Europa

Spagna, Sanchez riesce a formare un nuovo governo

In seguito al complicato quadro politico emerso dalle elezioni generali, che hanno visto sia la vittoria, sebbene solo relativa, del Partito Popolare e del suo blocco di centro-destra (anche a causa della pesante perdita di consensi del partito di estrema destra Vox), così come il consolidamento del Partito Socialista Operaio Spagnolo e del suo blocco di centro-sinistra (comunque senza una maggioranza chiara), per il paese è iniziato un incerto periodo post-elettorale, caratterizzato da lunghe negoziazioni e difficoltà in tutto il processo di formazione, che hanno fatto pensare anche ad una probabile ripetizione elettorale.

Difatti, constatato l’esito complesso del voto, il Re Filippo VI ha, per prassi istituzionale, inizialmente affidato, in data 22 agosto, l’incarico al candidato del partito giunto per primo alle elezioni, ovvero il popolare Alberto Núñez Feijóo, di formare una maggioranza di governo, nonostante fosse già ben noto, vista l’elezione pochi giorni prima, nella prima seduta del Congresso dei Deputati in data 17 agosto, della socialista Francina Armengol alla carica di Presidente dell’Assemblea (riuscita con la promessa dei socialisti di permettere l’uso di catalano, basco e galiziano in aula), che la sua votazione di investitura non avrebbe avuto esito positivo. La cosa è stata definitivamente confermata il 27 settembre, giorno della prima votazione, quando egli è stato respinto con 172 favorevoli e 178 contrari ed anche due giorni dopo, il 29 settembre, quando in seconda votazione è stato respinto con 172 favorevoli, 177 contrari ed 1 voto nullo.

Nel mentre che ciò accadeva, i socialisti, consci della situazione, non hanno esitato a muoversi in virtù di una futura investitura, aprendo i contatti con tutte le forze politiche del blocco di centro-sinistra, tra cui Movimiento Sumar (SMR), Sinistra Repubblicana di Catalogna (ERC), Euskal Herria Bildu (EHB), Partito Nazionalista Basco (EAJ/PNV) e, soprattutto, con Junts per Catalunya (Junts), il partito dell’ex-Presidente della Catalogna Carles Puigdemont, già in esilio a Bruxelles per sedizione in seguito alla crisi catalana del 2017. Quest’ultima formazione politica, infatti, risultata in ultima battuta l’ago della bilancia dell’assemblea, ha fatto permeare la sua disponibilità ad appoggiare un nuovo governo solo in cambio di forti concessioni politiche.

Iniziati dunque i negoziati con tale fazione, si sono proposte, in cambio di voti favorevoli, varie cose, tra cui l’avvio delle procedure per il riconoscimento comunitario di catalano, basco e galiziano (lingue co-officiali nel paese, per il momento, solo nelle rispettive comunità autonome), sebbene la proposta sia silenziosamente morta abbastanza in fretta per via della tacita opposizione dell’Unione europea, ma soprattutto, su spinta del capo del partito catalano, una legge di amnistia per i leader separatisti (compreso egli stesso), su cui i socialisti sono sembrati, in buona parte, abbastanza aperti, seppur con alcune reticenze.

Socialmente, tuttavia, ciò ha portato a molte resistenze ed opposizioni, specie da parte degli elettori di centro-destra ed estrema destra (ma sentite in parte anche nel PSOE), culminate in proteste sia pacifiche che violente e resesi sempre più acute all’avvicinarsi della possibile investitura.

Ciononostante, il leader socialista e Presidente del Governo uscente Pedro Sánchez, ottenuto dal Re il mandato esplorativo ufficiale in data 3 ottobre, ha continuato a siglare accordi per consolidare ufficialmente la sua posizione, giungendo infine a siglare, in data 9 novembre 2023, anche l’accordo con Junts per Catalunya, sebbene non senza dissapori.

In definitiva, dunque, conclusesi tutte le fasi negoziali e siglati gli accordi, la Presidente del Congresso Francina Armengol ha stabilito l’investitura di Sánchez per il 16 ed il 18 novembre, sebbene questi, alla fine, sia stato investito della fiducia già alla prima votazione, con 179 favorevoli e 171 contrari, permettendo così al capo del governo di entrare in carica il giorno successivo (17 novembre), sulla base di un esecutivo di centro-sinistra formato da PSOE/PSC e SMR, con l’appoggio esterno di alcuni partiti autonomisti (tra cui ERC, EAJ/PNV ed EHB), indipendentisti (il già citato Junts) e minori.

Il 21 novembre, dopo essere stati annunciati il giorno precedente, i ministri hanno effettuato il giuramento e sono entrati in carica.

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