Patrick George Zaki è un attivista egiziano nato il 16 giugno 1991 a Mansura, in Egitto, da genitori di religione cristiana ortodossa copta. Si è laureato in farmacia alla German University del Cairo. In occasione delle elezioni presidenziali egiziane del 2018, Zaki è stato uno degli organizzatori della campagna elettorale di Khaled Ali, avvocato e attivista politico impegnato nella difesa dei diritti umani, che in seguito ritirò la candidatura denunciando il clima di intimidazione[15] e i numerosi arresti dei suoi collaboratori. Zaki ha fatto parte dell’associazione per la difesa dei diritti umani Egyptian Initiative for Personal Rights, con sede a Il Cairo. Nell’autunno del 2019 stava frequentando un master universitario in studi di genere all’Università di Bologna.
Il 7 febbraio 2020, nell’intento di tornare in Egitto per fare visita ai parenti, dopo l’atterraggio all’aeroporto del Cairo alle 4:00 (ora locale; UTC+2) è stato arrestato dagli agenti dei servizi segreti egiziani. Per circa 24 ore non sono trapelate sue notizie né ai familiari né ai media. La notizia del suo arresto è stata divulgata successivamente dall’Egyptian Initiative for Personal Rights, il 9 febbraio.
La polizia egiziana, al contrario, nel verbale d’arresto ha scritto che Zaki è stato arrestato l’8 febbraio ad un posto di blocco nel quartiere Jadyala a Mansura.
I capi d’accusa formulati nel mandato d’arresto sono stati: minaccia alla sicurezza nazionale, incitamento alle proteste illegali, sovversione, diffusione di false notizie, propaganda per il terrorismo. Nello specifico gli sono stati contestati alcuni post su Facebook. Secondo i mezzi d’informazione governativi egiziani, Zaki sarebbe stato attivo all’estero per scrivere una tesi di laurea sull’omosessualità e per incitare contro lo Stato egiziano.
Secondo il suo avvocato, dopo il suo arresto è stato bendato e torturato per 17 ore consecutive con colpi allo stomaco, alla schiena e con scariche elettriche inflitte dalle forze di sicurezza egiziane, oltre a essere stato interrogato riguardo la sua permanenza in Italia, il suo presunto legame con la famiglia di Giulio Regeni e il suo impegno politico, venendo inoltre minacciato di stupro.
La Procura generale di Mansura, al contrario, ha dichiarato di avere constatato lo stato di salute del fermato, affermando che Zaki non palesava ferite sul corpo. Il Procuratore generale dell’Egitto, Hamada el-Sawy, ha negato che Zaki sia stato torturato dalla polizia.










































