Da giorni il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano è al centro di un caso politico legato al ruolo di una donna di 41 anni, Maria Rosaria Boccia, che sostiene di essere una sua collaboratrice.
La storia è cominciata il 26 agosto, quando sul suo profilo Instagram Boccia ha pubblicato una foto che la ritrae accanto a Sangiuliano, in cui ha scritto: «Grazie al Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano per la nomina a Consigliere del Ministro per i Grandi Eventi». La cosa ha suscitato curiosità tra i giornalisti, e sono usciti vari articoli che hanno alimentato sospetti sul suo effettivo ruolo. Dice di essere una consulente del ministero, ma lo staff di Sangiuliano si è affrettato a smentire, dicendo che non c’era stata nessuna nomina e negando che tra Boccia e il ministro ci fosse una qualche significativa vicinanza.
Boccia però ha replicato che la nomina era stata disposta dal ministro. E da allora continua a divulgare gradualmente documenti e atti che puntualmente smentiscono le versioni del ministero della Cultura, provando il fatto che fosse davvero coinvolta in attività istituzionali. Per alcuni giorni Sangiuliano, che ha 62 anni, non ha commentato la vicenda. Poi ha spiegato di aver preso in considerazione l’ipotesi di assegnare questo incarico a Boccia, a titolo gratuito, ma che sulla nomina il suo gabinetto aveva espresso perplessità per possibili casi di conflitto d’interessi non meglio specificati, e che per questo motivo non se ne è più fatto niente.
Ma nel frattempo altre foto precedentemente pubblicate dalla stessa Boccia sui suoi profili social e altre testimonianze di giornalisti e funzionari pubblici hanno corroborato la tesi per cui tra Boccia e Sangiuliano ci fosse, quantomeno negli ultimi mesi, un rapporto di qualche tipo. Domenica, infine, il sito di notizie e gossip Dagospia ha pubblicato un’email del 5 giugno scorso che mostra in maniera inequivocabile un coinvolgimento diretto di Boccia in uno degli impegni istituzionali più importanti per Sangiuliano, fugando ogni dubbio residuo sull’effettiva partecipazione di Boccia ad affari riservati del ministero.
La questione è diventata insomma motivo di imbarazzo per Sangiuliano: al di là delle ricostruzioni e delle allusioni più o meno fondate sulla natura del suo rapporto con Boccia, la storia ha a che vedere anche con protocolli di sicurezza per affari di Stato, piccoli o grandi che siano. Anche per questo i collaboratori di Giorgia Meloni non nascondono un certo fastidio, mentre le opposizioni stanno chiedendo chiarimenti formali al ministro (il senatore di Italia Viva Ivan Scalfarotto, oltre a depositare la richiesta di un’interrogazione a Sangiuliano, ha avviato anche una petizione online per chiederne le dimissioni).
Lunedì sera la presidente del Consiglio, conversando col giornalista Paolo Del Debbio su Rete 4, ha spiegato che ha avuto rassicurazioni da Sangiuliano sul fatto che Boccia non abbia avuto accesso a nessun documento riservato per quel che riguarda il G7 e che non sono stati spesi per lei soldi pubblici. Subito dopo, Boccia ha pubblicato su Instagram le foto di due documenti che sembrano dimostrare come lei fosse in possesso di materiale riservato riguardo alla riunione dei ministri della Cultura del G7. La vicenda potrebbe dunque avere ripercussioni più ampie sul governo, anche se finora eventuali dimissioni di Sangiuliano non sono state discusse.
Boccia è originaria di Pompei in provincia di Napoli, dove la sua famiglia, piuttosto ricca, gestisce da decenni importanti negozi di abbigliamento e abiti da cerimonia. Boccia si è dedicata a questo ambito fin da giovane. Dopo aver frequentato il liceo scientifico Pascal della sua città e l’istituto tecnico commerciale Ernesto Cesaro di Torre Annunziata, ha avviato un suo piccolo atelier. È laureata in Economia all’università telematica Pegaso, e si qualifica come presidente di “Fashion Week Milano Moda”, una misconosciuta associazione che, stando al suo inutilizzato profilo su X, «disciplina, coordina e promuove lo sviluppo del Made in Italy». Il nome dell’associazione richiama il celebre marchio “Milano Fashion Week”, quello della settimana della moda milanese, di cui è titolare la Camera nazionale della moda italiana, che ha precisato di non avere nulla a che fare con Boccia e con la sua associazione.
Secondo il suo curriculum su LinkedIn, negli ultimi anni Boccia si è specializzata nell’organizzazione di eventi. Ma sfruttando anche varie conoscenze tra amministratori locali e parlamentari campani, si è avvicinata alla politica, sia pure con incarichi laterali. È stata tra le promotrici dell’intergruppo parlamentare “La cultura della bellezza: medicina estetica, formazione, ricerca e benessere”, a cui ha collaborato in qualità di presidente del comitato tecnico-scientifico. Gli intergruppi sono libere associazioni di deputati e senatori, che non hanno alcuna reale rilevanza politica o istituzionale, ma servono a portare avanti singole istanze, spesso legate a categorie professionali o gruppi d’interesse (c’è quello per l’artigianato, quello per la prevenzione dei tumori, quello per lo sviluppo delle aree interne, quello per la sigaretta elettronica, e così via). Quello sulla “cultura della bellezza” è stato presentato lo scorso febbraio dalla stessa Boccia alla Camera, ed è presieduto dal deputato casertano di Fratelli d’Italia Gerolamo Cangiano.
Già nel 2023, in qualità di presidente di “Fashion Week Milano Moda”, Boccia ha promosso alla Camera iniziative di legge a favore del settore dei matrimoni e del riconoscimento di agevolazioni fiscali per il settore della chirurgia estetica, con iniziative che trovarono insolitamente spazio sul Tg2, il telegiornale di cui Sangiuliano era stato a lungo direttore prima di diventare ministro. Sempre nel 2023 Boccia ha contribuito alla nascita di un altro intergruppo, dedicato alla “Dieta Mediterranea”, presieduto dalla deputata napoletana di Fratelli d’Italia Marta Schifone e presentato alla Camera il 20 dicembre alla presenza, tra gli altri, del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e del sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, entrambi dirigenti del partito di Meloni. I vari parlamentari che hanno avuto a che fare con lei, perlopiù campani e di vari partiti, forniscono tutti più o meno la stessa versione: che Boccia ha un’effettiva competenza nell’organizzazione di eventi, ha buoni contatti con la stampa (anche con giornalisti della Rai), uno staff consistente e una notevole capacità di costruire relazioni e trovare contatti.
In che modo Boccia abbia cementato la sua consuetudine con Sangiuliano non è chiaro. Il ministro, che dopo giorni di silenzio ha scritto martedì una lettera pubblica sul quotidiano La Stampa, ha detto di averla conosciuta nel maggio scorso, «riscontrandone un’identità di vedute». Boccia ha subito ripostato su Instagram un suo post dell’agosto del 2023, nel quale ci sono varie foto di lei insieme a Sangiuliano al parco archeologico di Pompei, in occasione della candidatura della cucina italiana a patrimonio immateriale dell’UNESCO da parte del governo.
Più in generale, il suo profilo Instagram dimostra la sua notevole vicinanza a Sangiuliano, specialmente negli ultimi tempi. Il 3 giugno lo ha accompagnato a Pompei per un sopralluogo al parco archeologico, una visita al centro della città e un colloquio riservato col sindaco, Carmine Lo Sapio, dedicato all’organizzazione della riunione dei ministri della Cultura del G7. Il 19 giugno Boccia era con Sangiuliano al parco archeologico di Ercolano, il giorno dopo al teatro greco di Taormina dove il ministro era ospite del Taormina Book Festival, e in quella occasione Boccia ha accompagnato il ministro anche in una colazione di lavoro in un hotel di lusso. Il 3 luglio ha partecipato, insieme a Sangiuliano, a un convegno alla Camera intitolato “La politica dei Comuni al servizio della cultura e della bellezza”, al quale è intervenuto anche il sindaco di Pompei.
L’11 luglio ha accompagnato Sangiuliano in un suo viaggio istituzionale a Riva Ligure, in provincia di Imperia, e in quell’occasione il ministro ha partecipato a una cena al ristorante “La Scogliera” insieme al sindaco della città Giorgio Giuffra, durante la quale si è festeggiato il compleanno della stessa Boccia. «Sono stato onorato di ricevere il ministro per celebrare il decennale della nostra rassegna letteraria “Sale in Zucca”, e ci tengo a precisare che ho sostenuto personalmente, non con fondi del comune, la trasferta sua e della sua delegazione», dice Giuffra, che aggiunge di non aver chiesto la qualifica delle persone che accompagnavano Sangiuliano, né il ministro ha detto a che titolo Boccia facesse parte del suo staff. «La cena al ristorante è stata una cena informale, per concludere la visita del ministro, e solo al termine abbiamo scoperto che fosse anche il compleanno della dottoressa Boccia», prosegue Giuffra, che aveva avuto modo di conoscere Boccia lo scorso febbraio, durante un evento sulla salute organizzato a Sanremo.
Il 14 luglio Boccia era con Sangiuliano a Polignano, dove il ministro ha partecipato a un festival letterario. I giornalisti lì presenti, tra cui Giuseppe Cruciani e Luca Telese, hanno raccontato come Boccia fosse molto vicina al ministro subito dopo il suo intervento sul palco, e che era con lui anche la mattina dopo, all’hotel nel quale avevano pernottato vari ospiti del festival: una foto pubblicata da Dagospia ritrae Sangiuliano e Boccia uno accanto all’altra in costume a bordo piscina. Il 16 luglio Boccia era insieme a Sangiuliano durante la sua visita al Forte Santa Tecla di Sanremo. Il 23 luglio era con lui a Pompei, in occasione della cerimonia con cui il sindaco Lo Sapio ha consegnato al ministro le “chiavi” della città, in segno di riconoscenza. Il 3 agosto ha accompagnato Sangiuliano a Milano, restando con lui durante la sua visita alla Pinacoteca di Brera.
Questa vicinanza così assidua e disinvolta non potrebbe spiegarsi se non alla luce di un qualche ruolo istituzionale di Boccia nello staff di Sangiuliano. Dopo che il ministero ha negato che avesse ricevuto un incarico formale, Boccia ha iniziato a pubblicare su Instagram post allusivi, a commentare le notizie che la riguardano, a lanciare messaggi enigmatici. Tra l’altro, ha divulgato gli screenshot che mostravano la sua presenza nei gruppi di WhatsApp in cui erano inclusi i collaboratori di Sangiuliano e una sua conversazione con Andrea Petrella, il capo ufficio stampa del ministero che aveva negato qualsiasi coinvolgimento di Boccia nello staff del ministro.
Domenica scorsa, poi, Dagospia ha divulgato una email che il direttore del Parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, aveva inviato il 5 giugno scorso ai più stretti collaboratori di Sangiuliano per definire alcuni delicati dettagli della visita agli scavi dei ministri della Cultura dei paesi del G7 e di altri paesi invitati a partecipare, in programma il 20 settembre prossimo. Tra i destinatari dell’email ci sono il consigliere diplomatico Clemente Contestabile, la capo della segreteria Narda Frisoni, altri due responsabili della comunicazione e degli eventi del ministero. E Boccia.
Lunedì, nel suo intervento a 4 di sera su Rete 4, Meloni si è detta rassicurata dalle spiegazioni che Sangiuliano le ha fornito, smentendo dunque le ipotesi su una possibile sostituzione del ministro. Per Meloni, del resto, garantire la stabilità del governo nelle prossime settimane sarà fondamentale: con la nomina di Raffaele Fitto a commissario europeo, dovrà redistribuire le pesanti deleghe che il ministro per gli Affari europei gestiva (il Sud, le politiche di coesione e il PNRR); inoltre, si attendono gli sviluppi delle vicende giudiziarie che riguardano la ministra del Turismo Daniela Santanchè, che potrebbero portare a una sua rimozione. Le eventuali dimissioni di un terzo ministro, cioè appunto Sangiuliano, renderebbero a quel punto più probabile la necessità di fare un cosiddetto rimpasto di governo, innescando negoziati e trattative politiche con gli alleati della Lega e di Forza Italia: e Meloni ha detto più volte di volerlo evitare.
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Sul suo profilo Instagram Maria Rosaria Boccia, la donna protagonista in questi giorni di un caso politico che coinvolge il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, ha pubblicato nuovi documenti che sembrano provare che ci sia effettivamente stata una sua nomina al ministero come consulente per gli eventi. È la questione centrale, perché il caso era nato proprio da qui: il 26 agosto Boccia aveva pubblicato una foto in cui ringraziava Sangiuliano per la nomina a «Consigliere del Ministro per i Grandi Eventi». Dopo il post erano però usciti vari articoli che riportavano una smentita del ministero.
Da allora Boccia aveva pubblicato quotidianamente foto e screenshot per provare il suo coinvolgimento nelle attività istituzionali del ministero: dalle chat di gruppo passando per mail relative all’organizzazione di uno degli eventi più importanti, la riunione dei ministri della Cultura del G7. I post pubblicati nei mesi passati sul suo profilo, del resto, testimoniano la sua presenza in numerosi incontri pubblici di Sangiuliano.
In questo nuovo post Boccia ha pubblicato l’audio di una sua telefonata con il dirigente del ministero Antonio Mazza, in cui fa riferimento alla sua nomina e a una mail ricevuta da un collega di Mazza, Alessandro Ferrari. Insieme all’audio della telefonata, Boccia ha pubblicato anche uno screenshot della mail di Ferrari, inviata il 10 luglio, in cui si legge:
Oltre alla telefonata e alla mail, Boccia ha pubblicato nelle sue storie di Instagram anche gli screenshot dei biglietti aerei inviati da Narda Frisoni, capo della segreteria del ministero, per farla partecipare a un evento pubblico a Pompei insieme a Sangiuliano, il 23 luglio.
Sono informazioni che contraddicono le versioni fornite da Sangiuliano e dal suo staff fin qui. All’inizio il ministero aveva smentito dicendo che non c’era stata nessuna nomina e negando che tra Boccia e il ministro ci fosse una qualche vicinanza. Poi Sangiuliano ha ammesso di aver preso in considerazione l’ipotesi di assegnare l’incarico a Boccia (senza pagarla), spiegando però che il suo gabinetto aveva obiettato a causa di un possibile conflitto d’interessi non meglio specificato. Per questo motivo, aveva detto, la nomina era saltata. Infine, mercoledì sera, Sangiuliano ha ammesso di aver avuto una relazione con Boccia ma ha ribadito ancora una volta di non averla mai nominata consulente del ministero.
Secondo Boccia invece la nomina è stata realmente disposta dal ministro, ma ancora non ratificata con il relativo decreto per via di lungaggini burocratiche.
Anche per via delle implicazioni politiche della storia, lunedì la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta a 4 di sera su Rete 4, dicendosi rassicurata dalle spiegazioni che Sangiuliano le aveva fornito. Poi martedì, in seguito alla pubblicazione di altri documenti da parte di Boccia, ha convocato Sangiuliano a Palazzo Chigi.
Dopo l’incontro Sangiuliano ha mandato un comunicato alle agenzie di stampa in cui ha detto: «Mai un euro del ministero, neanche per un caffè, è stato impiegato per viaggi e soggiorni della dottoressa Maria Rosaria Boccia che, rispetto all’organizzazione del G7 Cultura, non ha mai avuto accesso a documenti di natura riservata». Nei suoi ultimi post Boccia ha taggato il profilo ufficiale di Meloni. Nell’intervista di mercoledì sera poi ha ribadito che tutte le trasferte di Boccia sono state pagate da lui o comunque non con soldi pubblici, e che non è mai venuta in possesso di informazioni riservate.
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Mercoledì sera è andata in onda su Rai 1 un’intervista di un quarto d’ora al ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano sulla questione molto dibattuta del suo rapporto con Maria Rosaria Boccia, che dalla fine di agosto sostiene di essere una sua collaboratrice. Al direttore del Tg1 Gian Marco Chiocci, Sangiuliano ha detto per la prima volta di aver avuto una relazione con Boccia: alla domanda sulla natura del loro rapporto ha risposto che «questo mi pesa doverlo raccontare perché è una vicenda che attiene alla mia sfera privata: era un rapporto di tipo personale, un rapporto di tipo affettivo».
Sangiuliano ha ribadito, come già aveva fatto nei giorni scorsi, che nessuna delle spese delle trasferte di Boccia per varie occasioni istituzionali è stata pagata con soldi pubblici. Ha anche detto di non essere in nessun modo ricattabile, e ha raccontato di aver presentato le proprie dimissioni alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni ma che lei le ha rifiutate.
Sangiuliano ha raccontato di aver conosciuto Boccia all’inizio della campagna elettorale per le elezioni europee tramite amici comuni, e che nella foto che lei ha postato precedente a quel periodo (a Pompei per la celebrazione della cucina italiana patrimonio Unesco nell’estate del 2023) i due non si conoscevano. Ha detto ancora una volta che gli era venuta l’idea di nominarla consigliera per l’organizzazione di grandi eventi a titolo gratuito, ma che poiché era nata «un’amicizia personale» gli era stato consigliato di non farlo per possibili conflitti di interesse.
Sangiuliano ha quindi confermato che Boccia non ha mai ricevuto quella carica e ha smentito la rilevanza di tutti i documenti e le mail pubblicate da lei sui suoi social in questi giorni, che sembrano invece testimoniare un suo coinvolgimento istituzionale negli affari del ministero. Ha anche passato in rassegna una per una tutte le trasferte a cui aveva partecipato Boccia, mostrando delle ricevute di pagamento, spiegando chi le aveva pagate e negando che fossero mai stati spesi soldi pubblici. Ha anche ribadito che Boccia non è venuta a conoscenza di nessuna informazione riservata legata al G7.
Entrando più nel dettaglio della relazione ha raccontato che è durata circa dall’inizio di maggio all’inizio di agosto. Ha detto di non aver mai voluto lasciare la moglie e che forse per questo Boccia è rimasta delusa e ha cominciato a fare quello che sta facendo mettendolo in difficoltà.
Sangiuliano ha anche detto di non essere in nessun modo ricattabile, anche se ha ammesso che se Boccia pubblicasse le loro chat potrebbero esserci dei contenuti compromettenti, come vale per chiunque.
L’intervista è finita con un elenco di persone a cui Sangiuliano ha chiesto scusa, a partire dalla moglie che ha citato commuovendosi. Si è scusato poi con Meloni e con i suoi collaboratori e ha detto di aver rassicurato tutti sul fatto che è «tutta una vicenda di gossip».
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Nei giorni difficili delle trattative per la formazione del nuovo governo, dopo la vittoria elettorale alle politiche del 25 settembre, la futura presidente del Consiglio Giorgia Meloni escluse in maniera categorica di poter concedere il ministero della Cultura a Forza Italia, come Silvio Berlusconi le chiedeva. Per quel ruolo, infatti, Meloni disse di avere «un nome enorme, incontestabile»: quello di Gennaro Sangiuliano. Per capire come mai Meloni abbia finora rifiutato le sue dimissioni – nonostante il grosso imbarazzo che Sangiuliano sta provocando all’intero governo per via del caso legato a Maria Rosaria Boccia – bisogna partire da qui: dalla grande stima che lei ha da tempo nei confronti del suo ministro della Cultura.
Ovviamente ci sono anche ragioni più strettamente politiche. Nelle prossime settimane Meloni dovrà redistribuire le importanti deleghe sul Sud, le politiche di coesione e il PNRR che finora aveva gestito Raffaele Fitto, il ministro per gli Affari europei che è stato indicato dal governo come commissario europeo, e che dovrà dunque lasciare il suo attuale ruolo (Meloni l’ha definita «una scelta dolorosa»). Inoltre, è probabile che le indagini che riguardano la ministra del Turismo Daniela Santanchè abbiano significativi sviluppi nel giro di un mese o due, e dunque si potrebbe rendere necessario sostituire anche lei. Una terza sostituzione, quella appunto di Sangiuliano, potrebbe rendere inevitabile un rimpasto, cioè una ridefinizione generale degli incarichi e degli assetti di governo, fino a formare un “Meloni bis”, come si dice.
È uno scenario che Meloni da tempo dice di voler evitare a ogni costo, fondamentalmente per due ragioni. La prima è che ci tiene a mantenere la promessa più volte ripetuta, e cioè di concludere la legislatura con un unico governo che resti in carica per cinque anni, che sarebbe un fatto senza precedenti nella storia repubblicana. La seconda, più importante, è che un rimpasto costringerebbe Meloni a impelagarsi in nuove trattative con gli alleati, i quali – soprattutto Matteo Salvini – avanzerebbero richieste e pretese, e tutto ciò potrebbe compromettere la stabilità della coalizione aprendo una crisi. Peraltro tra i parlamentari di Fratelli d’Italia, quando si parla dell’argomento, circola sempre diffidenza nei confronti del presidente della Repubblica Sergio Mattarella: secondo loro potrebbe fare in modo di complicare e allungare le trattative per formare un nuovo governo.
Ma oltre a queste motivazioni più politiche, c’è appunto una questione di stima personale. Da sempre Meloni considera Sangiuliano «uno dei nostri», a prescindere dai vari riposizionamenti che negli anni in cui era un importante giornalista della Rai Sangiuliano ha fatto per accreditarsi coi partiti in maggiore ascesa, diversi a seconda della stagione politica. Di lui Meloni ha spesso detto privatamente di ammirare lo spessore intellettuale, di aver letto con grande trasporto alcuni dei molti saggi di cui è autore. In particolare, Meloni apprezza la sua caparbietà nel volere affermare le ragioni del pensiero della destra conservatrice senza timore reverenziale verso quello che in Fratelli d’Italia considerano il «pensiero unico»: una presunta e dominante matrice culturale di sinistra che indirizzerebbe la maggior parte del dibattito sui media, nelle istituzioni e nelle università.
Napoletano di Soccavo, nato nel 1962, Sangiuliano è stato in effetti fin da ragazzo attivo nella destra napoletana, e durante i suoi anni all’Università Federico II, dove poi ha preso la laurea in Giurisprudenza con una tesi sul conservatorismo giuridico, ha militato nel FUAN (il Fronte Universitario d’Azione Nazionale, la principale organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano, il partito neofascista guidato da Giorgio Almirante). La sua fascinazione per il mondo della destra, a quanto si racconta, ebbe inizio in famiglia: rimasto orfano del padre piuttosto giovane, Sangiuliano fu molto legato a sua madre, di origini molisane, che tra le altre cose faceva la governante nella casa di Francesco Pontone, ex senatore dell’MSI e leader della destra napoletana, a cui il ministro della Cultura ha spesso riconosciuto omaggi e gratitudine.
Nel corso degli anni, però, ha cercato sponde anche in altri partiti più moderati, nel Partito Liberale Italiano prima e in Forza Italia poi. Fu direttore del quotidiano Roma di Napoli dal 1999 al 2001 e più tardi cronista e vicedirettore di Libero, nel 2003 venne assunto in Rai, dove si occupò inizialmente dei telegiornali regionali, prima di passare al Tg1, di cui è stato a lungo vicedirettore. Infine, nel 2018, divenne direttore del Tg2.
A trattare per una sua promozione, in realtà, fu Matteo Salvini, all’epoca vicepresidente del Consiglio nel governo “gialloverde”, sostenuto da Lega e M5S di Giuseppe Conte. Inizialmente Salvini lo propose come direttore del Tg1, rivendicando per sé e per il proprio partito quell’incarico. Sangiuliano in passato aveva espresso profonde critiche verso i progetti dell’autonomia e del federalismo cari alla Lega (ci aveva scritto anche un libro, nel 2012: L’inutile federalismo), ma poi aveva ottenuto credito nel partito di Salvini grazie alle sue posizioni sovraniste, e in particolare grazie a una monografia piuttosto elogiativa su Donald Trump del 2017, che Salvini ci tenne a presentare insieme all’autore (come era già accaduto nel 2015 con la biografia di Putin e come sarebbe poi accaduto nel 2019 con quella su Xi Jinping, scritte sempre da Sangiuliano). Alla fine, però, il Movimento 5 Stelle ottenne di assegnare la direzione del Tg1 a Giuseppe Carboni, gradito a Conte e a Luigi Di Maio, e così a Sangiuliano fu affidato il Tg2.
Il suo telegiornale fu presto oggetto di polemiche per la sua tendenza a dare molto spazio alle ragioni del sovranismo e della destra antieuropeista, spesso con servizi notevoli contro gli avversari del governo di Conte e contro i giornalisti, anche della Rai, critici nei suoi confronti (tra i vari, restano abbastanza memorabili quello contro Emmanuel Macron e quello contro Fabio Fazio). A partire dal 2021, però, Sangiuliano iniziò ad avvicinarsi a Meloni, esprimendo peraltro apprezzamento per la sua scelta di stare all’opposizione del governo di Mario Draghi da sola. Nell’aprile del 2022 intervenne come oratore alla convention di Fratelli d’Italia a Milano: è piuttosto irrituale che il direttore di un telegiornale pubblico prenda parte a un evento di quel genere, e qualche giorno dopo Sangiuliano fu sanzionato dalla Rai con una lettera di richiamo per avere disatteso gli accordi presi, secondo cui avrebbe dovuto partecipare in qualità di «moderatore a un dibattito», e non di relatore dal palco.
Pochi mesi dopo, quando Meloni formò il suo governo, chiamò Sangiuliano a farne parte come ministro della Cultura, senza che lui si fosse dimesso dalla direzione del Tg2.
In questo sforzo di ribaltare «l’egemonia culturale», come lui stesso la definisce, in effetti Sangiuliano si è impegnato a fondo, anche con affermazioni temerarie o del tutto infondate. Intervenendo alla convention di Milano, disse di essere un convinto conservatore e spiegò che «il conservatorismo nasce in Svizzera, quando nella Perly Monty Society si ritrovarono persone come von Hayek (…) e von Mises», confondendo però la «Perly Monty Society», che non esiste, con la «Mont Pelerin Society», un’organizzazione effettivamente fondata a Ginevra nel 1947 da intellettuali di varia cultura che però si riconoscevano nelle comuni idee liberali, non esattamente conservatrici. Sempre sullo stesso tema, nel gennaio del 2023, da ministro della Cultura Sangiuliano disse che a suo avviso il fondatore del pensiero di destra in Italia fu Dante Alighieri.
Ma la fiducia di Meloni nei confronti di Sangiuliano non è mai venuta meno: né dopo le burrascose litigate coi suoi collaboratori e col suo sottosegretario al ministero della Cultura, Vittorio Sgarbi, né dopo le sue molte gaffe (durante la cerimonia di premiazione del Premio Strega nel luglio del 2023, o quando confuse Londra con New York nell’aprile del 2024, durante un festival letterario a Taormina nel luglio 2024, e in vari altri casi).
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Venerdì La Stampa ha pubblicato un’intervista a Maria Rosaria Boccia, la donna che in questi giorni è protagonista di un caso politico che coinvolge il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano. È la prima intervista di Boccia a un giornale da quando si è iniziato a parlare del caso, dopo che il 26 agosto aveva pubblicato una foto in cui ringraziava Sangiuliano per la nomina a «Consigliere del Ministro per i Grandi Eventi». Dopo il post erano però usciti vari articoli che riportavano una smentita del ministero.
Da allora Boccia aveva pubblicato quotidianamente foto e screenshot per provare il suo coinvolgimento nelle attività istituzionali del ministero, alimentando un caso che è diventato sempre più politico e sempre più imbarazzante per l’intero governo. Finché mercoledì Sangiuliano era stato costretto a intervenire dando un’intervista al Tg1: aveva detto di aver avuto una relazione con Boccia e ribadito, come già fatto nei giorni precedenti, che nessuna delle spese delle trasferte di Boccia per varie occasioni istituzionali era stata pagata con soldi pubblici. Aveva anche aggiunto di aver proposto le sue dimissioni alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, rifiutate.
Nell’intervista alla Stampa Boccia ha ripercorso in breve la storia della sua relazione con Sangiuliano, e ha spiegato la sua versione dei fatti riguardo ad alcune delle accuse che in questi giorni erano state fatte al ministro. Ha commentato, tra le altre cose, una frase contenuta in un post pubblicato su Instagram giovedì in cui aveva scritto: «Oggi vengo accusata di essere una ricattatrice, ma in realtà non sono io ad aver creato il ricatto. Sono coloro che occupano i palazzi del potere ad esercitarlo». Il giornalista Federico Monga le ha chiesto di chiarire a chi si riferisse in questa frase, e Boccia ha risposto così:
Boccia non ha aggiunto altro su questo. Sangiuliano al Tg1 peraltro aveva detto di non essere in nessun modo ricattabile, anche se aveva ammesso che «potrebbero uscire le chat». Riguardo al contenuto di queste chat con Sangiuliano, Boccia ha detto che «con una persona con la quale ho una relazione non mi scambio solo delle foto innocenti ed emoticon. Parliamo della nostra vita personale quotidiana. Semmai posso scambiarmi anche qualche messaggio più piccante».
Nell’intervista alla Stampa Boccia ha detto di aver conosciuto Sangiuliano nell’agosto del 2023 a Pompei, «alla presentazione della candidatura della cucina italiana patrimonio dell’UNESCO, attraverso conoscenze comuni», e non nel maggio di quest’anno come sostenuto dal ministro. Ha detto che in questi mesi ha accompagnato Sangiuliano in diversi viaggi istituzionali in veste di consigliera per l’organizzazione di grandi eventi, carica che però non è mai stata formalizzata.
Al Tg1 Sangiuliano aveva spiegato che in effetti avrebbe voluto nominarla consigliera per l’organizzazione di grandi eventi a titolo gratuito, ma che poiché tra di loro era nata «un’amicizia personale» gli era stato consigliato di non farlo per un possibile conflitto di interessi. La versione di Sangiuliano è che la nomina sia stata bloccata prima dell’approvazione dell’ufficio centrale di bilancio, l’organo che esegue l’ultimo passaggio burocratico per assegnare l’incarico: e questo la renderebbe nulla, anche se la nomina fosse stata firmata da Boccia e controfirmata dal ministero.
Nei giorni scorsi Boccia, comunque, aveva pubblicato su Instagram alcune foto che dimostrerebbero un suo coinvolgimento di fatto negli affari del ministero: tra le altre cose aveva detto di essere venuta in possesso di documenti relativi all’organizzazione del G7 della Cultura in Campania, in programma a fine settembre.
Sangiuliano aveva detto che Boccia non era venuta a conoscenza di nessuna informazione riservata legata al G7, mentre nell’intervista alla Stampa la donna ha ribadito, come rivelato dal sito Dagospia, che il 5 giugno aveva ricevuto una mail dal direttore del Parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, inviata ai più stretti collaboratori di Sangiuliano per definire alcuni delicati dettagli della visita agli scavi dei ministri della Cultura dei paesi del G7. Boccia ha detto che nella mail erano contenute informazioni riservate: «Il percorso principale, i due percorsi alternativi per i ministri che partecipano al G7 e il dettaglio dell’organizzazione».
Boccia ha detto anche di aver visto personalmente il decreto firmato da Sangiuliano con cui era stata nominata consulente per il G7, «che è stato controfirmato dal capo di gabinetto in presenza del ministro». Al Tg1 Sangiuliano aveva detto che il contratto non era stato controfirmato dal capo di gabinetto.
Nell’intervista alla Stampa Boccia ha anche detto di aver viaggiato con Sangiuliano per varie «lunghe trasferte» a bordo di auto di scorta. Boccia ha specificato che sono stati sia viaggi istituzionali che viaggi fatti a titolo personale: «Siamo andati al concerto dei Coldplay, al concerto de Il Volo. Da Roma, siamo arrivati in macchina fino a Pompei. Siamo andati a eventi miei personali e privati, dove lui ha voluto presenziare. Un evento alla base dell’Aeronautica a Roma e un altro a Roma».
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