Calderone ha incontrato oggi nella sede del Ministero in Via Flavia il Ministro del Lavoro e della Protezione Sociale della Repubblica di Moldova Alexei Buzu. Al termine dei colloqui, i due Ministri hanno firmato una Dichiarazione congiunta che sottolinea il legame di amicizia e cooperazione tra i due Paesi e l’apporto significativo della comunità moldava in Italia. Sulla base del supporto italiano al percorso di adesione della Moldova alla UE e dell’accordo bilaterale firmato a Roma nel 2021 sulla Sicurezza sociale, Italia e Moldova esprimono l’impegno a proseguire nella collaborazione riguardo alla valutazione di possibili previsioni in aggiunta all’Accordo sulla Sicurezza Sociale nella prospettiva di una totalizzazione dei periodi di contribuzione per i moldavi che lavorano in Italia.
Adolfo Urso (5), ministro delle Imprese e Made in Italy **
Il ministro dell’Impresa e del Made in Italy Adolfo Urso, per quanto riguarda il regolamento Ue sulle emissioni di CO2 degli autoveicoli. Soprattutto su due punti: la revisione delle norme va anticipata dalla fine del 2026 all’inizio dell’anno prossimo e vanno inclusi tra i carburanti per il post-2035 i biofuels. E, almeno sul primo, Roma avrebbe l’appoggio di Berlino. Sul posticipo della scadenza del 2035 per lo stop definitivo ai motori a combustione interna, invece, sembra sparita l’opposizione da parte del governo italiano.
Daniela Santanchè (5), ministro del Turismo *
Fino al 5 luglio 2023 la ministra del Turismo Daniela Santanchè ha negato di avere indagini a proprio carico. Eppure le sue società erano finite sotto la lente della procura di Milano già dal novembre dell’anno prima. Solo dopo che un articolo di Domani ha confermato la sua iscrizione nel registro degli indagati, Santanchè ha comunicato di averne avuto ufficialmente notizia. Nel frattempo alcuni filoni d’inchiesta sono stati chiusi, ed è pure arrivata la prima richiesta di rinvio a giudizio per «truffa» ai danni dell’Inps per la cassa integrazione Covid incassata da Visibilia nonostante i 13 dipendenti continuassero a lavorare. L’udienza preliminare è prevista per il 9 ottobre 2024. A questo si aggiunge, una seconda richiesta di processo per il «falso in bilancio», prima udienza il 3 ottobre 2024 e possibile rinvio a giudizio il 26 novembre. All’orizzonte, dunque, potrebbe prospettarsi un doppio processo.
Roberto Calderoli (4 1/2), ministro degli Affari regionali e Autonomie **
Sarà la politica a decidere sui Livelli essenziali delle prestazioni, non il Comitato tecnico dedicato (Clep), e lo farà con un «atto primario, ancorché una delega con successivo decreto legislativo». Roberto Calderoli prova a mettere fine alla polemica sollevata dalle opposizioni, preoccupate per le indiscrezioni di stampa che attribuiscono al Clep un potere decisionale ben al di là di quello immaginato con la sua istituzione. Il ministro per gli Affari regionali è intervenuto mercoledì mattina in audizione davanti alla commissione Federalismo fiscale, precisando che non esiste alcun documento del sottogruppo dei 12 esperti del Clep da sottoporre all’approvazione del Comitato stesso. Che piuttosto si limiterà a illustrare «una procedura per la classificazione delle ipotesi Lep, funzionale al successivo compito della Commissione tecnica per i fabbisogni standard (Ctfs)», in modo tale da «garantire l’equilibrio tra fabbisogni standard e reali disponibilità finanziarie».
Guido Crosetto (4), ministro della Difesa *
Alle 19, dopo due ore di audizione al Copasir, Guido Crosetto è a Palazzo Chigi per un faccia a faccia con la presidente del Consiglio, irritata, a quanto si è appreso, dalla sequenza di assenze del titolare della Difesa alle ultime riunioni di Consiglio dei ministri. «Un incontro informale, come decine di altre volte», derubrica il confronto lui. Ma le tracce di quel gelo tra premier e il suo ministro, storica presenza al fianco di Giorgia Meloni con la quale ha fondato Fratelli d’Italia, riportato dal Corriere, sono evidenti. Di buon mattino Crosetto sceglie il social X per tentare di minimizzare. Le ripetute assenze in Consiglio dei ministri? Non le nega, ma si devono, sostiene, a «impegni non a chissà quali altri motivi». Tuttavia oggi, alla riunione dell’esecutivo convocata per le 11, il ministro assicura che ci sarà. Una reazione a una reprimenda? Anche in questo caso, il ministro giura di no: «Era mia intenzione essere assente — ammette — perché gli impegni all’estero sono moltissimi. Ma ci andrò per evitare altri inutili commenti».
Giuseppe Valditara (4), ministro dell’Istruzione e Merito **
Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara è stato ospite del convegno “L’Italia dei conservatori: Europa, futuro, libertà” che si è svolto a Roma. In questa occasione ha voluto raccontare qualche aneddoto riguardante la sua esperienza scolastica. Anche di quella volta che ha rischiato di non essere ammesso all’esame di Maturità. Cosa gli è successo quando era uno studente dell’ultimo anno delle scuole superiori? Il ministro dell’Istruzione, artefice della nuova riforma sulla scuola, che ridà importanza e peso al voto di condotta nelle scuole secondarie di primo e di secondo grado, ha raccontato di quando alle superiori ha rischiato di non fare la Maturità insieme ai suoi compagni. “A scuola studiavo soprattutto quello che mi piaceva. Ho rischiato di non essere ammesso alla Maturità perché a febbraio – cosa da non fare – dopo un’interrogazione di algebra ho chiuso il libro e non ho più studiato. Due settimane prima dello scrutinio la prof di matematica mi ha interrogato in geometria e in due settimane ho dovuto studiare il programma di un quadrimestre. Per anni ho avuto gli incubi…”.
Maria Elisabetta Alberti Casellati (3 1/2), ministro delle Riforme Istituzionali e Semplificazione Normativa *
Il Presidente del Consiglio della Provincia di Frosinone, Gianluca Quadrini, ha partecipato oggi alla cerimonia di celebrazione dei 200 anni dalla fondazione del Liceo Classico G. Carducci, un’importante istituzione educativa di Cassino che ha contribuito alla formazione di molte generazioni. Presente anche Maria Elisabetta Casellati, che con la città di Cassino ha un legame molto particolare . Durante il suo intervento, dopo aver portato i saluti del Presidente Luca Di Stefano, Quadrini, ha evidenziato il ruolo cruciale della formazione per il futuro della città. “Questa storica istituzione non è solo un simbolo della nostra cultura, ma rappresenta anche un faro di speranza e di crescita per i nostri giovani,” ha dichiarato. “Investire nell’istruzione è fondamentale per garantire un futuro solido e prospero a Cassino. La formazione deve essere al centro delle politiche locali, affinché ogni studente possa esprimere il proprio potenziale.”Quadrini, ha inoltre annunciato il suo impegno e quello della Provincia di Frosinone a promuovere iniziative che supportino il potenziamento dell’offerta formativa nella provincia, sottolineando l’importanza di creare sinergie tra le scuole, le istituzioni e il mondo del lavoro. ”Vogliamo costruire un ecosistema educativo che favorisca l’innovazione e la preparazione dei nostri giovani alle sfide del presente e del futuro. Ringrazio la ministra Elisabetta Casellati per l’attenzione che ha voluto e continua a riservare per la nostra Provincia. Personalità come la sua sono di grande impulso per tutto il territorio. ” ha concluso.
Matteo Salvini (3 1/2), vice-Premier e ministro delle Infrastrutture e Trasporti **
“Se dovessi essere condannato per me non cambia nulla. Continuerò a fare il mio lavoro tranquillamente, ma il giorno dopo a festeggiare sarebbero gli scafisti e i trafficanti, perché saremmo l’unico Paese al mondo, dove un ministro che ha controllato, ridotto e contrastato gli sbarchi, viene condannato.”
Nello Mesumeci (3), ministro della Protezione Civile e Politiche del Mare
Si è conclusa oggi nella sede dello storico Arsenale di Amalfi la prima edizione di Pagine d’aMare, la rassegna letteraria nata per promuovere e diffondere la cultura del mare, come elemento essenziale della natura e come risorsa economica. Un progetto culturale nato quest’anno per volontà del Cipom (Comitato interministeriale per le Politiche del mare) sotto il patrocinio del Ministro Nello Musumeci. La Giuria, presieduta dal giornalista e autore televisivo Mario Mazza e composta dalla scrittrice e divulgatrice Licia Colò e da Aldo Berlinguer, avvocato e professore ordinario dell’università di Cagliari, ha eletto vincitore della sezione “narrativa” Francesco Maselli con il testo “L’Italia ha paura del mare” e della “saggistica” Marco Valle con il testo “Patria senza mare”. Premiati anche i quattro autori che hanno ricevuto menzioni speciali. L’evento, che ha visto la presenza del Ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare Nello Musumeci, è stato condotto dalla giornalista Nunzia De Girolamo, con la partecipazione dell’autore e presentatore televisivo Giancarlo Magalli.
Luca Ciriani (2 1/2), ministro dei Rapporti con il Parlamento **
Il ministro per il Rapporti col Parlamento, Luca Ciriani, ha preso parola durante il question time alla Camera a un’interrogazione rivolta al ministro degli Affari esteri Antonio Tajani sulle iniziative diplomatiche volte a garantire la sicurezza dei giornalisti italiani all’estero, con particolare riferimento alla vicenda dei giornalisti Rai incriminati in Russia. “La recente approvazione da parte del tribunale di Kursk del mandato d’arresto” nei confronti dei giornalisti Rai Stefania Battistini e Simone Traini è “un inaccettabile atto di intimidazione verso il libero giornalismo“, ha dichiarato Ciriani. “Il governo – ha proseguito – lo ha condannato con forza, definendolo una ulteriore forma di persecuzione contro la libertà di stampa”.
Anna Maria Bernini (2), ministro dell’Università e della Ricerca
Una formazione universitaria di qualità, garantita sempre e a tutti. Quello che il ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini definisce “il vero target da raggiungere” è sicuramente un obiettivo ambizioso. Per avvicinarlo, servono misure concrete: l’incremento del 20% delle borse di studio per le studentesse che scelgono le materie Stem va in questa direzione. E tocca una questione sulla quale, secondo Bernini, serve l’impegno di tutti: c’è un cambiamento culturale da realizzare, “al quale nessuno dovrebbe sottrarsi”. Le sfide dell’università italiana però non finiscono qui. Ci sono i fondi del Pnrr, che “gli atenei devono dimostrare di aver saputo spendere bene” e la rivoluzione prodotta dall’intelligenza artificiale, per cui sarà necessario “prevedere la domanda di nuove figure professionali sempre più specializzate”. Senza tralasciare l’internazionalizzazione e la cooperazione scientifica con gli altri Paesi.
Paolo Zangrillo (1), ministro della Pubblica Amministrazione
“È un’occasione importante essere qui con Anci, per la complessità che deve affrontare la PA, una complessità che impone la necessità di fare rete e di lavorare insieme. L’autoreferenzialità non è la soluzione. Il mondo cambia con una velocità straordinaria, per queto è necessario che le amministrazioni sappiano dialogare tra di loro e con i cittadini”. Con queste parole Paolo Zangrillo, Ministro della Pubblica Amministrazione, è intervenuto questa mattina alla XIX Assemblea Congressuale di Anci Lombardia. Zangrillo ha posto l’accento su alcune sfide che la Pubblica Amministrazione deve affrontare nei prossimi anni, quella demografica e quella tecnologica. “La nostra PA con 3,2 milioni di persone da qui al 2031 perderà un milione di persone, una PA che rischia quindi di innalzare l’età media a 49. La prima sfida sarà gestire un turn over elevato”. E sul rapporto dipendenti/cittadini, ha sottolineato che “non è vero che il rapporto è alto, oggi è del 5,6%, molto più alto in altri stati europei, non è vero che siamo troppi o fannulloni”. Il Ministro ha parlato della necessità “di non stare chiusi negli uffici ma tra i cittadini così come di alimentare un’immagine che consenta di essere attrattivi. Per il Ministro la sfida demografica è connessa all’innovazione “il cambiamento è una rivoluzione continua e per questo abbiamo bisogno di consapevolezza per attrezzarci e dare risposte ai cittadini. Il Ministro Zangrillo si è soffermato inoltre sul tema importante della formazione del personale per affrontare la sfida tecnologica perché la PA possa vivere il cambiamento come opportunità“.
Alessandra Locatelli (1), Ministero della Disabilità *
“E’ stato un piacere incontrare Sindisiwe Chikunga, Ministro per le donne, i giovani e le persone con disabilità del Sudafrica. Abbiamo parlato delle sfide che affrontano le persone con disabilità nei nostri Paesi e di come poter unire le forze per promuovere politiche che migliorino la qualità della vita e l’inclusione. Ho accolto con molto favore la proposta del Ministro di dedicare un forum ministeriale specifico al tema della disabilità e dell’inclusione in occasione del prossimo G20 a presidenza Sudafricana.”
Andrea Abodi (n.c.), ministro dello Sport e Giovani ***
È necessaria una strategia comune che coinvolga “governo, Figc, Lega e club che faccia capire che si fa sul serio”, ha detto Andrea Abodi, ministro per lo Sport, parlando degli arresti degli ultras di Milan e Inter. Gli strumenti ci sono, ma questa vicenda ha dimostrato che ne servono ulteriori e che quelli già attivi devono essere applicati in modo rafforzato “come il Daspo e la sua tracciabilità nel tempo, oltre all’uso della tecnologia attraverso una biometria che consenta la riconoscibilità – prosegue Abodi -, trovando l’intesa con l’autorità per la privacy perché l’interesse pubblico abbia il sopravvento. Deve aumentare anche la collaborazione nella prevenzione e nell’alfabetizzazione al tifo. Alcune società lo stanno facendo bene, altre meno”. Il ministro ha poi spiegato che “c’è un altro strumento, come il ritiro del gradimento da parte dei club”. Una soluzione sarebbe anche questa: eliminare i giri malavitosi non graditi allo stadio togliendo il gradimento ai delinquenti. Abodi ha poi virato sul tema dei nuovi stadi: “Ci vuole anche qualcosa di più. Non è detto che stadi nuovi, che faremo, possano risolvere il problema che va affrontato con tempestività, fermezza ed efficacia”, ha concluso il ministro.
Alfredo Mantovano (n.c.), sottosegretario alla Presidenza del Consiglio ***
Pur discreto di suo sino alla reticenza, per carattere prima ancora che per professione di magistrato alla vecchia maniera e per le funzioni che ora svolge di sottosegretario di fiducia alla presidenza del Consiglio, preposto ai servizi segreti, Alfredo Mantovano è sbottato alla fine di una lunga intervista concessa al Foglio in occasione della festa annuale del giornale fondato da Giuliano Ferrara. Ed è sbottato sul tema che forse sembrava più adatto alla sua discrezione o, ripeto, reticenza: quello dei rapporti fra il governo e la magistratura, o viceversa. Un tema clamorosamente sollevato nei mesi scorsi dal ministro della Difesa Guido Crosetto, che denunciò una “opposizione giudiziaria“, oltre che politica e mediatica, alla compagine ministeriale guidata da Giorgia Meloni. La quale con una nota diffusa da Palazzo Chigi rilanciò l’allarme fra le proteste dell’associazione nazionale delle toghe. Ridotta in qualche modo a “impressione” con una certa prudenza dal direttore del Foglio Claudio Cerasa parlando di “magistratura ideologizzata”, Mantovano ha detto testualmente, e spiegato facendo un esempio: “Non è tanto un’impressione, è una constatazione. Quando, per esempio, nella disciplina dei migranti un giudice dice e scrive nei provvedimenti che deve essere il giudice stesso l’arbitro della decisione dei paesi cosiddetti sicuri, cioè dei paesi verso i quali può avvenire il rimpatrio dei migranti pervenuti illegalmente, mi pare che sia un’entrata a piedi uniti in un’area che non è la propria, perché la determinazione dei paesi sicuri viene fuori da un procedimento abbastanza complesso che spetta al governo”. “E’ un esempio fra i tanti. Ce ne potrebbero essere altri”, ha concluso e insistito il sottosegretario. E’ politicamente significativo, e grave sul piano giudiziario, che fra i “tanti” esempi, ripeto, a sua disposizione Mantovano ne abbia scelto uno che chiama in causa non solo e non tanto un pubblico ministero, sorpreso e condannato di recente ad occultare prove a favore di un indagato, ma un giudice. Da cui sarebbe ragionevole aspettarsi una condotta “imparziale”, da “giudice terzo”, come dice l’articolo 111 della Costituzione modificato proprio in questo senso 25 anni fa. Che sono purtroppo trascorsi inutilmente, in attesa peraltro che la nuova norma costituzionale si traduca coerentemente nella separazione delle carriere dei pubblici ministeri e dei giudici, appunto. Una prospettiva contro la quale il sindacato dei magistrati e le sue non poche appendici politiche hanno annunciato e conducono un’opposizione dichiaratamente irriducibile.
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