Unione elettorale Cattolica Italiana. Fu fondata a Roma nel 1906 da Vincenzo Ottorino Gentiloni, in sostituzione della disciolta Opera dei Congressi, per coordinare le forze cattoliche alle elezioni nazionali. Nel 1909 Gentiloni salì alla presidenza in seguito al motu proprio di papa Pio X, che sanciva l’entrata dei cattolici in politica. L’UECI assunse un atteggiamento di collaborazione con il governo liberale.
Ebbe la possibilità di entrare in Parlamento soltanto nel 1913, in seguito al Patto Gentiloni. L’associazione si sciolse nel 1919 per dar vita al Partito Popolare fondato da Luigi Sturzo.
I Cattolici Conservatori furono un partito, nonché un gruppo parlamentare del Regno d’Italia di ispirazione reazionaria, conservatrice e clericale. Essi furono attivi fin dall’Unità d’Italia come gruppo parlamentare di estrema destra che riuniva in sé i politici cattolici maggiormente conservatrici dell’emiciclo (motivo per cui venivano sovente definiti Estrema destra storica). Nel corso dell’Ottocento si opposero con durezza ai governi liberali della Sinistra Storica, criticando radicalmente la pratica del trasformismo. Negli anni ’90 dell’Ottocento, tuttavia, moderarono le loro posizioni e in seguito entrarono a far parte della maggioranza di governo. Dopo una breve collaborazione con l’Unione Elettorale Cattolica Italiana, nel 1913 essi si costituirono come partito autonomo e alle elezioni politiche di quell’anno ottennero l’1,8%, eleggendo 9 deputati. Entrarono in seguito a far parte della maggioranza di governo guidata dall’Unione Liberale. Nel 1919 i Conservatori cattolici si fusero con gli altri partiti e gruppi politici di ispirazione cattolica, dando vita al Partito Popolare Italiano.
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