
La premier socialdemocratica svedese Magdalena Andersson ha annunciato le dimissioni dall’incarico, dopo che il blocco di destra ha rivendicato la vittoria alle elezioni di domenica. Quando sono stati scrutinati il 99% dei voti delle elezioni di domenica, la coalizione dei 4 partiti di destra – Moderati, Democratici svedesi, Cristiano democratici e Liberali – ha ottenuto 176 seggi (uno in più della maggioranza necessaria), contro i 173 del blocco di sinistra guidato dalla premier.
Nei paesi nordici gli svedesi hanno fama di essere diligenti ma noiosi. A riguardo circolano numerose freddure (non sempre particolarmente spassose): “tutto ciò che in Svezia non è vietato è obbligatorio”; “come fa uno svedese a uccidere qualcuno? Gli racconta la storia della sua vita”. Anche la politica svedese di rado spicca per vivacità; come mi raccontava anni fa un politico di Malmö, «se Borgen [noto telefilm a sfondo politico] è ambientato in Danimarca e non in Svezia, ci sarà un motivo».
E tuttavia anche la noia ha i suoi vantaggi. L’Italia, dal crollo del Muro di Berlino a oggi, ha avuto ben tredici diversi presidenti del consiglio; la Svezia sei statsminister: quattro Socialdemocratici (Socialdemokraterna) e due Moderati (Moderaterna, che potrebbero essere definiti liberalconservatori). Il socialdemocratico Göran Persson è rimasto al potere per più di un decennio: ha iniziato quasi due mesi prima del Prodi I, ha finito alcuni mesi dopo l’avvio del Prodi II. Il socialdemocratico Stefan Löfven e il moderato Fredrik Reinfeldt hanno governato per oltre sette anni a testa; lo stesso il socialdemocratico Ingvar Carlsson, statsminister tra il 1986 e il 1991, e poi di nuovo tra il 1994 e il 1996. Nessuno di loro è riuscito a battere il record del socialdemocratico Tage Erlander (ventitré anni consecutivi al potere: dal 1946 al 1969), ma tutti hanno superato Magdalena Andersson, primo statsminister donna della storia svedese, giunta alla guida del paese nel novembre del 2021. Ieri, in pratica.
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