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Intersex, il caso Imane Khelif

Imane Khelif

Negli ultimi giorni, il dibattito attorno ai Giochi Olimpici si è spostato dalle abituali discussioni su medaglie e sconfitte a un caso molto più controverso: quello della pugile algerina Imane Khelif. La vicenda è esplosa ieri, quando Khelif ha vinto l’incontro di pugilato contro l’italiana Angela Carini. Quest’ultima, dopo aver subito un pugno talmente violento da aprire il caschetto, ha dichiarato in lacrime la resa.

La controversia centrale riguarda il sesso alla nascita di Imane Khelif. Diverse ipotesi, spesso fantasiose e strumentali, hanno invaso il dibattito pubblico, alimentate da speculazioni e pregiudizi. La questione è stata utilizzata strumentalmente da vari schieramenti politici, sfruttando l’occasione per portare avanti agende personali, senza considerazione per le due atlete coinvolte.

Le polemiche hanno travolto entrambe le campionesse, che si sono trovate al centro di un uragano mediatico. Imane Khelif è stata bersagliata da insinuazioni sulla sua identità di genere, mentre Angela Carini ha dovuto affrontare critiche ingiuste sulla sua resa, il tutto amplificato da un’opinione pubblica spesso priva di rispetto.

In un momento in cui lo sport dovrebbe unire, questa vicenda ha invece diviso, sollevando interrogativi più ampi sulla correttezza, sull’uguaglianza e sul rispetto degli atleti, indipendentemente dal loro sesso.

Il caso Imane Khelif

Imane Khelif nata a Tiaret, Algeria, il 2 maggio 1999, dopo aver visto le Olimpiadi di Rio del 2016, intraprende la carriera nonostante il parere opposto della famiglia. Khelif inizia ad allenarsi in una palestra a 10 chilometri da casa, e per pagarsi l’autobus e le lezioni arriva a vendere metallo raccolto nei rifiuti. Anni di sacrifici, poi arriva il debutto ai Mondiali 2018 dove si classifica 17esima. La crescita è graduale ma inarrestabile e nel 2021 Imane Khelif partecipa alla sua prima Olimpiade. Ai Giochi di Tokyo 2021 la pugile prende parte alla categoria 60kg ma non centra il podio. L’anno seguente Khelif viene premiata come migliore atleta algerina.

Ai mondiali del marzo 2023 di Nuova Delhi, Imane Khleif viene squalificata dalla competizione, organizzata dalla International Boxing Association. Secondo l’Iba, ente sportivo non riconosciuto dal Comitato Olimpico Internazionale, i test condotti sulla pugile avrebbero evidenziato “un livello eccessivo di testosterone e la presenza di cromosomi maschili nel Dna.

Da quel momento, Imane Khelif finisce sotto i riflettori per la sua identità di genere. Erroneamente la pugile algerina è stata spesso definita trans ma, sulla base delle informazioni disponibili, Khelif è una persona intersex.

Nonostante l’esclusione dai mondiali 2023, il Cio non ha riscontrato incompatibilità sulla partecipazione della pugile ai Giochi di Parigi. Senza scendere nei dettagli, il Comitato si è limitato a ribadire che “tutte le atlete iscritte alle competizioni rispettano i requisiti”.

L’intersex è un termine ombrello che include tutte le variazioni congenite (cioè presenti dalla nascita) delle caratteristiche sessuali che non rientrano nelle nozioni tipiche di ciò che è considerato un corpo maschile o femminile. Queste variazioni possono riguardare i cromosomi sessuali, gli ormoni sessuali, i genitali esterni o le parti interne del sistema riproduttivo. È importante notare che il dibattito terminologico riguardante l’intersex è ancora acceso, con il coinvolgimento diretto di utenti, medici, ricercatori e attivisti. Inizialmente, le persone intersex venivano anche chiamate “ermafroditi”, un termine che oggi è considerato fuorviante, stigmatizzante e scientificamente scorretto.

In ambito medico, durante la Conferenza Internazionale di Consenso sulla Gestione delle Condizioni Intersex del 2005, fu coniato il termine “Disordini dello Sviluppo Sessuale” (DSD) per riferirsi a “condizioni congenite in cui lo sviluppo sessuale cromosomico, gonadico o anatomico è atipico”. Questa espressione è stata fortemente criticata dai movimenti intersex e da parte della comunità scientifica perché implica che la condizione intersex sia patologica e/o disturbante e da “normalizzare” attraverso procedure mediche. Così, l’espressione “Disordini dello Sviluppo Sessuale” è stata sostituita da “Differenze dello Sviluppo Sessuale” (DSD) e più recenteme3nte da “Variazioni delle Caratteristiche Sessuali” (VSC). Quest’ultima espressione, “Variazioni delle Caratteristiche Sessuali”, è sempre più utilizzata nelle scienze sociali, nei movimenti intersex e nelle organizzazioni internazionali, come il Consiglio d’Europa, nei siti istituzionali (ad esempio, Regno Unito, Islanda e Nuova Zelanda), ma è scarsamente presente nella letteratura biomedica, dove prevalgono i termini disordini o differenze dello sviluppo sessuale.

Le VSC/DSD possono essere determinate da fattori genetici che possono portare, in alcuni casi, all’esposizione a livelli non abituali di ormoni sessuali o a una risposta atipica agli ormoni sessuali da parte del corpo prima della nascita (prenatale) o immediatamente dopo la nascita (perinatale).

Sebbene si parli di VSC/DSD per indicare una condizione con cui si nasce, ciò può non essere necessariamente riconoscibile subito. In alcuni casi, le caratteristiche intersex sono visibili alla nascita, ad esempio la presenza di genitali che non sono riconosciuti come tipicamente maschili o femminili (genitali atipici), mentre in altri casi diventano evidenti solo con l’inizio della pubertà. Esistono anche condizioni che non sono visibili esternamente e spesso rimangono non riconosciute durante la vita della persona.

In generale, le VSC/DSD non compromettono la salute e la sopravvivenza di una persona. Solo alcune VSC/DSD possono essere associate a problemi medici potenzialmente pericolosi per la vita (ad esempio, iperplasia surrenale congenita con perdita di sali).

La frequenza delle VSC/DSD nella popolazione generale può variare tra le diverse VSC/DSD e anche tra diversi paesi e gruppi etnici. Ad oggi, non esiste una stima esatta della popolazione intersex. La letteratura scientifica internazionale indica percentuali generalmente comprese tra lo 0,018% e l’1,7%. In particolare, alcune VSC/DSD possono essere più rare (ad esempio, l’insensibilità completa agli androgeni si verifica in circa 1 su 100.000 nascite con cariotipo 46,XY, e l’iperplasia surrenale congenita nella forma classica si verifica in circa 1 su 15.000 nascite con cariotipo 46,XX) rispetto ad altre (ad esempio, la sindrome di Klinefelter si verifica in circa 1 caso su 500-1.000 nati con cariotipo 46,XY). (fonte ISS)

2 risposte »

  1. Emergono dettagli sulle azioni legali intraprese da Imane Khelif, di cui avevamo dato notizia qualche giorno fa, con le dure affermazioni della pugile: “La mia dignità e il mio onore sono al di sopra di tutto”.

    La campionessa algerina di boxe, che ha vinto tra le polemiche la medaglia d’oro nella categoria 66 kg alle Olimpiadi di Parigi 2024, ha presentato una denuncia per cyberbullismo presso la Procura di Parigi, citando tra gli altri Elon Musk, proprietario di Tesla, Space X e del social X (precedentemente Twitter), e J.K. Rowling, autrice della saga di Harry Potter, già ampiamente qualificata come orgogliosa transfobica. Musk e Rowling sono accusati di aver alimentato una campagna di molestie e insulti contro Khelif, con commenti transfobici e sessisti sui social media. In particolare, Rowling ha accusato Khelif di essere “un uomo che picchia una donna“, mentre Musk ha sostenuto che “gli uomini non appartengono agli sport femminili“.

    L’avvocato di Khelif, Nabil Boudi, secondo quanto riportato da Variety, ha presentato una denuncia per cyberbullismo presso il Centro Nazionale per la Lotta contro l’Odio Online della Procura di Parigi. Nell’atto sono incluse accuse di molestie informatiche, incitazione pubblica alla discriminazione e insulti pubblici legati al genere e all’origine della campionessa algerina. L’indagine penale si concentrerà non solo su celebrità come Musk e Rowling, ma anche su altri personaggi di rilievo. Le accuse potrebbero giungere fino a Donald Trump e Matteo Salvini.

    Il cammino di Khelif verso l’oro olimpico è stato bersagliato da una serie di attacchi e polemiche riguardanti la sua identità di genere: insulti e odio riversate attraverso i media, soprattutto dopo l’incontro con Angela Carini. Proprio alla pugile italiana Carini, che era stata fomentata dalla federazione russa IBA e si era ritirata dopo 45 secondi di gara in polemica con la fake news diffusa dai russi e riverberata anche da Salvini, la premier italiana Giorgia Meloni aveva detto “dal mio punto di vista non era una gara pari“. Una frase che ha causato una valanga di proteste social in chiave anti-italiana da parte dei cittadini algerini.

    La posizione dell’Italia sulla vicenda Khelif ha creato imbarazzo anche nelle relazioni con il Comitato Olimpico Internazionale, con il quale si sono aperti attriti di complicata gestione. Mentre Khelif ha ricevuto supporto dal suo paese, l’Algeria, dove è stata accolta trionfalmente, al suo ritorno dopo i Giochi. Successivamente, l’Algeria si è trovata a confrontarsi con la Russia, tradizionale alleato, durante un dibattito al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite proprio sulla vicenda Khelif. Mentre la federazione russa IBA, che aveva vietato a Imane di partecipare a un precedente torneo mondiale (al di fuori del circuito del Comitato Olimpico), ha fatto sapere che proprio la federazione italiana si era mossa prima dei giochi olimpici parigini per avere informazioni su Imane Khelif ed ottenere le analisi genetiche che dimostrerebbero la non idoneità dell’atleta a partecipare ai Giochi. Documenti che non sono mai esistit, ma che Musk, Rowling, Trump, Salvini, Meloni e tutta l’internazionale di ultra-destra illiberale hanno sbandierato per pura propaganda ideologica, riversando odio globale verso un’unica persona. Che oggi ha deciso di portarli in tribunale.

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  2. Si disse pronta a finire in carcere, pur di difendere le proprie opinioni, ma in cuor suo J.K. Rowling, donna più ricca del Regno Unito grazie ad Harry Potter, parrebbe essersi non poco spaventata dalla denuncia per “molestie mediatiche” ufficialmente presentata da Imane Khalif. La scrittrice, come riportato dall’avvocato Travis Akers, ha infatti cancellato 27 tweet da quando è stata citata in giudizio dalla medaglia d’oro olimpica Khelif, diffamata per 2 settimane in lungo e in largo, definita “uomo trans” da politici e personaggi di spicco come Rowling.

    J.K. ha addirittura smesso di twittare lo scorso 7 agosto, ovvero 15 giorni fa. Un vero e proprio record per colei che quotidianamente cinguetta odio transfobico ai propri 14.2 milioni di follower.

    A inizio agosto Rowling scrisse su X. “Le Olimpiadi di Parigi saranno per sempre offuscate dalla brutale ingiustizia fatta a Carini“. “A una giovane pugile è stato appena portato via tutto ciò per cui aveva lavorato e si era allenata perché è stato permesso a un maschio di salire sul ring contro di lei“.

    In un altro cinguettio, Rowling criticò apertamente Kirsty Burrows, capo della Safe Sport Unit del CIO: “Una giovane pugile ha appena perso tutto quello per cui ha lavorato e per cui si è allenata perché hai permesso a un maschio di combattere sul ring insieme a lei”.

    Successivamente, Rowling ha condiviso una foto di Khelif che guarda la pugile italiana Angela Carini in lacrime, dopo che quest’ultima ha abbandonato il ring dopo neanche 50 secondi, al primo pugno preso. “Una foto potrebbe riassumere meglio il nuovo movimento per i diritti dei nuovi uomini?”, cinguettò Rowling. “Il sorrisetto di un maschio che sa di essere protetto da un establishment sportivo misogino che gode del disagio di una donna che ha appena preso dei pugni in testa, e la cui ambizione della vita è stata appena frantumata”.

    A Olimpiadi di Parigi concluse, e con una straordinaria medaglia d’oro al collo, Imane ha denunciato Rowling, l’ex presidente USA Donald Trump e il miliardario X proprietario di Elon Musk per “molestie informatiche”. La denuncia è stata presentata anche contro X, ovvero contro tutte quelle persone qualunque, sconosciute, che per giorni e giorni hanno alimentato la fake news dell’”uomo trans” sul ring. Chissà se una richiesta di risarcimento possa arrivare anche a Palazzo Chigi, dove non pochi esponenti del governo Meloni hanno etichettato Imane come “uomo trans”. Da Salvini a Santanché passando per Roccella.

    L’insensata guerra alle persone trans da parte di J.K. Rowling va avanti da anni. Il primissimo attacco nel 2019, quando prese le difese dell’attivista transfobica Maya Forstater. Un anno dopo, nel 2020, la scrittrice ha firmato un lungo e tristemente celebre editoriale in cui parlava di “persone che hanno le mestruazioni”, per distinguere le donne cisgender da quelle transgender. Negli anni successivi ha continuato a rafforzare la propria posizione. Nel 2023, in una serie di podcast dal titolo The Witch Trials of JK Rowling, ha affermato che “non ha mai avuto intenzione di turbare nessuno” con le proprie opinioni, tanto da definirsi “profondamente” fraintesa.

    A fine 2023 la scrittrice ha partecipato ad una conferenza transfobica al grido “pronta ad andare in galera per le mie opinioni”, dopo aver aperto un centro per le vittime di stupro a Edimburgo ma ad esclusione delle donne trans* e promosso l’e-commerce che vende merce transfobica. A inizio 2024 Rowling fa ha donato 70.000 sterline ad un’associazione transfobica. Difesa dalle destre internazionali, Eugenia Roccella in testa, J.K. ha rispedito al mittente le critiche da parte dei fan LGBTQIA+ di Harry Potter, sottolineando come “con i soldi il dolore scompare rapidamente”. Lo scorso marzo Rowling è stata accusata di negazionismo dell’Olocausto nei confronti delle persone trans,  per poi attaccare pubblicamente la nuova legge scozzese contro l’omobitransfobia al grido “arrestatemi”.

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